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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Sun, 12 Oct 2008 11:39:31 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>I nomi e le feste, i nomi e le date</title>
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	<pubDate>Fri, 27 Dec 2002 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Elisabetta Sandri</dc:creator>
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    <category>onomastica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Giuseppe e Maria, cosi&#8217; natalizi, sono anche i nomi piu&#8217; usati, e vantano molte ricorrenze, non solo il Natale. Il 31 dicembre si identifica con il santo piu&#8217; famoso del calendario, San Silvestro&#8230;</p>
<p>La festa di <a href="http://guide.supereva.it/italiano/interventi/2002/10/123510.shtml">Tutti i Santi</a> coincide con il trionfo dell&#8217;<b>onomastica</b>, di tante storie di santi, e anche di nomi, oscuri e importanti. Del resto l&#8217;evoluzione dell&#8217;onomastica segue sia le vicende della cristianita&#8217; sia dell&#8217;idea di Stato. E non in tutto il mondo si usa il sistema attuale di denominazione, che risale in Italia come in Europa a ragioni di tipo amministrativo e fiscale. Le prime registrazioni notarili risalgono al 1300, e le persone venivano identificate con il nome del padre o del mestiere. In questo modo si codificano i cognomi, insomma nasce la <i>cognomastica</i>&#8230;</p>
<p>Il nome invece e&#8217; legato all&#8217;ambito piu&#8217; intimo e familiare. In molte societa&#8217; il nome vero rimane segreto, perche&#8217; viene considerato una parte vitale della persona, un <b>prolungamento dell&#8217;anima</b>, che cambia man mano che l&#8217;individuo cresce. In certe zone dell&#8217;Africa e dell&#8217;Australia rivelare il nome viene considerato pericoloso, inviso agli spiriti maligni. Nelle societa&#8217; animiste esiste un nome segreto e un nome d&#8217;uso, come cosi&#8217; accadeva per gli Indiani d&#8217;America. Nomi legati al ciclo della natura, ad eventi importanti come battaglie.<br />
Ogni nome pero&#8217; ha un&#8217;anima e un significato anche nella nostra Italia distratta e consumista. I nomi piu&#8217; comuni derivano dalle civilta&#8217; che hanno forgiato la nostra cultura, <b>ebraica, greca e romana</b>. Il nome che veniva assegnato aveva un intento beneaugurante, oppure sottolineava un momento particolare, un auspicio. La <b>Bibbia</b> e&#8217; in questo senso un vero e proprio trattato di onomastica. Isacco, il figlio che arriva inaspettato per Sara ormai vecchia, vuol dire <i>ridere di gioia</i>, ed una gioia piena di stupore e benedizione. Daniele significa <i>giudice</i>, Elisabetta invece <i>Dio e&#8217; il mio giuramento</i>, Anna e&#8217; <i>colei che ha ricevuto la grazia</i>, Maria e&#8217; l&#8217;amata per eccellenza, Giovanni, dato ai figli desiderati, significa <i>Dio ha avuto misericordia</i>. Tra i nomi greci possiamo ricordare Margherita, cioe&#8217; <i>perla</i>, tra quelli romani Antonio, Giulio, tra i germanici Carlo e Luigi. E&#8217; significativo che Maria ricalchi l&#8217;egiziano <i>mrjt</i>, Antonio probabilmente viene dall&#8217;etrusco, Angelo/a sono calchi greci dell&#8217;ebraico <i>mal ak</i>, &#8220;nunzio&#8221;. E Pietro e&#8217; un nome <b>aramaico</b>, la lingua di Gesu&#8217; (da <i>kefa</i>, che vuol dire pietra, e in questo caso la fonte e&#8217; il Vangelo stesso!). </p>
<p>Oggi la gamma di nomi in Italia e&#8217; ampia; fino all&#8217;Ottocento i nomi erano pochi e non molto importanti, lo era di piu&#8217; il <a href="http://guide.supereva.it/lingua_russa/interventi/2002/01/90698.shtml">soprannome</a>, che indicava una caratteristica concreta della persona.</p>
<p>Il Concilio di Trento (1545-1563) aveva stabilito che i neonati dovessere essere battezzati con i nomi di santi, ma oggi sono diffusi nomi che provengono dal cinema e dalla cronaca, e piacciono molto anche nomi di origine anglosassone, indiana, slava. In tempi di passioni politiche piu&#8217; accese, molti nomi tradivano gli ideali dei genitori: c&#8217;erano cosi&#8217; nomi di tradizione anarchica futurista, sovietica&#8230;<br />
Eppure, dando un&#8217;occhiata all&#8217;elenco telefonico, si scopre che i nomi piu&#8217; diffusi sono <b>Maria, Anna e Rosa</b> tra le donne, mentre <b>Giuseppe Giovanni e Francesco</b> trionfano tra i maschi. Complessivamente sono state trovate <b>17000</b> varianti nominali, diecimila per gli uomini e i restanti per le donne. Considerando che prevalgono ancora nomi appartenenti alla tradizione cristiana, la maggior parte degli italiani puo&#8217; continuare a festeggiare l&#8217;onomastico, una tradizione che e&#8217; estesa in tutta l&#8217;Europa e che in alcune culture vale piu&#8217; del compleanno.<br />
Del resto spesso al nome viene legata anche una fetta di destino, di predestinazione. La <b>numerologia</b> assegna al nome e al cognome la capacita&#8217; di individuare la personalita&#8217;. <i>In nomen omen</i>&#8230; senza esagerare.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20021227010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20021227010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20021227010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20021227010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fitaliano%2Finterventi%2F2002%2F12%2F127941.shtml"/></p>
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	<description>Giuseppe e Maria, cosi&amp;#8217; natalizi, sono anche i nomi piu&amp;#8217; usati, e vantano molte ricorrenze, non solo il Natale. Il 31 dicembre si identifica con il santo piu&amp;#8217; famoso del[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Un biglietto d&#039;auguri? No, ti mando un messaggino</title>
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	<pubDate>Fri, 06 Dec 2002 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Elisabetta Sandri</dc:creator>
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    <category>lingua_giovanile</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>E mi faccio accompagnare in questo viaggio dalle acute osservazioni di <b>Stefano Bartezzaghi</b>, apparse su la <i>Repubblica</i> di qualche settimana fa. Gli <b>sms</b> sono davvero un modo di comunicare frenetico, e continuo, un po&#8217; simile alla follia di Herzog, il personaggio del Nobel Bellow affetto da invio compulsivo di lettere. Un po&#8217; quello che accade in un&#8217;aula scolastica la mattina o al centro commeriale in un sabato pomeriggio oppure la notte di Natale o San Silvestro, quando anche le linee magiche dell&#8217;etere si inzuppano di messaggini e si imballano. Lasciamo divagare Bartezzaghi, interpolato dalle mie osservazioni:</p>
<p><i>&#8230;Uno dei modi per interpretare la sigla &#8220;sms&#8221; sarebbe una parafrasi dell&#8217;incipit herzoghiano: &#8220;Se Matto Sono&#8230;&#8221;</p>
<p>Altre interpretazioni possibili sono diffuse in una pagina di un libretto divertente, più giocoso che scientifico, che due psicologi hanno dedicato alla materia (Franco Del Corno, Gianluigi Mansi, <b>SMS Straordinaria fortuna di un uso improprio del telefono</b>, Cortina). Si va da &#8220;Solo Messaggi Stupidi&#8221; del comico Enrico Bertolino al &#8220;Soffro Molto Sentimentalmente&#8221; o a &#8220;Sempre Meno Sesso&#8221; o a &#8220;Scrivimi Maledetta Stronza&#8221; (quest&#8217;ultimo Sembrerebbe Molto Sessista: perché è al femminile?).</p>
<p>In realtà sono solo variazioni popolari che i due autori hanno ascoltato o letto qui e là, mentre la vera sigla sarebbe S<b>hort Messages Service</b>.</p>
<p>Si potrebbe fornire una trattazione completa del fenomeno analizzando semplicemente le tre componenti del nome. Con la prima <b>S</b>, quella di <b>short</b>, si collegherebbe la questione dell&#8217;sms alla più vasta tematica della <b>brevità</b>&#8230; il famoso vincolo dei 160 caratteri, da digitare oltretutto con una tastiera non certo agevole. Entro questi limiti testuali l&#8217;sms diventa un testo compatto, monotematico e si può dire monodimensionale. L&#8217;ironia via sms è ancora più pericolosa della normale ironia. L&#8217;equivoco è sempre in agguato. Le parolette - spesso a tutte maiuscole - si spogliano di ogni sfumatura, anche se l&#8217;ambiguità ritorna a opera delle abbreviazioni: i &#8220;comunque&#8221; che diventano &#8220;cmq&#8221; (una volta voleva dire &#8220;centimetri quadrati&#8221;) o i &#8220;che&#8221; che diventano &#8220;ke&#8221;, e i &#8220;xché&#8221; e le altre forme fantasiosamente sintetizzate. Qui si entra già nell&#8217;area della seconda componente, la <b>M</b> di <b>messages</b>.<br />
La lingua sms è ampiamente gergale, e come prima cosa ha inventato le parole che nominano l&#8217;atto di servirsene: &#8220;messaggiare&#8221;, &#8220;messaggino&#8221;. Molti telefonini hanno inoltre ormai un dizionario che semplifica la scrittura delle parole più frequenti: grande divertimento notare le incongruenze&#8230;</i> e le parole inserite nel vocabolario. Ma con quali criteri? Sotto la r a me appare inevitabilmente ruttare, oppure ghiaccioli e stanghetta&#8230; tutte parole che si inviano di solito in sms&#8230;</p>
<p><i>La lingua sms non è solo corta: è ritmica, ogni invio è una battuta. Probabilmente proprio <b>battuta</b> è la parola-chiave per la comunicazione contemporanea, anche se non bisogna intenderla tanto in senso umoristico quanto in senso musicale. La battuta è uno spazio di espressione: può correlarsi a un contesto, ma non partecipa necessariamente a un dialogo&#8230;</i> Ma la brevità e il ritmo si associano a una grande valenza comunicativa: può essere iterativa e stucchevole, oppure efficacissima. Dagli sms partono risposte fulminanti, rotture, incontri, il suo trillo ha l&#8217;angoscia della presenza-assenza ma anche il filo invisibile come le perle di Arianna o le briciole di Pollicino&#8230;</p>
<p><i>L&#8217;ultima componente dell&#8217;sms è la seconda <b>S</b>, quella che sta per <b>service</b>. Si sa che il concetto di servizio si è allargato fino a occupare un intero settore economico. Quindi economia dentro ed economia fuori: economia del messaggio ed economia del sistema&#8230;</p>
<p>Fenomeno soprattutto, ma non solo, giovanile, i messaggini si sono imposti con molta rapidità nelle abitudini collettive, facendo parlare di <b>ritorno alla scrittura</b>.<br />
Ma qual è il reale funzionamento di questo rilevante sistema simbolico? La parola &#8220;messaggini&#8221; sembra l&#8217;equivalente tecnologico e non dialettale, eppure preciso, dei pizzini,dei bigliettini Oltre all&#8217;ormai sintomatico diminutivo (come in attimino, telefonino, assaggino&#8230;) il punto di contatto è nell&#8217;aspetto di clandestinità. Se il &#8220;servizio&#8221; che ci fa il telefonino - inteso come strumento orale - è di renderci sempre reperibili, quello dell&#8217;sms è di ricordarci i piani paralleli su cui si svolge la nostra vita. Il messaggio d&#8217;amore scritto sotto il banco di scuola, la battuta di spirito che ci raggiunge mentre litighiamo con un cliente sono altrettanti segni dei nostri adulteri esistenziali.</i></p>
<p>Come il più discreto dei maggiordomi, l&#8217;sms raggiunge il destinatario come se fosse scosso da un campanello, anche se a volte è una vibrazione silenziosa o uno scampanio, un accordo di piano (ho sentito perfino un arpeggio di Rachmaninov).</p>
<p><i>Gli sms entrano in un rapporto molto profondo con l&#8217;intimità. Essendo comunicazioni brevi, senza ridondanza, sono facilmente equivocati. Come i lapsus, possono partire in forme non corrette, addirittura verso destinatari sbagliati, e ce ne si accorge sempre troppo tardi. Sono scripta che volant. Sempre un po&#8217; imprudenti e impudenti</i>&#8230;</p>
<p>Insomma, come si faceva prima? Cosa avrebbero fatto Abelardo ed Eloisa con un cellulare? E cosa accadrà quando invieremo mms imprudenti e impudenti alle persone sbagliate?</p>
 
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	</item>
    
	<item>
	<title>RIASSUNTO sulla lingua italiana</title>
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	<pubDate>Wed, 13 Nov 2002 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Elisabetta Sandri</dc:creator>
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    <category>le_origini</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>La famiglia linguistica indoeuropea comprende numerosi idiomi che sono (o sono stati) usati in Europa e in Asia: innanzitutto il greco, e poi le lingue celtiche, germaniche, italiche, e quindi il latino, padre delle lingue romanze, l&#8217;albanese e le lingue traco illiruche, le lingue baltiche e slave; in Asia abbiamo l&#8217;armeno, l&#8217;ittita, il frigio, le lingue dell&#8217;Asia Minore, il tocario e, infine, quelle indoiraniche. Alcune di queste lingue, come quelle dell&#8217;Italia preromana (cioè il venetico, il gallico e l&#8217;osco-umbro), l&#8217;ittita, le lingue anatoliche o il tocario sono scomparse; altre come il greco, documentato dal secondo millennio prima di Cristo, giungono fino ai nostri giorni. La distinzione tra verbo e sostantivo risale alla comune origine indoeuropea e l&#8217;italiano la ricalca dal latino, pur facendo sparire il genere neutro, destinato ai non animati (ma in inglese c&#8217;è, come del resto in russo).<br />
La <b>scomparsa dei casi</b>  (attenzione: le parole italiane derivano quasi sempre dal caso accusativo) e la <b>comparsa degli articoli</b> è senz&#8217;altro la differenza più eclatante tra italiano e latino. Le lingue slave invece mantengono i casi e non hanno l&#8217;articolo (tranne il bulgaro e il macedone che lo hanno acquisito, posposto al nome) ma questo non è un indice certo di arcaicità. Ad esempio le lingue che hanno perduto i casi sono sottoposte a una maggiore rigidità nell&#8217;ordine delle parole.<br />
Un altro fenomeno che accompagna l&#8217;evoluzione delle lingue moderne è quello dei <b>diversi esiti fonetici</b>: tra latino e lingue neolatine è evidente la <b>perdita della quantità vocalica</b>, che ha originato una diversa differenza, quella di apertura vocalica o di timbro, base del <b>sistema a 7 vocali</b> della maggior parte delle lingue romanze e quindi anche dell&#8217;italiano. La caduta della quantità vocalica ha accentuato la perdita dei casi, che basavano sulla quantità (pensate al vocativo e all&#8217;ablativo femminile della prima declinazione) la differenziazione di alcuni casi. Insomma i fenomeni fonetici non sono solo una questione di banale pronuncia. Un altro fenomeno fonetico è quello della <b>palatalizzazione</b> della C e della G, risalente all&#8217;incirca al  V secolo d. C.<br />
Ma se la fonetica in un certo senso si arricchisce, la sintassi - lo si è già visto per i casi, si semplifica: per quanto riguarda la costruzione di un periodo, nelle lingue romanze si preferisce la coordinazione alla subordinazione, quindi scompaiono molte congiunzioni antiche.</p>
<p>Molto interessante è l&#8217;<b>origine degli articoli</b>, che evidenzia non solo fenomeni insiti nell&#8217;evoluzione della lingua parlata ma anche <b>motivazioni culturali</b> legate al passaggio all&#8217;era cristiana: per la traduzione dei testi biblici dal greco, mantenendo quindi un&#8217;aderenza al testo che non era solo rispetto formale ma anche rito religioso, si dovette in qualche modo ricalcare l&#8217;articolo greco con le forme del pronome dimostrativo <b>ILLE</b>. Le forme dell&#8217;articolo indeterminativo derivano invece da quelle del numerale latino <b>UNUS, UNA, UNUM</b>, ecc. Motivazioni socio-culturali sono alla base del cambiamento del lessico: <i>casam</i> al posto di <i>domum</i> riflette i movimenti di spopolamento delle città e il ritorno a una realtà basata principalmente sulle attività agricole. Domum (duomo) diventa l&#8217;illustre casa del Signore. Il lessico del latino volgare è infatti caratterizzato dalla preferenza per termini dotati di concretezza e specificità, oltre che maggiore espressività e corposità fonica.<br />
Per esempio, al latino classico <b>EDERE</b>(mangiare), si è sostituito <b>MANDUCARE</b> che inizialmente aveva il valore di masticare. Altre lingue indoeuropee hanno mantenuto la radice più classica <b>ED-</b>. Il russo, ad esempio, ma anche il tedesco <i>essen</i> e l&#8217;inglese <i>eat</i>. Magari è più facile imparare le lingue scoprendone i meccanismi? <a href="http://guide.supereva.it/italiano/interventi/2002/11/124925.shtml">continua</a></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20021113010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20021113010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20021113010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20021113010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fitaliano%2Finterventi%2F2002%2F11%2F124923.shtml"/></p>
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	</item>
    
	<item>
	<title>Alcune caratteristiche dell&#039;italiano</title>
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	<pubDate>Wed, 13 Nov 2002 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Elisabetta Sandri</dc:creator>
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    <category>lingua_italiana</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://guide.supereva.it/italiano/interventi/2002/11/124923.shtml">precedente</a> Il passaggio dal latino al volgare italiano avviene con più lentezza rispetto ad altri volgari europei: l&#8217;italiano rimane più vicino al proprio modello, inoltre sulla sua formazione influiscono sia i processi che coinvolgono i paesi dell&#8217;Europa centrale (l&#8217;area dell&#8217;<b>Europeo Medio Standard</b>) sia quelli che coinvolgono la sua appartenenza all&#8217;area mediterranea. Così l&#8217;italiano si colloca molto vicino all&#8217;EMS per alcuni parametri (<b>tipo linguistico fondamentalmente flessivo, costruzione della frase relativa</b> che sono due punti fondamentali dell&#8217;eredità linguistica indoeuropea) se ne allontana per altri (<b>la mancanza di un ordine rigido delle parole, la non obbligatorietà del soggetto espresso</b>). Queste due caratteristiche, insieme ad altri fenomeni di tipo sintattico, morfologico e fonologico, fanno parte di una più ampia <b>lega linguistica del Mediterraneo</b>, che contiene anche <a href="http://guide.supereva.it/italiano/interventi/2001/08/58618.shtml">lingue non indoeuropee</a>. Un esempio di <a href="http://guide.supereva.it/italiano/interventi/2002/11/124926.shtml">prestito lessicale</a> è quello del latino <i>castrum</i> che arriva sino all&#8217;arabo <i>al qasr</i> passando per lo spagnolo <i>alcazar</i> ma altre caratteristiche sono più importanti:</p>
<p><b>lo sviluppo di relazioni sintattiche specificative, grammaticalmente il soggetto del verbo transitivo e intransitivo sono gli stessi, l&#8217;articolo determinativo è importante e differenziato, presenta almeno due generi per i sostantivi.</b></p>
<p>A <b>livello fonologico</b> caratteristica dell&#8217;area è anche quella di presentare sistemi vocalici privi delle cosiddette vocali turbate, come la U francese (il francese viene considerato una lingua mediterranea ma ha caratteristiche che lo rendono più simile all&#8217;EMS, ad esempio l&#8217;obbligo del soggetto pronominale espresso). Queste vocali turbate appartengono per esempio ai dialetti italiani settentrionali, più vicini al francese, ma <b>non</b> appartengono al greco, alle lingue slave meridionali, <a href="http://guide.supereva.it/lingua_russa/interventi/2001/09/63855.shtml">alle lingue semitiche</a> (tutte le varietà dell&#8217;arabo, ebreo e maltese), allo spagnolo, al portoghese, al rumeno, all&#8217;albanese e al turco, anche se questa lingua proveniente dalle steppe mongoliche arriva tardi sulle sponde del Mediterraneo.</p>
 
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	<description>precedente Il passaggio dal latino al volgare italiano avviene con più lentezza rispetto ad altri volgari europei: l&amp;#8217;italiano rimane più vicino al proprio modello, inoltre sulla sua[...]</description>
	
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	<title>Prestiti italiani</title>
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    <category>italiano_saperne_di_piu_</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Non è l&#8217;unico fenomeno perche&#8217; esistono anche i <b>calchi</b> (come <b>IL</b> finesettimana, da week-end) oppure il trasferimento in blocco di parole straniere - una sorta di prestito non adattato: esempi dall&#8217;inglese sono praticamente quotidiani, specie nella lingua degli affari, ma la moda e la cucina ci hanno lasciato termini francesi, il linguaggio della storia e della filosofia parole tedesche, giapponesi, russe eccetera.<br />
Molti prestiti sono riconoscibili, altri un po&#8217; meno. Ad es. la bistecca non ha origine nel Chianti (per i toscani la bistecca e&#8217; solo con l&#8217;osso!!) ma dall&#8217;inglese <i>beefsteak</i>&#8230; Certi prestiti inoltre sono stati assolutamente necessari, perche&#8217; designavano cose nuove: il caso di <a href="http://guide.supereva.it/italiano/interventi/2001/11/78737.shtml">caffè</a> (dal turco), patata (termine della lingua parlata ad Haiti e giunto in italiano tramite lo spagnolo), zero (dall&#8217;arabo; il sistema di numerazione romano non prevedeva lo zero).</p>
<p>Ma anche l&#8217;italiano ha veicolato i propri prestiti (e oggi ne veicola di nuovi, grazie all&#8217;<a href="http://guide.supereva.it/italiano/interventi/2002/10/120394.shtml">influenza del Belpaese</a> in molti campi). Nel passato numerose colonie di italiani si stabilirono a <b>Bisanzio</b> (amalfitani, pisani, genovesi, ma soprattutto veneziani) e favorirono l&#8217;espansione degli italianismi verso oriente, soprattutto attraverso il <b>neo-greco</b>. Tramite il <b>francese</b>, sono giunti nell&#8217;Europa del Nord non pochi termini marinareschi d&#8217;origine italiana. Dall&#8217;italiano, per esempio, giunge in francese <b>tramontana</b>, e il termine ha il valore generico di &#8220;vento del Nord&#8221; in inglese e in molte altre lingue dell&#8217;Europa settentrionale; ma anche in croato, perche&#8217; le lingue dell&#8217;Europa balcanica hanno risentito, soprattutto lungo le coste, della dominazione veneziana.</p>
<p>Un&#8217;altra curiosità riguarda la parola fiorino, unità monetaria di molti paesi (Ungheria, Austria, Olanda). Il termine deriva dal <b>fiorino d&#8217;oro</b>, coniato a Firenze nel 1252, e divenuto moneta di riferimento nell&#8217;intera Europa. E se in Belgio, Inghilterra e Francia, banchiere si dice <i>lombard</i> (a Londra nella City c&#8217;e&#8217; la Lombard Street) è perchè dall&#8217;Italia settentrionale (non solo Lombardia, anche perchè come sapete questa parola deriva dalle popolazioni longobarde) arrivavano i migliori affaristi e maneggiatori di denaro del Rinascimento.</p>
<p>Italia paese di navigatori (e banchieri) ma anche di poeti  e artisti: <b>sonetto</b> per la poesia e <b>fresco</b> (con il valore di &#8220;affresco&#8221;) hanno fatto il giro del mondo. E Italia come paese di corti, cortigiani (in tutte le accezioni) e guerrieri (soldato, caporale, colonnello, casamatta ecc.). Il Rinascimento italiano ha infatti regalato al mondo culturale il concetto di cortigiano, accolto in spagnolo, francese e tedesco anche nella forma femminile cortigiana, destinata ben presto ad assumere il senso dispregiativo odierno. Italia terra di cuochi (i <b>maccheroni</b> girano l&#8217;Europa ben prima dell&#8217;odierno boom della pasta, così come <b>mortadella</b> in francese e <b>vermicelli</b> in francese e inglese; risale alla fine del Settecento-primo Ottocento la fortuna di confetti, che in certe lingue vanno a designare altre prelibatezze, i <i>konfety</i> russi sono cioccolatini ripieni) di esteti (e&#8217; italiano il <b>profumo</b>) e di giornalisti&#8230; Arriva fino in Russia la parola <i>gazzetta</i> per quotidiano, anche se la parola deriva da una moneta veneziana di bassa lega&#8230;</p>
<p>Ma la maggioranza degli italianismi nelle altre lingue riguarda la <b>musica</b>: un centinaio penetrano perfino in giapponese. I musicisti italiani, a partire dalla seconda metà del XVI secolo, compongono e suonano in tutta Europa.  Il &#8220;famigerato&#8221; Antonio Salieri a Vienna ebbe allievi del livello di Beethoven, Schubert e Liszt.<br />
Un contributo decisivo alla diffusione dell&#8217;italiano come lingua della musica viene poi dalla grande fortuna dell&#8217;opera lirica, che dalla Francia arrivò nei principali teatri e corti europee: gli autori dei libretti erano italiani, spesso celebri poeti come Metastasio o Da Ponte, un ebreo convertito e giramondo, famoso come librettista di Mozart . E forse per questo che tutti gli stranieri si innamorano della musicalità dell&#8217;italiano?  Non solo i musicisti contribuscono alla diffusione dei prestiti ma anche gli artigiani degli strumenti, in primo luogo i liutai: ocarina, violoncello, violino, pianoforte (che è stato inventato alla fine del Seicento da un italiano); sugli spartiti anche oggi si trovano parole italiane (barcarola, cantata, capriccio, fantasia, fuga, madrigale, sinfonia, sonata, aria da suonare adagio, allegro, brio, largo presto, legato, staccato,  da riempire di trilli&#8230; da cantare con l&#8217;ausilio di soprani e tenori).</p>
<p>Finiamo con un saluto: <b>ciao</b>, di origine veneziana, dalla pronuncia dialettale di <a href="http://guide.supereva.it/lingua_russa/interventi/2002/05/103142.shtml">slavo</a>, e quindi schiavo), che da Napoli si è diffusa rapidamente prima in Italia e poi all&#8217;estero.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20021113010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20021113010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20021113010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20021113010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fitaliano%2Finterventi%2F2002%2F11%2F124926.shtml"/></p>
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	</item>
    
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	<title>Le feste di novembre</title>
	<link>http://guide.supereva.it/italiano/interventi/2002/10/123510.shtml</link>
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	<pubDate>Wed, 30 Oct 2002 01:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Elisabetta Sandri</dc:creator>
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    <category>ricerche</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Come si legano quindi feste e ricordo dei morti, il mondo dei vivi e quello dell&#8217;aldila&#8217;? Anticamente presso i Celti l&#8217;anno druidico si chiudeva proprio con il 31 ottobre. Cominciava l&#8217;inverno, il raccolto delle mele era finito, e prima di abbandonarsi al buio e al gelo la popolazione si concedeva alle sfrenatezze della notte di Samain, il Dio delle Tenebre. Come ogni Capodanno che si rispetti, i banchetti erano accompagnati da balli, falo&#8217;, riti propiziatori. Le saghe nordiche sono piene di miti e avventure che avvengono nella notte di Samain (detta anche Hallo&#8217;ween, come dire, la festa delle zucche non arriva dall&#8217;America come la Coca Cola&#8230;), in particolare, in questa notte i morti tornavano sulla terra per far visita ai vivi. I morti per i popoli piu&#8217; primitivi avevano un aspetto ambivalente, potevano essere benevoli o dispettosi, da qui la necessita&#8217; di offrire sacrifici per placare la loro ira, mascherandosi da angeli, diavoli, e fantasmi di ogni sorta per esorcizzare la paura. La pietas cristiana trasformera&#8217; questi rituali in preghiera e suffragi.<br />
Il Capodanno aveva un alto valore simbolico, la notte di festa doveva essere affrontata con  spirito puro, liberandosi da tutti i bagagli inutili per predisporsi al cammino del nuovo anno. Spogliarsi e rinnovarsi come gli alberi nudi d&#8217;inverno. I riti della natura che accompagnano la vita degli uomini, potenza del rituale che si ritrova anche nei versetti dell&#8217;Apocalisse che si leggono durante la festa di Tutti i santi: <i>Hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell&#8217;Agnello</i> (Ap. 7,21) L&#8217;idea del sacrificio sembra accompagnare conseguentemente la giornata successiva di commemorazione ed espiazione per la salvezza delle anime.<br />
Come arrivano i riti celti nell&#8217;Europa mediterranea? Sono i Romani, che arrivando in Britannia nel I secolo, sposano il rito dei druidi con la festa della loro dea Pomona, la divinita&#8217; dei frutti, a cui si offrivano mele in sacrificio per propiziare la fertilita&#8217;. Questo rituale misto tra i propositi per il nuovo anno, i falo&#8217; e le maschere resistette anche all&#8217;avvento del Cristianesimo.<br />
La Chiesa con papa Gregorio II nell&#8217;835 decise di sovrapporre alla tradizione pagana la festa di Tutti i santi, celebrata secondo il calendario il 13 maggio. Successivamente, alla fine del millennio, si decise di accompagnare questa festa con la commemorazione dei defunti nella giornata del 2 novembre. La pieta&#8217; popolare invece continuo&#8217; per memoria storica ad assimilare i due riti ed oggi la visita ai cimiteri rimane il ricordo piu&#8217; vivo, perlomeno in Italia, delle feste pagane e cristiane.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20021030010000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20021030010000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20021030010000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20021030010000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fitaliano%2Finterventi%2F2002%2F10%2F123510.shtml"/></p>
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	<description>Come si legano quindi feste e ricordo dei morti, il mondo dei vivi e quello dell&amp;#8217;aldila&amp;#8217;? Anticamente presso i Celti l&amp;#8217;anno druidico si chiudeva proprio con il 31 ottobre.[...]</description>
	
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	<title>Globalizzazione all&#039;italiana</title>
	<link>http://guide.supereva.it/italiano/interventi/2002/10/120394.shtml</link>
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	<pubDate>Fri, 04 Oct 2002 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Elisabetta Sandri</dc:creator>
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    <category>l_italiano_nel_mondo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>La <b>lingua di Dante</b> e&#8217; fra le cinque più studiate al mondo. Alle spalle dell’inarrivabile inglese, e ancora considerevolmente lontana dal francese. Quasi alla pari, invece, con tedesco e spagnolo.<br />
I ricercatori della Sapienza, guidati da Tullio De Mauro, hann condotto un’inchiesta negli <b>88 istituti di cultura italiana all’estero</b>, documentando l’esistenza di circa <b>50 mila studenti</b> iscritti ai corsi. Ripartiti in modo ineguale nei vari continenti, ma complessivamente in forte avanzata. Tutto questo trascurando colpevolmente, secondo me, gli studenti iscritti a molte altre scuole, prime fra tutte quelle della Societa&#8217; Dante Alighieri.</p>
<p>La notizia viene diffusa durante la <b>settimana ufficiale</b> in cui si celebra <a href="http://guide.supereva.it/cgi-bin/sendurl.cgi?id_mg=807&#038;banner=GUIDE.ISTRUZIONE.LINGUE.ITALIANO&#038;ug=/italiano&#038;pg=supereva&#038;ud==http://www.esteri.it/archivi/arch_eventi/schede/14/schedainfo.htm">la lingua italiana nel mondo</a>, con videoconferenze e dibattiti in molte capitali, spettacoli teatrali e proiezioni, cerimonie e testimonianze, oltre a varie mostre.<br />
La domanda sorge spontanea (scusate la citazione) perche&#8217; l&#8217;italiano ha tanto successo se perfino in Italia<br />
si canta in inglese,  se i titoli dei film americani non si traducono e una banca italianissima pretende di far pronunciare le sue iniziali all’anglosassone? Come se, nota Fertilio un intero paese abitato in gran parte da esterofili sostanzialmente ignoranti di lingue straniere, si sentisse continuamente in colpa?</p>
<p>Naturalmente essere una delle lingue più studiate (in cinque anni le iscrizioni ai corsi su scala mondiale sono aumentate quasi del <b>40 per cento</b>) non significa <b>più parlate</b>. E’ ovvio infatti che, in termini assoluti, lingue come il russo, l’arabo o il cinese superano l&#8217;italiano. Ma quel che conta davvero è l’<b>attrazione</b> esercitata da una lingua al di fuori dei suoi confini: è qui, anche grazie alla preparazioni degli insegnanti e al buon rapporto con gli allievi, che l&#8217;italiano fa passi da gigante.</p>
<p>Che cosa spinge una casalinga giapponese o uno studente australiano a imparare la lingua di Dante? Un tempo, solo il fascino culturale, musicale e artistico della nostra antica civiltà. Oggi, rilevano i ricercatori della Sapienza, contano la <b>spendibilità sociale</b> e la possibilità di lavorare con ditte italiane. Ma non è tutto. Sarà meglio rivedere certi giudizi sulla globalizzazione, dal momento che l’inglese sta provocando un &#8220;effetto traino&#8221; positivo su altri idiomi, il nostro in prima fila. Come già aveva avvertito Tullio De Mauro, il dominio anglo-americano insomma sta relegando in posizione subalterna tutti gli altri, consentendo all’italiano di guadagnare posizioni e prestigio rispetto a francese, tedesco, spagnolo. Si sta consolidando all&#8217;estero il mito della <b>bella Italia</b>nonostante la politica italiana non se ne sia accorta sinora&#8230;</p>
<p>L’idea che, soprattutto dal Rinascimento in poi, mette in relazione l’Italia e l’italiano al <b>bello</b> ha trovato in questi ultimi decenni un riscontro concreto ed economicamente molto significativo nel grande successo all’estero dei prodotti italiani, specialmente nei settori dell’abbigliamento, dell’arredamento e più in generale dei beni di lusso, contribuendo a diffondere un’immagine ricca di prestigio dell’Italia e della sua lingua. Le principali strade delle grandi capitali, da Berlino a New York, a Tokyo, a Sydney, sono gremite di insegne con nomi italiani; la moda e gli stilisti italiani fanno da tempo concorrenza a quelli francesi; il design italiano è il più apprezzato e ammirato.<br />
Così se da un lato possiamo incontrare persino in Finlandia negozi come <i>Monte Napoleone</i> (moda maschile), <i>La Felicità</i> (parrucchiere) o <i>Zanzara</i> (moda femminile), più di una casa automobilistica giapponese ha dato nomi italiani alle proprie autovetture: <i>Carina, Corolla, Concerto</i>.<br />
È ancor più notevole l’utilizzo di termini o frasi in italiano nella comunicazione pubblicitaria vera e propria, perché mostra come <b>la lingua italiana possa veicolare valori positivi</b> e quindi promuovere un prodotto: un esempio è lo slogan in neerlandese adottato qualche anno fa da una nota marca di automobili, nel quale era stata inserita la parola italiana <b>amore</b> (<i>Amore, op het eerste zicht</i> = Amore a prima vista) o il gioco di parole su <i>Solo/sole</i> con riferimento alla notissima canzone italiana <i>O sole mio</i> proposto per una margarina.</p>
<p>E una clamorosa conferma viene dall&#8217;articolo di Repubblica, che riferisce la situazione tedesca citando direttamente il quotidiano tedesco <i>Frankfurter Allgemeine</i><a href="http://guide.supereva.it/italiano/interventi/2002/10/120395.shtml">continua</a></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20021004020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20021004020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20021004020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20021004020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fitaliano%2Finterventi%2F2002%2F10%2F120394.shtml"/></p>
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	<description>La lingua di Dante e&amp;#8217; fra le cinque più studiate al mondo. Alle spalle dell’inarrivabile inglese, e ancora considerevolmente lontana dal francese. Quasi alla pari, invece, con tedesco e[...]</description>
	
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	<title>Proletari di tutto il mondo, spaghettizzatevi!</title>
	<link>http://guide.supereva.it/italiano/interventi/2002/10/120395.shtml</link>
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	<pubDate>Fri, 04 Oct 2002 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Elisabetta Sandri</dc:creator>
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    <category>l_italiano_nel_mondo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://guide.supereva.it/italiano/interventi/2002/10/120394.shtml">precedente</a> Il titolo dell&#8217;articolo del <i>Frankfurter Allgemeine</i> e&#8217; a mio parere splendido: <i>Spaghettisiert euch</i>, spaghettizzatevi!</p>
<p>Rovescia con questo neologismo la triste nomea degli italiani  <i>macaroni&#8217;</i> che emigravano dal proprio paese in cerca disperata di un lavoro. Il giornalista Dirk Schuemer <b>celebra lo stile italiano</b>, in un&#8217;epoca che sta vivendo <i>un nuovo Rinascimento in cui gli italiani sono maestri del saper vivere</i>. Unici al mondo, dopo la guerra, a conservare la propria identita&#8217;, rilanciando un <b>logo assolutamente globale</b>, quello che recita Italia. Non solo pizza o moda o vino, i suoni dell&#8217;italiano sono stati adottati in Germania perfino da marche automobilistiche che hanno chiamato le loro auto <i>Bora</i> o <i>Scirocco</i>. Se l&#8217;America e&#8217; rimasta l&#8217;unica superpotenza, l&#8217;<b>Italia e&#8217; la superpotenza della qualita&#8217; della vita</b>.<br />
C&#8217;e&#8217; un detto in Germania <i>Gli italiani ci stimano ma non ci amano, noi non li stimiamo ma li amiamo</i> ma a giudicare da questo articolo sembra che i tedeschi abbiano imparato ad amare gli italiani. I tedeschi e non solo, se e&#8217; vero che i danesi del film di Lone Scherfig, <i>Italiano per principianti</i>, realizzano il loro sogno linguistico italofono <a href="http://guide.supereva.it/italiano/interventi/2002/05/102942.shtml">innamorandosi a Venezia</a>&#8230;</p>
<p>Gli elogi di Schuemer sono sperticati e questo potra&#8217; stupire gli italiani assediati da inflazione, traffico e varie disfunzioni. Proprio oggi ho letto in un forum che a Milano gli affitti costano quanto a New York ma gli stipendi sono rimasti italianissimi&#8230;</p>
<p>Ma leggere quello che ha pubblicato il <i>Frankfurter Allgemeine</i> puo&#8217; essere consolante: <i>La Italian way of life non ha avuto bisogno di arsenali atomici o bombardieri per imporsi, non deve poggiarsi su una rete di basi militari per diffondersi&#8230; La vera Leitkultur globale viene dall&#8217;Italia&#8230; senza bisogno di pressioni politiche o dell&#8217;appoggio della CIA, la pizza e&#8217; preferita ovunque a qualsiasi hamburger&#8230; e ovunque l&#8217;apertura del primo ristorante italiano segna lo sbarco della civilta&#8217;</i>.<br />
Gli italiani hanno saputo mantenere e conservare la loro identita&#8217; in qualsiasi parte del mondo, non si sono integrati nel melting pot americano come altri immigrati europei, dopo la guerra non si sono convertiti in toto all&#8217;America come tedeschi e giapponesi&#8230; Viene da dubitare, certo, ma Schuemer cosi&#8217; giustifica il suo pensiero: <i>Da Schroeder a Kofi Annan, i potenti del mondo vestono italiano&#8230;Non basta: provate a vendere cioccolatini o altre leccornie in Germania senza dar loro nomi italianeggianti&#8230;</i></p>
<p>Una pubblicita&#8217; tedesca di un&#8217;acqua minerale dice: <i>Qualunque lingua parliate, vivete in italiano</i>. E in effetti il consumo di acqua minerale e&#8217; tipicamente <b>Italian way of life</b>&#8230; Se gli immigrati hanno portato la pizza dappertutto, i turisti italiani hanno invaso il mondo con le loro bottigliette d&#8217;acqua, convertendo gli altri popoli alle delizie della minerale no gas.<br />
Questo e&#8217; sicuramente un indice di cambiamento e di benessere per il Belpaese. Da terra di emigranti a mito culturale, ma anche Goethe gia&#8217; era incantato dall&#8217;Italia&#8230; I rapporti Italia-Germania sono una storia nella storia. Ed e&#8217; buffo che oggi, quando e&#8217; la Germania di Schroeder che piu&#8217; si oppone ai disegni di Bush, sia l&#8217;Italia l&#8217;esempio da contrapporre all&#8217;americanizzazione del mondo. L&#8217;Italia il cui governo e&#8217; sempre e comunque dalla parte di Bush. E <a href="http://mynews.supereva.it/supereva/supereva.istruzione.italiano">voi cosa ne pensate</a>?</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20021004020000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20021004020000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20021004020000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20021004020000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fitaliano%2Finterventi%2F2002%2F10%2F120395.shtml"/></p>
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	<description>precedente Il titolo dell&amp;#8217;articolo del Frankfurter Allgemeine e&amp;#8217; a mio parere splendido: Spaghettisiert euch, spaghettizzatevi!
Rovescia con questo neologismo la triste nomea degli[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Parole parole parole solo parole?</title>
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	<pubDate>Thu, 26 Sep 2002 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Elisabetta Sandri</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/italiano/interventi/2002/09/119482.shtml#comments</comments>
    <category>il_fascino_delle_parole</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>I <b>romantici tedeschi </b> si dilettavano a inventare delle regole per scoprire i riflessi nascosti nelle parole; <b>Rimbaud</b> sognava il <b>colore</b> delle vocali, mosche nere nella <b>A</b>, candore di tende e vapore nella <b>E</b>, labbra rosse nella <b>I</b>, cieli e mari verdi nella <b>U</b>, raggi blu e violetti nella <b>O</b>&#8230;<br />
Insomma, le parole non sono solo belle da ascoltare e leggere ma anche <b>da guardare</b>.</p>
<p>I <b>codici medioevali</b>, i <b>carmi figurati</b> di Porfirio Ottaziano, l&#8217;inventore del genere, i capolavori di Durer, Rabelais e Giordano Bruno, i disegni di Blake, le opere della tradizione <b>ermetica</b> e <b>cabalistica</b>, i <b>calligrammi</b> di Apollinaire, le <b>parolibere futuriste</b>, i manifesti sovietici degli anni Trenta, gli esperimenti recenti della <b>poesia concreta</b>.<br />
Il calligramma, che vede alleati <b>poesia e disegno, parole e pittura</b>, fu plasmato dai <b>poeti alessandrini</b>, che nelle loro poesie visive scrivevano i versi in forma di ali, altari, scuri, strumenti musicali. Questo esercizio divenne sempre piu&#8217; ricercato e prezioso tra il Cinquecento e il Seicento; il <b>Barocco</b> esalto&#8217; questo genere elaborando conchiglie, labirinti, cupole, organi, fiori, cuori per poesie d&#8217;occasione e celebrazione.<br />
Chiaramente la <b>tecnica</b> tende a prevalere sul valore effettivo delle poesie e il Settecento razionalista condanno&#8217; gli orpelli eccessivi e l&#8217;adulazione cui il calligramma si prestava presso le corti dei potenti. Eppure il fascino esplosivo del calligramma, la sua funzione celebrativa hanno contagiato anche gli autori delle moderne <b>pubblicita&#8217;</b>. Pensate alla fantasia e alle azzeccate associazioni di <i>Al Cacone</i> e le altre verdure!</p>
<p>Perche&#8217; il carme figurato ha avuto cosi&#8217; tanta fortuna fino al Novecento? La <b>forza della parola</b> sta anche nella possibilita&#8217; di superare il limite del dire, e nel diventare forma visibile di qualcosa che non si puo&#8217; esprimere altrimenti. Anche le <b>formule della magia</b> si sono servite della forma occulta delle parole: trasmutare un verbo, ricomporlo secondo nuovi significati nell&#8217;anagramma o nell&#8217;acrostico erano modi per trasformare il disegno del mondo, delle cose o degli affetti. I <b>poeti rinascimentali</b> emulavano forme magiche di piramidi e sfere. La <b>cabala ebraica e le grandi opere di teosofia</b> hanno sempre cercato profitti spirituali dal disegno nascosto delle parole. I <b>versi intessuti</b>, dalla vocazione spirituale, cioe&#8217; da poesie inscritte su un testo gia&#8217; esistente ed evidenziate con l&#8217;uso di inchiostri colorati, rendono visibili sia il poema sia il disegno (il corpo di Cristo e gli strumenti della sua Passione). Le <b>poesie barocche</b> a forma di tromba, mandolino, lira non sono solo meri esercizi metrici ma si confondono in strumenti che rendono visibili le voci musicali del poema.<br />
Altrove sono delineate <b>funzioni</b> di diverso tipo, come la vocazione amorosa (il sonetto di Marino <i>Oh che dolce sentier</i> forgiato sul corpo dell&#8217;amata dai seni in giu&#8217;) o la vocazione polemica (un madrigale di Marino che rappresentando il suo pensiero si atteggia in forma di corna contro un avversario poetico). </p>
<p>Il <b>Novecento</b> riscopre questo genere in quanto <b>poesia potenziata</b>, ideale per gli scopi delle avanguardie storiche. Il limite estremo e&#8217; quello delle parolibere dei futuristi, che rappresentando il disordine delle parole tendono ad eliminare l&#8217;<i>io poetico</i> e lasciare il posto all&#8217;<b>ossessione lirica della materia</b>. E Apollinaire con il suo calligramma <i>Piove</i> ci lascia con il ticchettio della pioggia che tintinna in obliqui versi verticali.</p>
 
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	<description>I romantici tedeschi  si dilettavano a inventare delle regole per scoprire i riflessi nascosti nelle parole; Rimbaud sognava il colore delle vocali, mosche nere nella A, candore di tende e vapore nella[...]</description>
	
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	<title>Attualità dell&#039;analisi logica</title>
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	<pubDate>Tue, 24 Sep 2002 02:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Elisabetta Sandri</dc:creator>
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    <category>lingua_italiana</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Molti di noi si ricordano, frugando nella memoria scolastica, che il complemento oggetto è quella cosa che viene dopo il verbo, risponde alla domanda <i> chi? che cosa? </i> e in latino si traduce con l&#8217;accusativo.</p>
<p>Quest&#8217;affermazione contiene tre errori:</p>
<p>primo: <b>non sempre il complemento oggetto viene dopo il verbo</b>;</p>
<p>secondo: <b>non tutto quello che viene dopo il verbo è complemento oggetto</b>;</p>
<p>terzo - ma più importante di tutti: <b>se stiamo parlando di lingua italiana, cosa c&#8217;entra l&#8217;accusativo</b>?<br />
Un&#8217;analisi logica intesa in questo modo ha due gravissimi vizi di nascita, avendo la sua <b>base</b><br />
in un insegnamento che risale alle <b>categorie di Aristotele</b>. Inoltre non ha mai affrontato la questione fondamentale di <b>distinguere le strutture logiche del pensiero dalle forme grammaticali</b> in cui queste vengono espresse.</b></p>
<p>L&#8217;analisi logica manca quindi essenzialmente di chiarezza logica se rimane un <b>elenco meccanico</b> di complementi: <i>di chi, di che cosa, a chi a che cosa</i>&#8230;. Di qui i molteplici complementi di stato / moto a luogo, la distinzione tra complemento d&#8217;agente e complemento di causa efficiente ecc. Tutte cose che non servono assolutamente a capire <b>come funziona la lingua italiana</b>. Quest&#8217;analisi logica piace agli alunni pigri - proprio perché non è logica, non costringe alla fatica di pensare. Qual è la conseguenza? Un esempio pratico:</p>
<p>nella frase <i>mi piace (chi? che cosa?) la cioccolata</i>, cioccolata è complemento oggetto (<b>SIC!</b>).</p>
<p>Come si può smontare una tale convinzione?</p>
<p>Rovesciamo il punto di partenza presentando un esercizio: fate l&#8217;analisi della seguente frase, <i>La casa andò a fuoco</i></p>
<p>Un&#8217;analisi logica tradizionale ci  insegna che:</p>
<p>la casa = <i>soggetto</i></p>
<p>andò = <i>predicato verbale, verbo intransitivo di moto ecc</i>.</p>
<p>a fuoco = <i>complemento di moto a luogo</i> (sicuri? No, facciamo <i>moto a luogo figurato</i>).</p>
<p>È giusto? È sbagliato? Né giusto né sbagliato. Se non vi piace il moto a luogo, chiamiatelo complemento di incendio, o complemento di sfiga. Non cambia granché; il guaio è che nessuna delle tre soluzioni ci fa fare un passo avanti nel definire l&#8217;utilità della nostra analisi. </p>
<p>Il problema è che <b>la lingua procede in modo sequenziale</b>, per usare un&#8217;eleganza moderna, cioè mettendo una parola dopo l&#8217;altra; ma <b>il pensiero procede in modo gerarchico</b>, cioè secondo una serie di <b>nessi logici</b>, in cui non conta ciò che viene prima e ciò che viene dopo, ma che <b>legame</b> si stabilisce fra i vari passaggi. E <b>proprio di questa differenza di procedere dovrebbe occuparsi l&#8217;analisi logica</b>.</p>
<p>Torniamo al nostro esempio e proviamo a guardare una serie di frasi con il verbo andare:</p>
<p><i>l&#8217;esame è andato male</i></p>
<p><i>le cose sono andate lisce/storte</i></p>
<p><i>la casa andò completamente distrutta</i></p>
<p><i>la casa andò a fuoco</i></p>
<p>Uno studente che ha studiato ci spiegherà che:</p>
<p>andare = <i>predicato verbale</i>; male = <i>complemento avverbiale di modo</i>;<br />
sono andate = <i>verbo copulativo</i>; lisce (storte) = <i>complemento predicativo del soggetto</i>; andò distrutta = <i>predicato verbale</i> con un verbo transitivo passivo (andare qui è un ausiliare, e l&#8217;espressione equivale a <i> fu distrutta</i>, <i>venne distrutta</i> ecc.)</p>
<p>Ma osserviamo. In tutti i casi, il verbo andare non ha evidentemente il significato di moto, bensì <i> trovarsi in una certa condizione come conseguenza di una trasformazione</i>. Al di là della nomenclatura dei complementi, dei verbi che transitano ecc. ci troviamo di fronte ad una <b>struttura della lingua italiana che può assumere molteplici forme</b>, ma alla base ha la stessa <b>idea metaforica</b> di un verbo di moto che esprime il risultato di una vicenda.</p>
<p>A che serve dunque  l&#8217;analisi logica?</p>
<p>Per prima cosa ci offre la terminologia senza ricorrere agli alberi della frase, alle espansioni, alle imitazioni delle<br />
<i>flow chart</i> sulle pagine di informatica. Deve essere però<b> più analitica e un po&#8217; più logica</b>, e non un repertorio di formule meccaniche.</p>
<p>Si metta quindi al bando la serie dei <i>chi? che cosa?</i>, e si badi invece ai rapporti fra i componenti della frase, a partire dal verbo; si rinunci ad una minuziosa classificazione dei complementi, e ci si concentri sul funzionamento e sull&#8217;evoluzione delle strutture fondamentali della lingua; si abbandoni l&#8217;idea che la lingua italiana e la sua analisi debbano avere come modello la grammatica e la sintassi latina. Lasceremo perdere i soggetti che subiscono e i verbi che transitano, per concentrarci sulle <b>relazioni fra la struttura logica del pensiero e la struttura grammaticale del linguaggio</b>.<br />
Questa soluzione è ottima nello studio <b>contrastivo</b> ed aiuta gli studenti nello studio delle lingue straniere e perfino nello studio del latino&#8230;</p>
 
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