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Latino

L'ultimo sproloquio sulle lingue classiche

A cura di Taras66

Pubblicato il 19/01/2001

Opinabili dichiarazioni di Silvio Berlusconi sulla funzione delle lingue classiche

INTERVENTO 180101

 

Berlusconi: più inglese, meno greco

Cari amici,

Un recentissimo exploit (si fa per dire!) dell’ineffabile Silvio, a proposito del latino e greco nelle scuole italiane, ha suscitato non poche perplessità non solo fra i docenti, ma persino fra gli studenti e le loro famiglie.

Ormai è diventata una consuetudine dei nostri politici, parlare ( o sparlare) di tutto e di tutti, spesso a vanvera, pur non avendone, in molti casi, la competenza necessaria.

Il collega M. Palone, sulla mailing-list DWSup-Lettere, ha ripreso la notizia riportata dal quotidiano IL SOLE 24ORE; notizia che volentieri sottopongo al giudizio di voi amici, che avete il senno e il giudizio necessari per valutare queste uscite estemporanee di chi dovrebbe esercitare un severo controllo su quanto viene espresso durante importanti riunioni, rimbalza sui media con conseguenze talvolta poco piacevoli. Ascoltate, quindi, se non avete già direttamente attinto la notizia e , come diceva quel tale in televisione, "meditate, gente, meditate!"

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da Il Sole 24 Ore

Sabato 13 Gennaio 2001

Berlusconi: più inglese, meno greco

Più inglese, più Internet e meno greco. Conversando con i giornalisti a Berlino il capo dell'opposizione Silvio Berlusconi ha affrontato l'argomento dei programmi scolastici, dando alcuni suggerimenti che acquisterebbero notevole peso, se dovesse diventare capo del Governo.

Secondo Berlusconi bisogna dare maggiore spazio all'inglese e alle nuove tecnologie, a scapito degli insegnamenti tradizionali: "Il greco, per esempio, potrebbe essere insegnato solo per due anni, sufficienti per imparare la grammatica, le declinazioni e conoscere le nozioni fondamentali. Lo dico io - ha aggiunto il leader di Forza Italia - che sono un grecista, che leggevo e declamavo poesie in greco che io stesso scrivevo".

Le parole di Berlusconi hanno suscitato immediate polemiche. Mentre Umberto Eco le ha sostanzialmente approvate, Maurizio Bettini, ordinario di Filologia classica all'Università di Siena, ha detto che mettere l'inglese e l'informatica in concorrenza con lo studio del greco significa non capire il ruolo della scuola nella formazione dei giovani. L'ex ministro dell'Istruzione Luigi Berlinguer auspica una maggiore preparazione nelle lingue moderne e nell'informatica, ma senza limitare lo studio delle materie umanistiche: "La cultura classica deve attraversare tutta la scuola non essere cancellata".

In serata Berlusconi ha corretto il tiro, precisando: "Non ho detto che si devono fare due anni, e che poi il greco deve sparire. Ho pensato e parlato solo delle traduzioni. Poi c'è la storia della letteratura". E ha spiegato come sono nate le sue riflessioni: "Ne ho discusso con mia figlia, che sta studiando il greco, con i suoi compagni di scuola e i suoi professori. Era opinione diffusa che fosse opportuno impiegare in altre direzioni il tempo dedicato alle traduzioni. E lo dico pur avendo sempre sottolineato la supremazia della cultura classica, che va mantenuta nelle scuole".

La traduzione, tuttavia, è universalmente riconosciuta come una delle attività che sviluppano maggiormente l'intelligenza. Nella formazione della persona, (è bene che lo sappia il Berlusca!) inglese, informatica e greco (come il latino, il russo o il tedesco) hanno funzioni diverse: complementari, non alternative.

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Non aggiungo altro.

Vittorio Todisco

Guida di Latino

Vtodisco@supereva.it

 

 

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