A cura di Taras66
Pubblicato il 12/01/2008
San Gerolamo occupa un posto di grande rilievo nel quadro della letteratura latina, per i suoi grandi meriti di traduttore, commentatore, interprete dei testi antichi, per il suo carattere di polemista indomabile fino ai suoi ultimi giorni di vita. Non sarebbe male sfogliare qualche pagina delle sue Epistole, per esempio, per trarre qualche spunto critico nei confronti delle traduzioni sciatte, anonime, prive di personalità. San Gerolamo fu, ed è rimasto un maestro nell'arte della traduzione.
Da qualche tempo stavo facendo il giro delle principali biblioteche italiane alla ricerca di un'opera di San Gerolamo, cioè le Epistole, testo originale in latino, edizione Hilberg, per un lavoro che avevo in mente di portare avanti, ma che purtroppo stava procedendo con molta lentezza. Avevo già fatto delle sortite nella Biblioteca Braidense di Milano prima, poi in quella della American Academy a Roma e successivamente nella Classense di Ravenna, però putroppo il lavoro di copiatura si era rivelato molto più faticoso e impegnativo del previsto, per cui avevo rinviato il tutto a tempi migliori. Ma ecco che mi perviene una notizia che mi ha ridato fiducia: la Biblioteca Classense di Ravenna ha istituito un servizio di copiatura molto celere e soprattutto con la spedizione a domicilio, a parte un ulteriore vantaggio, cioè il servizio di prestito interbibliotecario.
Non speravo si potesse giungere a tanto, per cui alla prima occasione, approfittando di una lunga sosta in città prima di Natale, sono piombato in biblioteca accordandomi con il personale per la copiatura di ben 900 pagine in 8° e relativa spedizione al mio domicilio, e soprattutto ad un costo relativamente modesto. Non mi sembrava vero, tant'è che la mia scrivania è ritornata viva, zeppa di testi di San Girolamo e pagine di appunti che avevo riposto in un cassetto in attesa di tempi migliori. In effetti devo ringraziare un caro amico, Angelo Gambella, redattore di Medio Evo Italiano, perché è lui che mi ha messo al corrente della nuova aria che spira nelle nostre biblioteche, soprattutto del centro-nord. Infatti al sud, per es. Taranto, Bari e Lecce, ancora stentano a decollare in questo senso.
Ed eccomi da qualche giorno impegnato a mettere ordine in questo fascicolone di fotocopie che guardo con grande avidità come un bambino che si trova finalmente fra le mani l'oggetto dei suoi desideri. Sono carte, è vero, ma per me hanno una grande importanza solo che si tenga presente che ogni epistola è un trattato particolare che affronta una varietà di temi incredibile con una passione, un entusiasmo eccezionale che soltanto chi conosce a fondo San Gerolamo può capire. Qui devo confessarlo, personalmente è da tempo che sono stato contagiato dall'entusiasmo tutto ciceroniano del Santo di Stridone e desideravo mettere le mani sulla sua opera completa dove è riversata tutta intera la sua perizia di interprete, traduttore e commentatore dei testi latini, greci ed ebraici che, peraltro sono fra i più ardui e impegnativi per una infinità di ragioni, non tutte unicamente di ordine linguistico, perché non di rado si aggiungono le difficoltà di natura religiosa, con il rischio di travisare il pensiero degli antichi. E, come amante del latino e appassionato di testi di impegno storico, religioso e filosofico mi sento molto vicino al santo, per cui è nata questa affinità di intenti e di vedute.
Basterebbe la lettura di una sola epistola, la 57, indirizzata a Pammachio, dal titolo "De optimo genere interpretandi" (La traduzione ideale), per rendersi conto quale sia lo spirito che anima Gerolamo quando affronta la traduzione di un testo dal greco o dall'ebraico in latino. Non può essere accettabile per lui una traduzione meccanica, sciatta o anonima, come del resto ebbe in varie occasione di mettere in risalto quando affrontò la revisione delle traduzioni più antiche, per esempio quella dei LXX del Vecchio Testamento. La traduzione deve essere una interpretazione fedele del pensiero dell'autore, non la trascrizione esatta parola per parola in un'altra lingua. E', questo, soltanto uno dei numerosi esempi della sensibilità di linguista per cui Gerolamo fu giudicato per motivi validissimi il cristiano più fedele alla tradizione pagana dal punto di vista dello stile. Infatti egli stesso si proclama "Ciceronianus", senza vergogna; del resto le sue epistole non fanno altro che seguire la falsariga dell'epistolario ciceroniano, anche se i personaggi e le vicende sono molto diverse.
Ma avremo occasione di approfondire più in là quelli che sono i punti di forza del pensiero e soprattutto dello stile del santo istriano, che qualcuno tuttora si ostina a considerare nativo della Croazia.