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Archeologia romana

Ricostruito digitalmente il tempio di Apollo a Roma

A cura di Taras66

Pubblicato il 19/03/2008

La nota rivista National Geographic ha pubblicato in questi giorni un interessante articolo con un servizio relativo ad uno studio condotto a Roma da Stephan Zink, un ex studente della Università della Pennsylvania, sul tempio di Apollo, le cui rovine si trovano sparse sul Palatino nei pressi dei Palazzi di Augusto. Egli è riuscito con pazienti ricerche sul campo, confrontando i dati da lui raccolti con quelli riportati da documenti molto antichi, a ottenere una ricostruzione con metodi digitali del tempio quale doveva essere nell'aspetto originario. Un risultato di tutto rispetto ottenuto con un metodo modernissimo che apre nuovo orizzonti per l'archeologia.


IL TEMPIO DI APOLLO A ROMA

RICOSTRUITO CON STRUMENTI DIGITALI

 

L'ultimo numero di National Geographic ci presenta un interessantissimo articolo riguardante Roma, corredato da immagini di prim'ordine, com'è nella tradizione della rivista. Il titolo è quanto mai significativo: "Ricostruito un antico tempio romano".

 

Nell'articolo non mancano riferimenti di carattere storico-archeologico esposti con grande chiarezza, a cominciare dalla data di costruzione, il 28 a.C. insieme alla sua posizione nei pressi dei cosiddetti palazzi imperiali di Augusto sul Palatino. Dico questo perché in effetti non si trattava di edifici adibiti ad abitazione, ma si trattava piuttosto di un complesso di uffici.

 

Come spiega l'autore dell'articolo, Sara Goudarzi, finora non era stato ben chiarito il progetto originale del tempio, in parte a causa delle condizioni di estremo degrado delle rovine. Per di più tutti i tentativi di ricavare un modello del tempio erano basati su riferimenti molto antichi e non del tutto attendibili.

 

Stephan Zink, un ex studente della Università della Pennsylvania, ha studiato il sito e i suoi resti archeologici, raccogliendo nuove misure e altri dati allo scopo di ricreare con esattezza il tempio.

 

"Questa ricostruzione fornisce un punto di riferimento interamente nuovo non solo per gli archeologi e gli studiosi del progetto del tempio, ma anche per gli antichi storici e classicisti," ha dichiarato Zink.

 

Il periodo Augusteo dell'Impero Romano, dal 43 a.C.  fino al 18 d.C. circa, vide il fiorire di varie attività nella scienza, politixìca, tecnologia e architettura. Il tempio di Apollo fu il primo progetto di tempio di Augusto ed è probabile che abbia giocato un ruolo nello sforzo dell'imperatore per rendere più sicuro il suo potere.

 

"La nuova ricostruzione colma una sostanziale lacuna delle nostre conoscenze sulla storia dell'architettura del tempo e apre delle possibilità di verifica su molti aspetti della cultura Augustea," ha dichiarato Zink. Egli ha presentato i risultati delle sue ricerche al meeting di gennaio dell'Archaeological Institute of America.

 

Prima e ora

Zink ha effettuato una ricerca sul campo sul Palatino dal 2005 fino al 2007. Ha studiato le fondamenta ancora esistenti del tempio e i frammenti di marmo che si trovano sparsi nel sito. Tutti quei resti sono apparentemente blocchi massicci e informi di cemento romano, che un tempo formavano il nucleo del podio del tempio, la sua base o piattaforma, ha spiegato Zink. Le parti delle fondamenta che un tempo sostenevano le colonne e le pareti, costituite da blocchi di roccia compatta, ovvero tufo, sono andati completamente perduti. Ma molti elementi architettonici, come la sezione di una intera colonna, sono sopravvissuti e sono sparsi per tutta l'area. Combinando i dati ottenuti sul campo con le ricerche precedenti del 1950 e 1960, Zink è stato in grado di ricostruire la maggior parte delle misure chiave del tempio e di riportare in vita tutto il sito con una ricostruzione digitale.

 

"Guardando oggi il sito, è difficile immaginare che un tempo qui si ergeva un tempio alto quanto un edificio con dieci storie," ha dichiarato Zink.

 

Ricostruzione

Le osservazioni di Zink hanno ristabilito la posizione originale di ciascuna colonna e hanno messo al loro posto i frammenti di marmo. La ricostruzione ha tenuto conto anche dei piani del progetto conosciuto di Marco Vitruvio Pollione, famoso ingegnere e architetto del tempo di Augusto. La facciata dell'edificio, secondo il nuovo modello, mostra una struttura radicata nelle tradizioni locali italiche con caratteristiche simile a quelle dei famosi templi Greci e Ellenistici, che si ritiene abbiano influenzato il lavoro di Vitruvio.

 

"Per il solo fatto che il tempio ora è di nuovo visibile, è possibile una verifica generale del suo progetto," ha dichiarato Zink.

"Per la prima volta, le domande - Quali furono i modelli per il suo progetto? Com'è la sua struttura paragonata ad altri templi dentro e fuori Roma? Qual era il significato simbolico del progetto del tempio all'interno del suo contesto politico e storico? - possono avere una risposta in base ai dati reali ottenuti sul campo."

 

Birte Poulsen, un'archeologa dell'università di Aarhus in Danimarca, pur non essendo direttamente coinvolta nello studio di Zink, ha dichiarato che la sua ricerca ha gettato una nuova luce sull'architettura della prima Roma imperiale. "I metodi sembrano convincenti, e Zink ha già conseguito buoni risultati," ha affermato la Poulsen. "Il tempio di Apollo è una delle costruzioni più importanti del tempo di Augusto. Una conoscenza più approfondita del tempio migliorerà la nostra conoscenza dell'architettura Augustea in generale, e in particolare della Roma Augustea."

 

Una foto della ricostruzione accompagna l'articolo originale. Un estratto della presentazione di Zink con illustrazioni è presente online. Se Zink è stato preciso, e il tempio era così imponente come egli suggerisce, diventa ancor più difficile credere che Dionigi di Alicarnasso non abbia fatto menzione della supposta vicinanza del Luipercale ad esso in contrapposizione al tempio della Vittoria.

(Commento di David Meadows)

 

 

Ancient Roman Temple Reconstructed

Sara Goudarzi
for National Geographic News

March 14, 2008

 

Experts have digitally reconstructed Rome's earliest major temple, the Temple of Apollo, built by the first Roman emperor, Augustus.

The temple dates to 28 B.C., and its ruins stand adjacent to the emperor's imperial palaces on the city's famous Palatine Hill. (Read related story: "Sacred Cave of Rome's Founders Found, Scientists Say" [January 26, 2007].)

Until now the original design of the temple had not been well understood, partly due to the ruins' poor state of preservation.

Also, previous efforts to model the temple had been based on outdated historical assessments rather than on the ruins themselves.

Stephan Zink, a graduate student at the University of Pennsylvania, studied the site and its archaeological remains to produce new measurements and other data to accurately recreate the temple.

"This reconstruction provides an entirely new reference point—not only for archaeologists and scholars of Augustan temple design, but also for ancient historians and classicists," Zink said.

The Augustan period of the Roman Empire, from about 43 B.C. to A.D. 18, saw a flowering of activity in science, politics, technology, and architecture.

The Temple of Apollo was Augustus' first temple project and may have played a role in the emperor's effort to secure his power.

"The new reconstruction closes a substantial gap in our knowledge on the architectural history of the time and … opens up possibilities for reassessing many aspects of Augustan culture," Zink said.

He presented his findings at the January meeting of the Archaeological Institute of America.

Then and Now

Zink conducted summer fieldwork at Palatine Hill from 2005 through 2007. He studied the temple's surviving foundation and marble fragments found scattered around the site.

All that remains there today are massive and seemingly unshaped blocks of Roman concrete, which once formed the nucleus of the temple's podium—its base or platform—Zink explained.

The parts of the foundation that once supported the columns and walls, built in blocks of compacted rock called tuff, have been entirely lost.

But several architectural fragments, such as a full column cross-section, have survived and are spread throughout the site.

Combining his field data with previous research from the 1950s and 1960s, Zink was able to restore most of the temple's key measurements and bring the site back to life in a digital reconstruction.

(See pictures of ancient Rome reconstructed in 3-D.)

"When looking at the site today, it is hard to imagine that there once stood a temple that was as high as an apartment house with ten stories," Zink said.

Reconstruction

Zink's new observations reestablished the original position of each column and put the surviving marble fragments back in place.

The reconstruction also took into account the known design plans of Marcus Vitruvius Pollio, a famous Roman engineer and architect during the time of Augustus.

The building's facade, according to the new model, shows a structure rooted in local Italic traditions with features similar to those of famous Greek and Hellenistic temples, which are thought to have influenced Vitruvius' work.

"Only due to the fact that the temple is now visible again, a comprehensive assessment of its design is possible," Zink said.

"For the first time, questions like—What were the models for its design? How does the structure compare to other temples in and around Rome? What was the symbolic meaning of the temple's design within its political and historical context?—can be answered based on actual data from the field."

Birte Poulsen, an archaeologist at the University of Aarhus in Denmark, was not involved in the study.

She said Zink's study sheds crucial new light on the architecture of early imperial Rome.

"The methods seem convincing, and Zink already [has] good results," Poulsen said.

"The Temple of Apollo is one of the most important constructions from the time of Augustus. A more profound knowledge of the Temple of Apollo will increase our understanding of the Augustan architecture in general, and in particular Augustan Rome."



A photo of the reconstruction accompanies the original article. A pdf illustrated abstract of Zink's presentation is also online (it was the winning grad paper at the AIA). If Zink is correct, and the Temple was as prominent as he suggests, it becomes even more difficult to believe that Dionysius of Halicarnassus would not have mentioned the supposed proximity of the Lupercal to it as opposed to the Temple of Victory ...

 

Posted by david meadows on Mar-15-08 at 8:09 AM

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