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Storia romana

Nave da carico romana trovata interrata a Colonia

A cura di Taras66

Pubblicato il 16/02/2008

Una grossa nave da carico romana trovata interrata a Colonia durante i lavori per la metropolitana. Dopo 2000 anni viene alla luce un reperto eccezionale soprattutto per le dimensioni. Il servizio presentato da EPHEMERIS, ripreso da Der Spiegel tedesco, ci mostra delle foto che documentano con ricchezza di dettagli le caratteristiche della nave che purtroppo è rimastra bloccata da una colata di calcestruzzo a 12 metri di profondità. Ma l'ente che presiede ai beni culturali della Germania ha già predisposto i lavori di recupero e restauro di questo reperto. Ottimo il servizio di EPHEMERIS, in latino, ma accompagnato da un glossario.

Una grande nave da carico romana trovata a Colonia

 

Come si spiega questo ritrovamento eccezionale nel centro della Germania, sulle rive del fiume Reno? Ed ecco che la storia ci viene in soccorso.

 

 

Le origini della città risalgono al I secolo a.C. quando Cesare ordinò il trasferimento di una tribù germanica sulle rive del Reno, quella degli Ubi alleati dei Romani. Il luogo fu scelto con cura perché qui ci troviamo  all'incrocio di una importante via di comunicazione tra la Germania e la Gallia.  Chi conosce la storia romana sa benissimo che uno dei segreti del successo delle legioni di Roma fu proprio la presenza di una efficiente rete stradale che consentiva il rapido spostamento delle truppe da un punto all'altro dell'impero.

 

In poco tempo qui si sviluppò una città che assunse una grande importanza strategica tanto che nel 50 a.C. l'imperatore Claudio le concesse il diritto municipale italico, diritto ambitissimo in verità, con il nome di Colonia Claudia Augusta Agrippiniensium. Tale denominazione andava ad onorare la moglie Agrippina nativa di questi luoghi.  Da quelmomento la città diventò il centro amministrativo della Germania inferiore, centro che rimase attivo per quasi 5 secoli, fino all'avvento dei Franchi.

 

Grazie alla sua posizione geografica Colonia diventerà il centro di un intenso traffico sia per via terra sia lungo il Reno. Ed infatti  la nave ritrovata dopo 2000 anni sotto terra, a parecchi metri profondità, è una testimonianza diretta delle merci che essa trasportava, cioè viveri, legname, animali, e persino pietre da costruzione, con una capacità di carico di parecchie tonnellate. In verità non sono state trovate mai  navi da guerra romane,  soprattutto in questa parte dell'Europa, per cui si può supporre che i Romani preferissero gli spostamenti di truppe via terra sfruttando la più agevole rete viaria.

 

Le foto allegate, nel servizio curato da EPHEMERIS, ripreso dalla rivista Der Spiegel, danno un'idea delle dimensioni di questa nave che purtroppo ora si trova incastrata da una parete di calcestruzzo innalzata durante i lavori per la sotterranea. Ovviamente durante lo scavo i dirigenti della ditta che esegue i lavori si sono resi conto di aver sepolto a metà un reperto archeologico, che però non sarà abbandonato a sè stesso. Infatti l'ente preposto ai beni archeologici della Germania ha già previsto che il recupero totale della nave avverrà entro il 2011. Un impegno lodevole che varrà ad annullare i danni che sono stati fatti forse inconsapevolmente e che in altri paesi, Italia compresa, invece spesso passano inosservati,  senza avere alcun peso.

 

 

 

COLONIA AGRIPPINA

Archaeologos effodere Romanam navigium onerarium

 

Operarii in novâ lineâ traminis subterranei Coloniensi extruendâ invenerunt reliquias navigii, quod habet 2000 (duo milia) ferê annorum. Usque nunc parva tantum pars huius navis Romanae diffractae potuit condi. At archaeologi rei periti de ipsâ hac parte iam iubilant.


Necesse est infortunium factum esse in Rheno. Causae qualescumque fuerunt: Hoc navigium onerarium 20 (viginti) metra longum submersum est - idque mediâ in viâ aquaticâ. Deinde per longum tempus nihil accidit, per plus duo milia annorum. Cum exstruerent viam subterraneam, operarii sub Mercatu Vetere Coloniensi nunc invenerunt huius navigii onerarii reliquias. In altitudine duodecim metrorum archaeologi invenerunt partem plancae¹ octo metrorum quadraticorum clavis ferreis instructam.

 

ROMANA NAVIS FORTE IN SPECU TRAMINIS SUBTERRANEI INVENTA


En navigium diffractum Coloniae Agrippinae inventum: Operarii viam subterraneam exstruentes in altitudine duodecim ferê metrorum invenerunt reliquias navigii Romani.
 


Haec pars navigii diffracti duo metra longa computatur spectare ad navigium 22 metra longum et 3,50 m (tria metra - virgula - quinque) latum primo saeculo p.Chr.n.
 


En plancam navigii Romani clavatam. Hoc navigium est vehiculum ponderosum, quo praeter alia adhibebatur ad saxa et ligna transportanda.
 


Archaeologi conantur reliquias navigii effodere.
 

Gerhardus (Gerd) Hellenkemper Coloniensis curator monumentorum praecipuus iubilans: "Verisimile est" inquit „hanc Romanam navem onerariam esse Europae mediae omnium vetustissimam". Nam viri docti Universitatis Coloniensis iam invenerunt lignum navigii habere plus 2100 (duo milia centum) annorum. Iidem determinaverunt aetatem quercûs arboris, e cuius linguae exstructum est navigium onerarium. Eadem arbor computata est nata esse a.142 (centesimo quadragesimo secundo) a.Chr.n., aliquo loco regionis Oberbergianae.

Etiam de formâ navigii exteriore nonnulla sunt cognita. Archaeologi aestimant navigium fuisse longitudine 22 (viginti duorum) metrorum et latitudine 3,50 m (trium - virgula - quinque) metrorum. Tales naves onerariae alvo planâ instructae post Christum natum in Europâ Romanâ latê patebant. Quibus transportabantur saxa et ligna et pecora. Navis Coloniae Agrippinae inventa dicitur par fuisse viginti vel triginta tonnis portandis.

 

Navigii restaurationem non perfectum iri ante a.2011 (bis millesimum undecimum)

De Romanâ navigatione in Rheno factâ nonnulla sunt nôta: Initio annorum octogenariorum Mogontiaco in urbe inventae erant reliquiae complurium navium Romanarum. Magna pars navium inventarum fuerunt bellicae, sed etiam inventae sunt reliquiae navium mercatoriarum.

Navigium Coloniense refertur die Lunae conditum iri per quattuor partes - sed hae non sunt omnes. Nam magna pars navigii posita est post parietem calcestri², qui constructus erat ad viam subterraneam exstruendam. Archaeologi usque nunc nesciunt, num sibi liceat effodere etiam hanc partem navigii inventi. Quacumque ratione diutius exspectandum est, dum Colonienses eorumque convivae conspiciant navigium: Nam restauratio non finita erit ante annum 2011 (bis millesimum undecimum).

_______________

¹planca, -ae f. - orig. Planke - Angl. plank; Fr. planche; Ital. asse; Hisp. tablón; Neogr. σανίδα, σανίς.

cfr PALLADIUS 1,21,2. cfr Friedrich KLUGE e.al., Etymologisches Wörterbuch der Deutschen Sprache, 21.ed., Berlin/New York 1975, p.553: „Planke f. ...Als Wort erst der Befestigungskunst, dann des Schiffsbaus wird es von Volk zu Volk weitergegeben; Quelle pikard. planke (afrz. planche) ‚Holzbohle, Umplankung, Befestigung'. Dessen Grundwort lat. planca ‚Bohle, Brett' ist aus dem Gr. entlehnt; wegen vulgärlat. palanca ‚Pfahl, Bohle' gilt phálangai ‚Planken' als Ausgangspunkt. Dies ist urverwandt mit Bohle, s.d."

²calcestrum, -i n. - orig. Beton - Angl. concrete; Fr. béton; Ital. calcestruzzo; Hisp. hormigón; Neogr. μβετόν, σκιρόδεμα, σκιροκόνιαμα. cfr Christian HELFER, Lexicon Auxiliare, 3.a ed., Saarbrücken 1991, p.121: Beton ....+calcestrum, -i n. [DuC., Gr.VL 79,69]..."

Hanc relationem d.07.m.Dec. a.2007 h.15.57 in periodico interretiali „Spiegel online" editam e Theodisco sermone in Latinum convertit Nicolaus Groß praeceptor Sedis interretialis domûsque editoriae, quae appellatur LEO LATINUS: http://www.leolatinus.com/

 

Scripsit Nicolaus Gross

 

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