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Civiltà Romana

Un porto romano restituisce una flotta sepolta a Pisa

A cura di Taras66

Pubblicato il 26/11/2007

La notizia riportata in un servizio del Sunday Times del 25 novembre 2007, riprende notizie già diffuse qualche tempo fa, ma con l'aggiunta di molte novità fra cui il piano previsto per la creazione di un museo che ospiterà circa 30 navi sottoposte ad un accurato lavoro di ripristino. Molti sono i dettagli che emergono anche di carattere tecnico sulle merci trasportate da queste navi che sono tutte navi da carico. In sostanza ci troviamo di fronte ad un reportage di alto livello.

 

Lost Roman port gives up buried fleet

ovvero

Un porto Romano restituisce una flotta sepolta

 

The Sunday Times

25 Novembre 2007

 

Corrispondenza di

John Follain e Holly Watt

 

Il noto giornale online Sunday Times del 26 novembre 2007 ha presentato ai suoi lettori un accuratissimo e dettagliato servizio curato dai corrispondenti dall'Italia John Follain ed Holly Watt, dal titolo "Un porto romano restituisce una flotta sepolta". Devo precisare che il porto romano di cui si parla nel servizio è quello di Pisa, e per quanto riguarda la scoperta della flotta sepolta nel fango non si tratta di una novità, perché già mesi orsono ne feci oggetto di un intervento chiarificatore in questa rubrica.

In questi giorni la scoperta è ritornata alla ribalta, probabilmente sull'onda delle reazioni degli studiosi ma anche del pubblico mondiale, in seguito alla scoperta clamorosa avvenuta di recente a Roma di quello che in un primo momento si era ritenuto il sito mitico, cioé la grotta dove erano stati allattati i gemelli Romolo e Remo. Scoperta, però, messa in discussione da un archeologo romano che per anni ha diretto gli scavi nella zona del Palatino, il prof. La Regina.

 

Ma nel caso della flotta riemersa a Pisa non vi è stato alcun contrasto di datazione o di attribuzione storica, perché è stato accertato e confermato che si tratta di una flotta intera sommersa improvvisamente probabilmente a causa di un violentissimo tsunami abbattutosi sul porto. Anzi, si è andato molto più in là di quanto si era pensato in un primo momento, cioé l'inondazione abbattutasi all'improvviso che non aveva dato scampo alla flotta e tutti gli equipaggi colti di sorpresa. Uno di questi dettagli, riapparsi agli occhi stupefatti degli archeologi e di chi ha lavorato nel'area del ritrovamento, è una scena di alta drammaticità che dà l'idea di quanto repentina sia stata questa ondata micidiale: il ritrovamento dello scheletro del componente dell'equipaggio di una delle navi con una fune attorcigliata al braccio mentre cerca disperatamente di salvare il suo cane, il cui scheletro era a poca distanza. E' indubbiamente un particolare molto significativo.

 

Questi, insieme a parecchi altri interessanti dettagli, sono messi in evidenza nel servizio di cui sopra, insieme a molti particolari sulla destinazione definitiva della flotta recuperata dal fango dopo circa 2000 anni, sulle caratteristiche delle navi, tutte in ottimo stato di conservazione grazie alle caratteristiche anaerobiche dell'ambiente, e persino sulla natura e la qualità degli attrezzi trovati a bordo, come le funi o i paranchi per il carico e scarico delle merci.

 

Non manca la descrizione delle innumerevoli anfore da trasporto ritrovate a bordo, circa 13.000 contenitori che normalmente si pensa fossero adoperati unicamente per merce liquida, come vino e olio, oppure granaglie. Invece sono state ritrovate al loro interno consistenti tracce di frutta e, stranamente, anche sabbia finissima, usata probabilmente negli esercizi ginnici per ripulirsi. Probabilmente molte anfore di questo tipo venivano riutilizzate per il trasporto di altra merce nei viaggi successivi, a quanto suppongono gli esperti del settore. Altra merce ritrovata a bordo sono i prosciutti di maiale in notevole quantità, ma si ritiene anche che alcune delle navi trasportassero persino animali vivi, a giudicare dagli ossi sparsi su alcune di queste navi.

 

A parte questi dettagli, che riporto sommariamente, il servizio si sofferma sulle vicende burocratiche, in relazione al piano di recupero ulteriore delle navi tuttora immerse in acqua, per le quali occorre molta cautela allo scopo di evitare una improvvisa esposizione all'aria, che provocherebbe un immediato degrado del legno. I costi sono abbastanza alti, a quanto riferisce il responsabile del sito archeologico di Pisa, Andrea Camilli. Il budget iniziale previsto da governo italiano si aggirava su 215.000 sterline l'anno, ma a conti fatti sarebbe necessaria una somma doppia per portare avanti il progetto di recupero delle navi nonché l'apertura di un museo navale entro il 2008.

 

Altra interessante notizia riferita nel servizio è una dichiarazione di Andrea Camilli secondo la quale "uno Status speciale riconosciuto dall'Unesco darebbe un riconoscimento internazionale e pubblicità, che sono la prima condizione necessaria per ottenere fondi extra".

 

Per maggiori informazioni e foto, si può consultare il sito seguente: www.cantierenavipisa.it

 

 

Posted by david meadows on Nov-26-07 at 5:24 AM

 

Un grazie all'amico David per la sua interessante segnalazione

 

 

 

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