A cura di Taras66
Pubblicato il 19/02/2008
Una missione archeologica italiana è al lavoro in Libia, in Cirenaica, alla ricerca di due antichi porti romani sepolti dall'avanzare delle dune. Gli scopi della missione sono essenzialmente due: individuare il sito esatto dove si suppone l'esistenza dei due porti, e quindi recuperarli per valorizzarli sia dal punto di vista culturale e storico, sia turistico. Non dimentichiamo che già in passato gli Italiani si sono distinti per il recupero di tanti gioielli sepolti nella sabbia, tra cui Leptis Magna, la splendida città che dette i natali all'imperatore Settimio Severo.
Ce ne dà notizia ANSA di solito sempre bene informato e attento alle novità, soprattutto quelle di carattere archeologico. Interessantissimo perché dettagliato e corredato di foto del sito, il rapporto presentato dalla rivista ARCHAEOGATE specializzata e sempre attiva, soprattutto nel settore dell'archeologia marina.
Che la Libia fosse una terra strettamente collegata a Roma e direttamente interessata al traffico commerciale e culturale, ce lo dimostrano le numerose ed estese testimonianze nella ricca zona di Leptis Magna. Qui la presenza di Roma è evidentissima grazie ai resti notevoli di templi, terme e teatri costruiti durante il regno di Adriano e soprattutto Settimio Severo, nato proprio in questa città, la quale, fondata al tempo dei Fenici, successivamente assurse al ruolo di porto di grande importanza commerciale ma anche culturale sotto i Romani.
I resti imponenti della Basilica e del Foro Severiano, nonché dei vari archi di trionfo in onore degli imperatori Tiberio, Traiano e Settimio Severo danno una idea della fama raggiunta da Leptis Magna, che in seguito decadde dopo varie invasioni successive di Vandali e Berberi i quali portarono la distruzione ovunque, tanto che gli abitanti dovettero lasciare Leptis disperdendosi nei dintorni. In pochi anni la sabbia ricoprì tutta la città e le sue bellezze architettoniche, compreso ovviamente il porto; tutto scomparve per secoli finché per caso non vennero alla luce alcuni resti di decorazioni e capitelli che furono inviati a Parigi al tempo di Luigi XIV, insieme a campioni di marmi che facevano parte delle costruzioni diventate invisibili agli occhi dei visitatori, perché sommerse dalla sabbia.
Questa missione archeologica italiana si propone di riportare alla luce due porti, sempre per il problema costituito dalla sabbia delle dune costiere che, avanzando progressivamente verso il mare, hanno sommerso e nascosto tutte le strutture portuale esistenti nella zona di Bengasi, nei pressi della antica Cirene. Ora si attendono i risultati delle prospezioni archeologiche che devono accertare la presenza di questi antichi porti e la loro esatta posizione. Subito dopo si darà il via ai lavori di scavo, dai quali si attendono risultati di grande interesse storico e archeologico insieme. Qualcosa già si può notare attraverso le foto diffuse dalla equipe del prof. Tusa, fra cui il luogo dove si doveva trovare un tempo il faro del porto e persino una vasca adibita alla conservazione del pesce da usare per il "garum", il ketch-up dei Romani.