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Riviste e giornali

Assurdo! I docenti chiedono che la loro scuola venga chiusa

A cura di Taras66

Pubblicato il 04/05/2006

Sembra un assurdo, ma in realtà i docenti di una scuola pubblica di Berlino sono stati costretti a chiedere alle autorità la chiusura della scuola per l'impossibilità di frenare la violenza e l'indisciplina degli studenti. Le cause di una situazione così drammatica sono da ricercare fondamentalmente nel degrado del quartiere in cui la scuola si trova ad operare, i cui abitanti sono in maggioranza immigrati con scarse o addirittura nessuna possibilità di lavoro. Altro grave problema che acuisce l'insofferenza e l'intolleranza degli studenti, la scarsa dimestichezza con la lingua tedesca. Insomma tutto il mondo è paese, se pensiamo alle scene quasi quotidiane di violenza nei quartieri degradati di Napoli, Roma o Milano. L'inviato di EPHEMERIS ci presenta un panorama della situazione che fa presupporre un'estensione di casi analoghi in tutto il paese.

Magistros Berolinenses petivisse, ut schola sua clauderetur

I docenti di una scuola di Berlino chiedono la chiusura dell'istituto

 

Questo articolo di cronaca berlinese ci presenta la situazione abbastanza drammatica di una scuola ubicata nella periferia della città, e per di più in una zona abitata in prevalenza da immigrati stranieri - Arabi e Turchi, li chiama il corrispondente di EPHEMERIS - dove evidentemente confluiscono vari problemi che, sovrapponendosi, moltiplicano ed accrescono la precarietà generale di base.

 

In particolare il giornalista dà ampio risalto alla incapacità dei figli di immigrati di esprimersi correttamente nella lingua del paese che li ospita, da cui il disagio dei giovani nello stabilire un rapporto di parità con gli abitanti. In sostanza qui esistono tutte le condizioni per il sorgere di un vero e proprio complesso di inferiorità collettivo che sfocia in atti di insofferenza, intolleranza, rabbia contro tutto ciò che circonda questi giovani immigrati. Una reazione, se vogliamo, non dissimile da quella esistente nelle periferie degradate di tante nostre città, come Milano, Roma, Napoli, Bari ecc.

 

Il quadro che ci presenta il corrispondente di EPHEMERIS, dunque, non è per noi una novità assoluta, ma è la normale risultante di una serie di fattori concomitanti che contribuiscono a creare in clima di disagio, di intolleranza verso tutto ciò che è ordine, disciplina, rispetto per le cose e per le persone: povertà, mancanza di lavoro, scontro razziale di gruppi diversi per lingua e cultura. Quindi ecco la violenza gratuita, gli atti di teppismo, il disprezzo per tutto ciò che circonda questi giovani. Le cronache dei nostri giornali sono ricche di questi episodi, e sono sotto gli occhi di tutti. Ma qui in Germania, a Berlino, c'è questo fattore particolare che rende ancora più difficile la convivenza degli immigrati con la popolazione locale: la lingua. Del resto anche in altri paesi della comunità europei, tra cui l'Olanda, il problema si è presentato con tale drammaticità da costringere il governo olandese ad emanare di recente delle norme abbastanza restrittive per gli immigrati, fra cui l'obbligo di imparare la lingua, allo scopo di favorire l'integrazione con la popolazione locale e l'inserimento nella comunità, nei posti di lavoro.

 

Il reportage di EPHEMERIS mette a nudo dunque un problema abbastanza diffuso su buona parte del nostro pianeta e, possiamo dire, soprattutto nei paesi più industrializzati, che sono i più ricercati dalle masse di immigrati in continua crescita che aspirano ad una dignitosa sistemazione.


schule

Magistri scholae cuiusdam Berolinensis, de violentia discipulorum desperantes (1), epistulam ad senatum urbis scripserunt, qua petiverunt, ut schola clauderetur (2). In ea epistula inter alia narraverunt nonnullos magistros non iam audere (3) docere, nisi telephonum portabile ad manum haberent – „ut celeriter auxilium advocare possint". Discipulos ianuas pedibus frangere, vasa quisquiliarum pro pilis habere, imagines a parietibus avellere, libros necessarios vix umquam in scholam afferre questi sunt (4). Scripserunt discipulos magistrorum iussus pro nihilo habere, violentiam suam et malam famam scholae suae gloriari, scelestissimum quemque quasi exemplum aemulari.

 

Schola illa sita est in parte urbis, ubi plerumque pauperes habitant, multi incolae labore carent (5) neque viae tutae sunt a violentia adulescentium. 83 centesimae discipulorum peregrini sunt, linguae Germanicae parum periti, quorum greges saepe inter se pugnant. „Arabes", aiunt magistri, „Turcos terrent vexantque, Germani discipuli omnibus odio (6) sunt et interdum male Germanice loquuntur, ut dissimulent (7) se Germanos esse." Directrix scholae iam complures menses aegrotat, quare difficultates etiam magis auctae sunt.

schule

 

Neque tamen senatus multum auxilium praebuit: Totum mensem epistula neglegebatur, donec in actis diurnis Berolinensis „Der Tagesspiegel" articulus de ea publicatus est. Senator Böger, qui res scholares urbis Berolini curat, non nisi ex eo articulo de epistula magistrorum certior factus est (8). Qui deinde nonnullos dies scholam a custodibus publicis (sive astynomis) custodiri iussit (9), duos psychologos – alterum Arabem, alterum Turcum – illuc misit novumque directorem designavit.

 

In omnibus actis diurnis Germaniae et in televisione nunc disputatur, quomodo tales difficultates, aliis scholis haud ignotae, solvi possint (10): alii systema scholare funditus mutandum, alii liberos peregrinorum a quinto anno aetatis linguam Germanicam docendos, alii peregrinos violentos ex Germania expellendos arbitrantur (11).

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Interim discipuli scholae illius timent, ne propter malam famam scholae suae iam nulla spes laboris inveniendi eis restet (12). Postulant, ne solum mala de eis narrentur, et accusant diurnarios televisiariosque, quorum nunc magna turba scholam circumdat: nonnulli enim discipulis pecuniam obtulerunt, ut quam terribillimas fabulas de vita scholari narrarent vel inter se pugnarent. Multi discipuli turbam diurnariorum moleste ferunt; nonnulli valde irati lapidibus eos petiverunt, papyrum stilosque eis eripuerunt et vehementer clamantes eis persuadere (13) conabantur scholam suam non minus placidam tranquillamque esse quam multas alias scholas Berolinenses – quod fortasse verum est, nam et in aliis scholis magistri desperant...Ex multis actis diurnis et nuntiis televisionis concoctum

 

Scripsit Caecilia Koch - 10/04/2006 16h28

COMMENTO STILISTICO-GRAMMATICALE


1. de violentia...desperantes = despero de+ablativo (disperare di qualcosa)

2. petiverunt ut...clauderetur = peto ut + congiuntivo (chiedere che venga chiuso)

3. narraverunt...magistros ... audere = narro + accusativo + infinito (raccontare che i docenti non osano)

4. questi sunt = queror + accusativo + infinito (verbum affectuum) lamentarsi di

5. labore carent = careo + ablativo di privazione (essere privo di...)

6. omnibus odio sunt = costruzione del doppio dativo (dativo di effetto+svantaggio) sono motivo di rancore per tutti

7. ut dissimulent = prop. finale (per nascondere)

8. de epistula...certior factus est = certior fieri de aliqua re ( essere informato di qualcosa)

9. scholam...custodiri iussit = iubeo+accusativo+infinito passivo (manca la persona alla quale si dà un ordine) ordinò di chiudere la scuola

10. disputatur...quomodo solvi possint = si discute in che modo si possa risolvere (prop. interrogativa indiretta)

11. mutandum...docendos...expellendos arbitrantur = arbitror +infinitive +gerundivi (ritengono che si debba cambiare...insegnare...espellere)

12. timent ne...restet = timeo ne (si teme che avvenga una cosa che non si desidera) temono che non rimanga alcuna speranza di trovare lavoro

13. eis...persuadere = suadeo (persuadeo) + dativo della persona

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