UN ALTRO GIULIO CESARE IN EDICOLA

Ritorna nella collana Biblioteca Storica de IL GIORNALE, abbinato all’omonimo quotidiano, un volume dedicato a Giulio Cesare. L’autore, Christian Meier, docente di Storia Antica presso l’università di Monaco di Baviera, è già noto agli studiosi italiani, grazie alla pubblicazione dell’opera avvenuta circa un anno fa, inserita nella collana storica della Garzanti Editore. In verità ci troviamo di fronte ad un ponderoso saggio storico di oltre 500 pagine, che sostanzialmente rientra nello schema classico delle biografie, nella traduzione di M. Gabriella Gatti e Manuela Prandi, con la supervisione di Giuseppe Zecchini. Avevo preannunciato una recensione di questo volume già da qualche settimana, incuriosito dalla buona accoglienza che il volume ha ricevuto negli Stati Uniti, così come testimoniano varie favorevoli recensioni che ho avuto occasione di leggere online qualche tempo fa.
Ora che è apparso addirittura in edicola, per di più ad un prezzo molto accessibile, poco meno di 6 euro, il volume merita una lettura ed una analisi molto accurata, se non altro per un esame comparativo fra le diverse scuole, quella tedesca del Meier, quella italiana di Luciano Canfora, che abbiamo avuto occasione di analizzare la scorsa settimana con il suo Giulio Cesare. Per la precisione ne resta ancora una da prendere in esame, cioè il Giulio Cesare del francese Jerome Carcopino, un illustre antecedente che, tuttavia, pur essendo più datato rispetto alle prime due opere, conserva tuttora un suo fascino particolare, per nulla intaccato dal tempo. Rimane infatti un classico della storiografia, un punto di riferimento obbligato, di cui parleremo a suo tempo.
Il volume del Meier ha indubbiamente un suo stile particolare che si differenzia notevolmente da quello di Canfora. Quest’ultimo infatti ha un andamento discorsivo molto agile ed allettante per il lettore, nonostante il carattere per nulla divulgativo dell’opera, anzi si direbbe più tendente alla esposizione critica e ragionata dei fatti, con una impostazione giornalistica, frutto del suo costante impegno nel campo della pubblicistica. Insomma il lavoro di Canfora appare più vicino ad un lavoro di indagine giornalistica che a quello di un docente serio e affermato per le sue ricerche precise e documentate nel campo della storia. Il lavoro del Meier ha tutt’altra impostazione e posso dire che si avvicina moltissimo alla tradizione tedesca della storiografia tutta basata su fatti e dettagli minuziosi, frutto di ricerche approfondite, e nulla rimane in sospeso: tutto ha una sua spiegazione logica. Ed è forse questo gusto del dettaglio che ha indotto Canfora a pronunciare un giudizio tanto pesante, ma non irriverente, nei confronti del Meier, citando questo lavoro nella sua bibliografia. “Torrenziale e disorientante” sono i termini usati dal Canfora. “Torrenziale” sicuramente nel senso che ciascun capitolo è molto ricco di dati, riferimenti, citazioni di fonti, giudizi critici; una ricchezza che l’autore ha di proposito riversato nella biografia. Ed io penso alla figura di Catone, alla quale l’autore dedica uno spazio molto ampio, tanto da costituire una biografia di per sè, accanto a quella di Cesare. Altri capitoli ai quali il Meier dedica molto spazio, sono quelli dedicati alle campagne di Gallia ed alle guerre civili. Infatti essi si prolungano parecchio in una descrizione minuziosa e dettagliata, come si è detto, di fatti e personaggi. Sembra che l’autore miri ad esporre tutto nel modo più esauriente possibile, in modo da non lasciare zone d’ombra nella sua ricerca ed esposizione. Insomma si nota lo sforzo costante dello studioso serio che non vuole assolutamente essere accusato di superficialità o di incompletezza. Personalmente io la vedo così la sua impostazione.
Dalla prima all’ultima pagina del suo lavoro, il Meier ci presenta un rigoroso metodo di ricerca mediante il quale perviene a giudizi pienamente condivisibili, perché guidato da una logica ferrea, oculata e direi anche equilibrata. E’ in fondo un metodo di lavoro che non tutti forse apprezzano o condividono, ma che in sostanza fa parte di una certa categoria di studiosi che non possiamo definire aridi, né con la testa fra le nuvole, per dirla in parole povere. Sono studiosi senza dubbio concreti e realistici nel loro lavoro, come del resto lo testimonia lo stesso linguaggio che non ha niente di accademico o di altisonante, anzi tutt’altro. Un’opera, questa del Meier, che non è fine a sé stessa, ma possiamo inquadrarla come opera di ricerca profonda che offre agli studiosi, agli studenti ed ai lettori colti moltissimi spunti e suggerimenti per la conoscenza del nostro passato. In conclusione non è un caso che questa biografia di Cesare abbia riscosso tanto favore nei paesi anglosassoni. Evidentemente lo stile del Meier si adatta benissimo alla esperienza ed alla forma mentis tipica di questi paesi, per la concretezza e l’aderenza alla realtà.
Taras66









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