A cura di Taras66
Pubblicato il 07/06/2005
Normalmente si parla del "Ladino" come una lingua uguale al Latino vero e proprio. In effetti c'è una stretta parentela fra le due lingue, ma esse non coincidono esattamente.
CHE DIFFERENZA C'E' FRA LADINO E LATINO? COSA SONO LE LINGUE ROMANZE?
Normalmente si confonde il latino con il ladino ; cioè non ci si rende conto che esiste invece una bella differenza fra le due lingue, anche se la parentela in effetti esiste. Tanto per fare chiarezza in questo campo, devo partire dal concetto di lingue romanze , cioè lingue che sono derivate da un unico ceppo: il latino. Qualcuno, a questo punto, potrebbe chiedere: che rapporto c'è fra latino e ladino? e perché ci sono lingue chiamate
"romanze "? Anzitutto il termine "romanze" deriva da "romano", quindi ha a che fare con la prolungata presenza romana nei territori dove tali lingue hanno avuto origine. In sostanza c'è alle spalle tutta una storia di evoluzione linguistica attraverso i secoli, che è avvenuta gradatamente, non da un giorno all'altro. E' sostanzialmente lo stesso processo naturale che avviene in seno a tutte le lingue; è avvenuto in passato con il latino, il greco, il sanscrito eccetera, ma avviene ancora oggi con l'italiano e tutte le lingue del mondo.
Si
sa che Roma al culmine della sua espansione, quando i confini del suo
impero si erano estesi al massimo, aveva diffuso fra i popoli conquistati le sue
leggi e le istituzioni proprie della sua gente; tuttavia insieme alle
leggi, Roma aveva portato anche la lingua, cioè il latino. Il latino,
dunque, col tempo arrivò a diventare la lingua universale in un'area molto vasta
dall'oriente ad occidente, dal nord al sud. Contemporaneamente si ebbe un
fenomeno in virtù del quale il latino in maniera graduale andò a
fondersi con la lingua parlata in origine dai popoli assoggettati al suo
dominio, creando inizialmente una sorta di lingua mista che poi si trasformò
quasi totalmente in latino.
Partiamo dalla storia di Roma e delle sue conquiste.
L'Italia, il Portogallo odierno, la Spagna, la Francia (l'antica Gallia), le regioni orientali, come l'attuale Romania, furono tutte interessate da un tale fenomeno che durò per moltissimi anni, fino a quando, cioè, l'impero romano non decadde e si ebbe la frantumazione in diversi stati e nazioni indipendenti, non più amministrate dai funzionari romani, ma dai propri funzionari. Si ebbe, in definitiva, per quanto riguarda la lingua, il processo inverso; il latino, non più considerata lingua ufficiale, tanto che mentre per secoli uno spagnolo era stato in grado di comprendere e parlare con un abitante della Romania, o con un residente in Francia, ora iniziava a parlare una lingua diversa, cioè una lingua in cui riaffioravano lentamente le varie lingue nazionali, lingue definite dai glottologi "di sostrato" o substrato. Quindi le lingue di origine non erano scomparse completamente, ma erano rimaste quasi comgelate, per così dire, e ritornavano a nuova vita dando così origine ad una lingua del tutto nuova. Ora, il latino, la lingua parlata dai Romani e diffusa in tutto l'impero, dava la sua impronta indelebile a queste nuove lingue chiamate "romanze", perché derivate dalla lingua di Roma, come ho già detto. Tutto chiaro? Spero di sì. Comunque, per avere un'idea precisa ed una prova tangibile del processo evolutivo che ogni lingua subisce attraverso i secoli, basta dare un'occhiata ad un testo di qualche secolo fa, anche semplicemente riportandosi al secolo scorso, all'800 o agli inizi del '900. Ne emerge una enorme differenza con l'italiano moderno! E tale differenza è anche in parte al fatto che c'è un continuo processo di arricchimento del patrimonio linguistico in seguito alla introduzione di termini nuovi, provenienti dalla Francia, dall'Inghilterra, dall'America ecc. In breve, un autore del passato, magari anche lo stesso Manzoni, uno dei padri della nostra lingua, resuscitando si troverebbe sicuramente a disagio, quasi uno straniero nei confronti della nuova lingua che è venuta fuori da anni di cambiamenti e trasformazioni, grazie a vari influssi, come la stampa, la radio, la televisione, i contatti sempre più stretti e frequenti con altri paesi.
Bene, dopo questa necessaria premessa storica, passiamo al "ladino". Che cosa è il ladino e dove viene parlato? Alla prima domanda rispondo immediatamente, dicendo che il ladino rientra esattamente fra quelle lingue romanze di cui si è parlato prima, ossia il risultato di una fusione operata fra una lingua locale, diffusa nel nord Italia, ed il latino. Per la risposta alla seconda domanda cedo la parola alla organizzazione "SCRIN" che si sta occupando della lingua ladina, adoperandosi online per la valorizzazione della cultura e delle tradizioni ladine, che costituiscono un patrimonio del nostro paese.
"Il ladino dolomitico (o ladino centrale; ca. 30.000 parlanti) costituisce la porzione centrale di un sistema linguistico più vasto che comprende altresì la parte del Canton Grigioni (Svizzera) dove si parla il romancio (o ladino occidentale: ca. 40.000 parlanti), e la regione Friuli, con il friulano (o ladino orientale: oltre 700.000 parlanti).
Le tre aree rappresentano la parte residuale di un più vasto territorio romanzo che un tempo si estendeva dalle sorgenti del Reno all’Adriatico, successivamente ridotto e frazionato a causa delle migrazioni di popoli e degli influssi linguistici provenienti dalla pianura
padano-veneta
."
Per avere notizie più ampie e dettagliate sul gruppo SCRIN, con sede a Trento, e le sue varie attività, vi segnalo il link che vi porta una pagina molto esauriente sull'argomento "ladino", dal punto di vista storico, geografico e culturale. La segnalazione mi è pervenuta a cura del magazine "Sophia"..