economia news e media viaggi informatica internet salute e benessere int rattenimento e spettacolo sport tempo libero istruzio ne e formazione arte cultura scienza

Vita pubblica e privata a Roma

I Romani ed il culto dei morti. Lemuri, Lari e Mani

A cura di Taras66

Pubblicato il 07/05/2005

I Romani avevano un rispetto molto profondo per i loro defunti, ai quali erano riservate anche delle feste e delle celebrazioni che duravano parecchi giorni. Una di queste era la festa detta LEMURALIA o LEMURIA, che cadeva proprio nel mese di maggio.

foto intervento

Lemuri, Larve e Mani: i Romani e gli spiriti dei defunti

I Romani avevano un calendario ricchissimo di feste e celebrazioni di vario tipo, lungo tutto il corso dell'anno. Anche il mese di maggio (1) rientrava fra i mesi in cui non mancavano le occasioni per festeggiare vittorie e sconfitte, vivi e morti, e così via. Si, anche i morti, non è una battuta fuori luogo la mia. Ed infatti per ben cinque giorni si festeggiavano gli spiriti dei defunti, i cd. Lemures, da cui Lemuria (2) il nome della festa stessa. I giorni stabiliti erano il 7, 9, 11, 13 e 15 maggio. In origine il termine Lemures designava gli spiriti dei defunti, sia buoni che malvagi, ma più tardi passò ad indicare solamente quelli malvagi, ossia i fantasmi che perseguitavano i viventi. Nel corso della giornata festiva rimanevano chiuse le porte dei templi, mentre il pater familias si aggirava nel cuore della notte a piedi nudi per la casa, lanciando fave tutto intorno, per liberarla appunto dai lemures. Queste notizie ci vengono da Ovidio ( Fasti V 419 sgg.). I Lemures (o Lemuri) avrebbero avuto anche il nome di Manes (3) in epoca più tarda.

I Lemures (Larvae) possono anche essere state anime che non riescono a trovare riposo a causa della loro morte violenta. Esse vagano in mezzo ai vivi perseguitando le persone sino a portarle alla pazzia. Ai Lemures si facevano riti propiziatori durante il mese di maggio; nel mese di febbraio, invece, durante le feste Parentalia o Feralia, il 18 e il 21, i discendenti offrivano dei piatti con vivande agli spiriti benevoli dei loro antenati.

Anche S. Agostino ci riporta notizie circa le credenze dei Romani e, in particolare essi ritenevano che dopo la morte degli uomini le loro anime diventavano spiriti, col nome di Lares se spiriti buoni, Lemures (o Larvae) se cattivi, Manes (Mani) se indefinibili. Su questo argomento c'è un ampio discorso nel "De civitate dei" (IX 11 sgg.) con ampi riferimenti anche al pensiero platonico.


1. cfr. "ABOUT.COM " per un utile calendario con l'indicazione dettagliata delle feste di ciascun mese dell'anno. Per maggio vedi: http://ancienthistory.about.com/library/bl/bl_maycalendar.htm

2. cfr. "LACUS CURTIUS", voce Lemuralia (Lemuria), ricca di citazioni e riferimenti: http://penelope.uchicago.edu/Thayer/E/Roman/Texts/secondary/SMIGRA*/Lemuralia.html

3. Numerose sono le opere latine nelle quali sono riportati episodi in cui gli spiriti dei defunti (Manes) occupano un posto di rilievo. Vedi, per esempio, il lungo episodio dell' Asino d'oro di Apuleio (VIII 8-14) nel quale una donna, Carite, sogna il marito ucciso che le svela l'identità dell'assassino, l'amico Trasillo .

I link correlati all'argomento

Vuoi essere aggiornato sulle novità della guida?

Feed RSS XML vostro feed RSS