Il papa in visita ad Auschwitz

La recente visita del papa al campo di sterminio di Auschwitz e Birkenau è da considerare un evento straordinario per varie ragioni, non ultima che in questa occasione proprio un tedesco deprecasse con tanta energia gli eccidi compiuti dal suo popolo. L'inviato di EPHEMERIS ci presenta una cronaca semplice, ma efficace della visita. Ovviamente il tutto in perfetto latino.

papa_ad_auschwitz

Il papa visita il campo di prigionia
ad Auschwitz

Questo straordinario evento, avendo un significato molto grande,
sia dal punto di vista storico sia umano, non poteva passare inosservato agli
occhi del mondo. Il cronista del giornale online EPHEMERIS ci
presenta questa visita con una eccezionale semplicità di
mezzi espressivi, rifiutando drasticamente qualsiasi orpello retorico, ma al
contrario, manifestando una forte emozione, testimoniata dal risalto dato
alla citazione delle parole di Benedetto XVI, “mihi
huc erat veniendum
, meum
est successoris Iohannis Pauli II et filii Germani populi,
coram veritate et iure omnium qui hic passi sunt, coram Deo ipso
“(io
avevo l’obbligo di venire qui; è mio compito, in qualità di successore
di Giovanni Paolo II, nonché di figlio del popolo tedesco, di fronte alla verità e
al diritto di tutti coloro i quali in questo luogo hanno sofferto, di fronte
a Dio stesso). Parole, queste, di grande sensibilità morale e civile, che vanno
al di là dei
soliti rituali celebrativi di norma privi di reale partecipazione personale.

Apprezzabile l’obiettività del cronista riferendo le
voci ed i commenti sulle parole del papa: nec “defuerunt
qui censuerint minime oportunum esse iterum in locis illis quendam Germane
loqu
i” (né sono mancati
coloro i quali hanno ritenuto che non fosse assolutamente opportuno che
in quei luoghi ci fosse di nuovo qualcuno che parlasse il tedesco). Significativa
peraltro la foto che ritrae l’ingresso del papa nel campo di sterminio, dove
la scritta in ferro battuto che ha fatto il giro del mondo, ARBEIT
MACHT FREI
(il
lavoro rende liberi), suona palesemente come una beffa nei confronti delle
migliaia di prigionieri vittime delle atrocità perpetrate in questo
campo.

Pontificem
Auschwitz campos captivitatis visitare

Papa ratzinger
Pontifex Romanus Benedictus XVI campos
captivitatis apud vicos Polonos Auschwitz et Birkenau visitare constituit:
haec fuit illi mansio suprema primum per Poloniam iter facienti. Qui pedibus
celebres cancellos quibus inscribitur “laborem
liberare
” (ut in imagine aspicis) transire voluit, qua centena millia
miserorum, plerumque Iudaeorum, immani et saevae morti appropinquare coeperunt.
Ibi convenit pontifex, ut filius Germani populi - ita se ipsum appellavit -,
ante Auschwitz suppliciorum murum cum aliquot hominibus qui viventes inde superfuerunt,
orationes Deo elaturus. Deinde cellas gasificationis Birkenau visitavit, ubi “mihi
huc erat veniendum, - inquit - meum est successoris Iohannis Pauli II et filii
Germani populi, coram veritate et iure omnium qui hic passi sunt, coram Deo
ipso”. Ibi sermonem habuit, quo impietatem nazistarum aperte denutiavit,
postquam ipsum cubiculum vidit ubi presbyterus catholicus Maximilianus Kolbe
mortem obiit, suam vitam pro captivo quodam patre familias offerens. Nuntius
pontificis Ioachim Navarro-Valls patefecit visitationem camporum minime propositam
esse, sed ipsum Benedictum confirmavisse “se Auschwitz se non conferre
nequire”. Adolescens Iosephus Ratzinger socius Iuventae nazisticae fuit;
nec defuerunt qui censuerint minime oportunum esse iterum in locis illis quendam
Germane loqui.

Antequam campos internecionis visitaret, allocutus erat pontifex fideles Wadovice
(ubi Iohannes Paulus II ortus est) et Cracoviae.

Scripsit Herimannus Novocomensis - 28/05/2006 21h10

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Pubblicato il lunedì 05 giugno 2006 in: Riviste e giornali

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