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By Latino di Taras66
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Latino di Taras66 guida dal 21-03-2000

La civiltà Romana oltre i confini dell'impero

Un ampio e dettagliato reportage di Norman Hammond, corrispondente della rivista ARCHAEOLOGY, presenta un quadro molto rinnovato rispetto al passato riguardo ai rapporti commerciali fra Roma e i paesi orientali, India in primis. Tutte le scoperte e i ritrovamenti più recenti hanno arricchito le nostre conoscenze riguardo alle vie seguite dai commercianti romani per penetrare in quei paesi lontani. Per esempio si è scoperto che la Mesopotamia era una terra dove si incrociavano varie vie che i Romani diretti in India percorrevano frequentemente con grande sicurezza e regolarità.

foto intervento

 

La Mesopotamia era un nodo vitale sulle vie commerciali

Roma-India

 

Il giornale Timesonline del 13 dicembre 2007 presenta un ampio reportage di Norman Hammond, corrispondente della rivista "Archaeology", dal titolo "Mesopotamia was a vital link on Roman-Indian trade routes", cioè "La Mesopotamia era un nodo vitale sulle vie commerciali Roma-India". Non è la prima volta che giornali non specializzati dedicano ampio spazio ai rapporti commerciali fra Roma e i paesi dell'oriente, e in particolare l'India. In questo caso particolare mi ha fatto un immenso piacere ritrovare nell'articolo di Hammond il nome a me personalmente caro di Sir Mortimer Wheeler, un archeologo britannico autore di uno dei testi più noti di 60 anni fa, "La civiltà romana oltre i confini dell'impero", una summa di tutte le tracce della civiltà romana sparse su un'area vastissima che comprende Europa, Africa e Asia.

 

E proprio in India si erano registrate delle scoperte davvero eccezionali riguardanti monete romane del tempo di Tiberio, oltre a vasellame e piatti provenienti dalle fornaci di Arezzo, e questo stava a dimostrare che i commercianti romani si spingevano molto lontano dal loro paese per dare sfogo alla loro ricca produzione, ma nello stesso tempo portavano in patria, al ritorno da questi lunghi viaggi, merci e articoli che costituivano una novità assoluta per il mercato romano. Valga come esempio la presenza a Roma delle famose spezie che erano una prelibatezza per i ricchi Romani che non badavano a spese pur di trovarle nei loro piatti preferiti.

 

Ma a parte queste, a Roma arrivava di tutto dai lontani paesi orientali. Infatti proprio nel libro del Wheeler sono presentate delle piccole sculture provenienti dall'India ritrovate in Italia, acquistate sicuramente dai collezionisti romani che amavano circondarsi di oggetti esotici, statue, quadri e sculture. Il celebre processo di Verre, di cui Cicerone fu protagonista ai suoi tempi, è una testimonianza di questa antica abitudine di far collezione di pezzi artistici, che peraltro non si è ancora spenta.

 

La novità che emerge nell'articolo in questione è data dagli studi recenti che hanno portato a delle conclusioni alquanto diverse rispetto a quelle del Wheeler e di altri archeologi del suo tempo. Questo per quanto riguarda le vie attraverso le quali si svolgeva il traffico commerciale fra Roma e i paesi dell'oriente. In passato si supponeva che la strada principale percorsa dai commercianti fosse quella che li portava sulle coste dell'Africa, in Egitto da dove partivano successivamente via terra le carovane che li portavano sulle coste del Mar Rosso. Il viaggio quindi proseguiva via mare fino a raggiungere l'India meridionale.

 

Ora invece si è avuta la prova che esisteva un altro itinerario via terra, per cui la Mesopotamia diventava un crocevia per il traffico commerciale, con centri di sosta e di raccolta delle merci. In sostanza i viaggi che in passato resero famosi i commercianti veneziani, di cui Marco Polo è un testimone eccellente, erano stati preceduti in anteprima dai Romani con vari secoli di anticipo. Ecco una dimostrazione ulteriore della intraprendenza e dello spirito di avventura di questi nostri antenati che affrontarono distanze enormi con tutti i rischi e gli inconvenienti relativi, pur di conoscere nuovi paesi, nuovi mercati, nuovi prodotti.

 

Ma a parte questo, è stupefacente lo spirito di organizzazione che spingeva questi commercianti in terre lontane lasciando delle tracce evidenti del loro passaggio e della loro presenza. Per esempio sono state trovate in Mesopotamia molte anfore del tipo usato di solito dai Romani per il trasporto di olio, vino e granaglie, che però risultano fabbricate in loco, probabilmente su indicazione degli stessi commercianti. I motivi possono essere diversi, ma tutti riconducibili alla necessità di avere a disposizione contenitori adatti al trasporto di merce di qualunque tipo. Ovviamente i Romani preferivano quei contenitori che essi avevano collaudato e sperimentato con successo nei loro viaggi.

Il reportage di cui ho dato un breve resoconto è davvero ricco e articolato, dimostrando che c'è sempre qualcosa di nuovo nella storia dei popoli.