Può l'ipnosi costituire tuttora un valido presidio terapeutico?
A cura di Dr. Massimo Fochi
Psicologo-psicoterapeuta
Pubblicato il 22/06/2007
Di Benedetta Rosi
Come il pennello dei pittori, davanti ad una tela nuova, indugia tra le sfumature dei colori, prima di scegliere quella che darà carattere al quadro, così il lapis si aggira sul foglio chiedendo un appiglio, cercando nella mente un’ idea che sia l’ embrione di una poesia, o di un racconto. Quando l’ ha trovata comincia a scrivere. Potrà venire fuori qualcosa di buono, o niente di particolare, magari saranno necessari tanti tentativi ripetuti perché quell’ intuizione catturata prenda corpo e una forma compiuta. Quando tutto è finito però ne nasce una nuova consapevolezza e, senza che me ne sia accorta, facendomi tramite degli stimoli del mondo, rimane poi attaccata alle storie che ne vengono fuori u a parte di me che forse prima non conoscevo io stessa.
Ci si chiede se scrivere, creare qualcosa che prima non c’ era, abbia un carattere femminile. Secondo me sì, ma non solo. E’ certamente parte dell’ essere donna l’ accogliere dentro di sé le emozioni del mondo senza pregiudizi, come un dono, e lasciarle crescere dentro finché non acquistano una vita propria e se ne vanno per la loro strada, quasi personaggi pirandelliani. E tuttavia scrivere non è solo questo: c’ è, inoltre, il desiderio di entrare più a fondo nel mondo, di allungare la mano per coglierne l’ essenza. Essa rimane nascosta dietro le cose, si fa intravedere a tratti e spinge a rincorrerla all’ infinito, rifuggendo dal tentativo di definirla come le tenebre fuggono dalla luce. La creazione in sé non avrebbe senso se non fosse sorretta da questa continua ricerca: non è un atto maschile o femminile ma qualcosa di complesso, di cui cercare, ricevere e donare sono anime complementari senza cui sarebbe impossibile dare alla luce qualcosa di nuovo.
Scrisse Hermann Hesse: “Boccadoro presentiva il segreto della sua natura d’ artista[…]. Intuiva, senza pensiero, col sentimento, che l’ arte era un’ unione del mondo paterno e materno, dello spirito e del sangue”. Uno dei lati dell’ arte è allora forse questo accettare il proprio sé maschile e femminile, questo vedersi come esploratori del mondo e insieme acconsentire ad esserne invasi, perché solo unendo queste due nature contrapposte c’ è la possibilità di capire un piccolo angolo di mondo e raccontarlo poi in una storia.
Benedetta Rosi