A cura di Taras66
Pubblicato il 08/02/2008
IL MESSAGGERO di Roma il 6 febbraio 2008 ha diffuso la clamorosa notizia del fortunoso recupero di un bottino di 618 pezzi archeologici effettuato dai carabinieri prima che i pezzi venissero smistati sul mercato interno o estero tanto fiorente fino a qualche anno fa, ma ora in declino. Il pezzo più importante, fra quelli recuperati, è una mattonella della "FORMA URBIS", la grandiosa mappa di Roma creata al tempo di Settimio Severo e col tempo purtroppo andata in frantumi tanto da rendere difficile il recupero, ma non impossibile per gli addetti al restauro. Per la cronaca questa mattonella era usata come "fermaporta" in una villa laziale.
In questi giorni ha fatto il giro del mondo una notizia che ha del clamoroso: Riguarda il recupero di ben 618 pezzi, reperti archeologici di grande valore storico e artistico, effettuato dai carabinieri del nucleo Tutela patrimonio ambientale. La notizia è stata diffusa in anteprima dal quotidiano romano Il Messaggero il 6 febbraio 2008 per l'estero e ripresa integralmente da tutti i telegiornali ieri 7 febbraio. I pezzi recuperati fortunatamente non erano ancora stati piazzati presso collezionisti o musei privati, come spesso succede in questo settore. Molti pezzi, infatti, erano sparsi qua e là nel Lazio, in abitazioni private e alcuni adoperati come sottovasi e addirittura come "fermaporta" in una villa del Lazio. Probabilmente non tutti i pezzi erano stati acquistati da professionisti o valutati da gente esperta.
Fenomeno non nuovo di malcostume nel nostro paese, se si pensa che anni fa, sparirono di notte quasi tutti i lastroni originali che ricoprivano piazza della Signoria, ammucchiati lungo i lati per procedere allo studio della antica Firenze venuta alla luce durante lavori di scavo. Buona parte dei lastroni furono recuperati successivamente dopo laboriose ricerche nelle ville della Toscana, dove facevano bella mostra di sé.
In questi ultimi tempi, a quanto hanno dichiarato gli investigatori e gli agenti preposti alla tutela del patrimonio archeologico in Italia, è rallentato di molto il flusso di materiale archeologico dovuto ai trafficanti abusivi e tombaroli, grazie alla sorveglianza strettissima operata presso musei e collezionisti privati. Infatti il grosso traffico del materiale trafugato o esportato illegalmente, che ha imperversato per anni, è ormai bloccato dalla convenzione stipulata dal governo italiano, come quello greco, entrambi interessati alla soluzione di questo annoso problema, con vari paesi destinatari di tale commercio. Di conseguenza si è avuta una minore richiesta sul mercato internazionale.
Ed ecco l'elenco completo del materiale recuperato, così come è stato diffuso dal quotidiano romano.
Recuperato un frammento della Forma Urbis
e 618 reperti archeologici: un bottino da un milione
Un frammento settecentesco della "Forma Urbis" di Settimio Severo, grande pianta di Roma antica, incisa su lastre di marmo, è stato recuperato dai carabinieri del comando Tutela patrimonio ambientale al termine di un'operazione che porta il nome proprio del prezioso ritrovamento archeologico. La riproduzione è stata sequestrata insieme con altri reperti di vario genere (in tutto 618) che i militari hanno trovato a conclusione dell'indagine partita nel novembre scorso. Un'attività investigativa che ha portato alla denuncia di sei persone per ricettazione e commercio illegale di materiale archeologico.
Un "bottino" da un milione di euro. Anfore, un cippo funerario di epoca imperiale, una lastra di marmo, un blocco di travertino di epoca tardo repubblicana, sono tra gli oggetti recuperati, oltre al frammento settecentesco che, secondo quanto ricostruito, è risultato mancante ad un controllo inventariale fatto nel 1998, al momento del trasferimento da Palazzo Braschi al magazzino dell'Antiquarium comunale. Si ipotizza che la porzione sia stata sottratta nel periodo che va tra il 1929-30 e questa data. Un valore complessivo che, per gli investigatori, da una prima stima, si aggira intorno al milione di euro.
La Forma Urbis. Un ritrovamento che ha suscitato grande interesse e soddisfazione da parte degli esperti del settore, come il sovrintendente dei Beni culturali del Comune di Roma, Eugenio La Rocca, e il sovrintendente per i Beni archeologici per il Lazio, Marina Sapelli Ragni. «La pianta della citta antica - ha detto La Rocca - è un elemento essenziale per la conoscenza di Roma antica. Il frammento della Forma Urbis è un nuovo tassello che ci permette di ricostruire la storia di Roma». Secondo Sapelli Ragni questi reperti testimoniano «ancora una volta la ricchezza archeologica del Lazio» e si augura che «per la destinazione finale cercheremo di portarli nei musei civici locali, per il loro arricchimento».
Il fenomeno dei cosiddetti «tombaroli», però, secondo il tenente colonnello Mancino «è in calo rispetto al passato. E' un fenomeno in diminuzione grazie alla costante attività di controllo, ma anche perché c'è una minore richiesta sul mercato».
Posted by david meadows on Feb-06-08 at 5:08 AM