L'acustica degli anfiteatri greci e romani
A cura di Taras66
Pubblicato il 21/03/2007
Normalmente si dice che un ambiente chiuso, e a maggior ragione un ambiente aperto, qual è un anfiteatro, piccolo o grande che sia, ha un'ottima acustica quando gli spettatori riescono a seguire senza alcuna difficoltà voci, dialoghi e suoni provenienti dal palcoscenico o dal fondo dell'ambiente. Questo era un pregio particolare degli anfiteatri dei Greci e dei Romani. Un equipe di ricercatori operante presso l'università di Sheffield è riuscita a ricostruire i principi fisici applicati dagli antichi costruttori. Finalmente è stato svelato un segreto che ha appassionato intere generazioni di studiosi. Ne dà notizia un estratto apparso sulla rivista New Scientist.
Il problema dell'acustica negli anfiteatri degli
antichi Greci e Romani
Un
articolo apparso giorni fa sul settimanale New
Scientist ha affrontato e discusso un problema risolto all'incirca 2000
anni fa dai Greci e dai Romani, cioè quello importantissimo dell'acustica, che
ancora oggi è un elemento di primaria importanza per rendere i teatri e le sale
da concerto, le chiese e persino le normali sale per riunioni, convegni
eccetera, adatti a far giungere distintamente al pubblico le voci degli attori,
dei presentatori e di chiunque si presenti sul palcoscenico per recite,
spettacoli musicali, conferenze o altro. I risultati di un lavoro di ricerca
compiuto da una equipe di esperti di acustica dell'università di Sheffield, U.K.
sulla tecnica costruttiva di sei anfiteatri antichi ha portato a conclusioni
davvero sorprendenti. Si è accertato finalmente quali fossero le regole ed i
principi adottati per ottenere i migliori risultati in questi ambienti aperti.
Qualcosa certamente ci è pervenuto attraverso l'opera fondamentale dovuta a
Vitruvio, un architetto romano del I secolo a. C., De
Architectura. Ma si tratta di principi costruttivi e tecniche di vario
tipo, molto dettagliate ed esaurienti, ma pur sempre di carattere generale per
quanto riguarda le leggi della fisica chiamate in causa in particolare dai
teatri all'aperto, ovvero gli anfiteatri.
E' universalmente noto infatti che ognuno di noi, trovandosi a diretto
contatto, ovvero sentendo parlare dei teatri all'aperto, come in genere erano
tutti i teatri dei nostri antenati, si è posto la domanda: come facevano gli
antichi a farsi sentire in luoghi aperti e spesso abbastanza ampi, a farsi
ascoltare perfettamente dagli spettatori, non certo assistiti dalla tecnica
moderna dell'amplificazione? Sappiamo che gli attori Romani adoperavano delle
maschere apposite per amplificare la loro voce. Ma questo era uno strumento
adatto soltanto per teatri provvisori e soprattutto necessario quando si voleva
nascondere l'identità dell'attore, la cui professione non era molto apprezzata,
anzi c'era un generale disprezzo per la gente di teatro, ancora diffuso ai tempi
di Plauto. In seguito ci sarà invece una rivalutazione totale dell'attore.
Certamente la lunga esperienza dava una mano in questo caso ai costruttori e
ai progettisti dell'epoca, che riuscivano a escogitare varie tecniche e sistemi
efficaci perché il pubblico riuscisse perfettamente a seguire i dialoghi, le
voci, i canti o le musiche provenienti dall'orchestra, cioè quello spazio
situato al centro dell'anfiteatro. La buona o ottima acustica era dunque un
problema tecnico, apparentemente risolto con metodi empirici, ed invece era il
risultato della perfetta conoscenza di un principio fisico semplice, ma
essenziale: il principio del riverbero delle onde sonore sui materiali adoperati
dai costruttori, che normalmente erano la pietra e il legno, e dall'angolazione
di questi materiali rispetto alla sorgente sonora. Anzi, persino la stessa
pietra dava risultati diversi, cambiando il tipo di pietra messo in opera nella
costruzione delle gradinate. In Sicilia, per esempio, si ricorreva spesso alla
pietra lavica, così come si nota nel teatro greco-romano di Taormina; o in
Campania, nell'anfiteatro di Pompei. A Lecce, invece, dove abbonda la pietra
locale molto compatta, ma di caratteristiche ben diverse dalla pietra vulcanica,
i calcoli dei costruttori furono sicuramente elaborati ad hoc.
I nostri esperti moderni dell'università di Sheffield hanno dunque accertato
quale relazione esistesse fra la pendenza data agli anfiteatri, molto spesso
situati sui fianchi di una collina o su un semplice scoscendimento del terreno
(caso questo abbastanza frequente in Grecia e in Sicilia), e la disposizione
delle gradinate dove si siedevano gli spettatori. Anche la loro altezza era
esattamente calcolata in base alla capienza del teatro ed il numero di
spettatori previsto. Tutto insomma influiva sul rendimento acustico
dell'ambiente: materiali costruttivi, angolazione e disposizione delle
gradinate, altezza del palcoscenico.
Ad onor del vero in questo articolo c'è un richiamo diretto alla
pubblicazione che riporta i calcoli effettuati, utili per rendere la
dimostrazione un discorso scientifico e non una divagazione da semplici
dilettanti. Ricordiamoci, quindi, trovandoci al teatro greco-romano di Taormina,
oppure all'arena di Verona, che tutte quelle gradinate, nonchè la struttura
generale del teatro, sono frutto di calcoli ben precisi, fatti per la gioia ed
il piacere di folle di appassionati spettatori antichi e moderni.
ROMANS didn't just send people to gruesome deaths in their
gladiatorial amphitheatres, they could hear every last scream, too. The
acoustics of Greek and Roman amphitheatres, it seems, improved with every new
design.
The open-air theatres of ancient Greece around 1500 BC were simple
rectangular or trapezoidal arenas surrounded by wood or stone seating on the
same level. By 500 BC, the semicircular amphitheatre began to take shape, with
concentric rows of marble seats often raised on a low slope. Later, the Romans
raised the stage, walled it at the back and made the seats very highly
tiered.
But were these changes merely to pack in bigger crowds? To find
out, Jian Kang and Kalliopi Chourmouziadou at the University of Sheffield, UK,
studied how the theatres' acoustics changed through the ages (Applied Acoustics,
DOI: 10.1016/j.apacoust.2006.12.009). They analysed six Greek and Roman designs
using software that simulates how sound level, clarity and reverberation behave
in 3D spaces.
They found that the acoustics improved as the theatres got
more enclosed, had steeper seats and higher stages, and were built from harder
materials. "These measures allowed for multiple sound reflections between the
seats and the stage," says Kang. "This higher reverberation made it much more
like an indoor space."