A cura di Taras66
Pubblicato il 07/11/2006
"Cosa e come mangiavano gli antichi romani?" rientra fra quelle domande che sono ormai consuete e ripetitive, tale e tanta è la curiosità che emana da questo mondo che è lontano da noi dal punto di vista temporale, ma è più vicino di quanto si creda comunemente. Ed ecco un libro che getta luce sul nostro passato, mettendoci a contatto con la tavola dei ricchi commensali, i Cesari appunto, ma anche della gente comune. Pasti, pietanze, ingredienti vari, ricette e quant'altro la fantasia dei cuochi e, diciamolo pure, la borsa dei ricchi consentiva di creare ed offrire al pubblico. Un libro che si legge tutto d'un fiato per la leggerezza con cui è stato scritto, pur esponendo fatti e contenuti notevoli per avvicinarci alla storia e alla vita quotidiana che si svolgeva nella antica Roma attorno ad una tavola imbandita.
CIBI E LUXUSDI ROMA IMPERIALESAPORI, VIZI E MISTERIDELLE LIBAGIONI DEI CESARI
| ||||
|---|---|---|---|---|
|
Presentando questo libro mi approprio volentieri delle parole di Nicolantonio D'Orazio, della cattedra di Scienza dell'alimentazione della università di Chieti, per il quale questo è un "manuale utile sia allo studioso, sia a chi si diletta a leggere e a curiosare. Questo libro, però, si fa apprezzare ancor più per la sua struttura, per il taglio squisitamente culturale e per la multidisciplinarietà con le quali riesce a compiere un percorso trasversale nella gastronomia, nei riti e nel repertorio degli ingredienti necessari per il confezionamento delle vivande apiciane".
Non si può dare torto al docente che si esprime in questo modo, perché effettivamente il volume può essere classificato come un libro di divulgazione di ottimo livello. Ed infatti i riferimenti agli autori latini sono abbastanza frequenti, perché in questo campo non è possibile inventare nulla che non sia attestato da autori ed opere del tempo. Apicio in primis, com'era ovvio, data la popolarità di cui gode ancora oggi l'autore di un famoso ricettario. Ed infatti il discorso prende l'avvio proprio da questo personaggio, intorno al quale l'autore si diffonde con notevole ampiezza, presentando dettagli e particolari che francamente non mi era mai capitato di attingere in varie altre fonti da me consultate in passato.
Dopo questo excursus sulla vita di Apicio l'autore presenta i capitoli successivi, che vi riassumo qui di seguito:
- ALIMENTI, ABITUDINI E CURIOSITA' - DIETA, IGIENE E QUALITA' DELLA VITA - IL CULTO DOMESTICO - TIPOLOGIA DEL TRICLINIUM - L'INSTRUMENTUM DELLA MENSA - LA CENA DI TRIMALCIONE - LA CENA DI NASIDIENO - I PASTI - I DOLCI E LA FRUTTA - IL FORMAGGIO, ALIMENTO DEGLI DEI E VANTO DEI VESTINI - IL SALE, LE SPEZIE E LE ERBE - IL PANE: CIBO DEGLI UOMINI, DONO DEGLI DEI... - IL VINO: SORSO DI VITA, CONFORTO NELLA MORTE - IL GARUM, LA "CLEOPATRA DELLE SALSE" - I SATURNALI: STUPRI E VIOLENZE IN NOME DI BACCO - LA CUCINA "AVVELENATA" E LA FINE DELL'IMPERO - GLI INGREDIENTI DEI ROMANI - ASSAGGI "APICIANI" - GLOSSARIO GASTRONOMICO
Risulta evidente, dalla ricchezza degli argomenti trattati, la cura posta dall'autore nell'entrare nel vivo della materia, cura testimoniata abbondantemente dai frequenti richiami a fatti e personaggi, con cui il discorso viene rafforzato senza ricorrere al piglio cattedratico, ma sempre con la leggerezza tipica del giornalista. Ecco forse il merito principale che si può attribuire a questo libro. Infatti queste note sono in sostanza degli approfondimenti che non appesantiscono il discorso, ma lo sostengono in modo intelligente con interventi discreti, con una voce "fuori campo", come si dice nel gergo televisivo. Ecco, quindi, un esempio pratico di quella che viene definita "buona divulgazione" che risponde al requisito fondamentale di esporre fatti, idee, personaggi senza funambolismi retorici o pseudo-letterari o pseudo-scientifici.
In questo libro forse qualcuno potrebbe lamentare la mancanza di un apparato critico o di una bibliografia. Ma qui si pretenderebbe dal libro e dall'autore ciò che in effetti l'autore non ha voluto dare, cioé il tono cattedratico di cui sopra, per cui il libro sarebbe indirizzato ad una elite di lettori privilegiati, lasciando da parte, invece, un'ampia massa di lettori non-specialisti che apprezzano il linguaggio semplice e le idee e i fatti esposti con la massima chiarezza di linguaggio. Tutto qui. L'autore, a mio giudizio, in base a questi criteri ha raggiunto l'obiettivo che si era proposto, cioè avvicinare i lettori al mondo del passato che non è affatto morto e dimenticato, ma al contrario è vivo e vegeto più che mai. |