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By Latino di Taras66
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Latino di Taras66 guida dal 21-03-2000
Durante normali lavori di scavo e manutenzione di un parco archeologico alle porte di Marsala, e precisamente nel sito in cui sono evidenti da tempo i resti di una grandiosa villa romana, sono emersi due grandi blocchi di pietra, su uno dei quali compare una epigrafe latina a grandi lettere. Non si tratta di un caso eccezionale, né occasionale, se si pensa che Marsala è stata in passato un attivo porto di mare molto sfruttato dai Romani, ma prima ancora dai Cartaginesi per il loro traffico commerciale. Con questa epigrafe, tuttora sottoposta all'analisi degli esperti, si ha una ulteriore dimostrazione dell'importanza che Marsala, e così in genere tutta la Sicilia aveva nell'antichità per il traffico marittimo e commerciale di vari popoli, Fenici, Cartaginesi, Greci, Romani, che qui trovavano porti sicuri e agevoli per l'approdo e per l'imbarco e sbarco di un gran numero di merci.
EPIGRAFE LATINA RITROVATA A MARSALA IN UN PARCO ARCHEOLOGICO
Nel corso dei lavori di fruizione e valorizzazione del parco archeologico di Capo Boeo a Marsala, che si sono svolti durante le scorse settimane, è stata ritrovata una grande epigrafe in lingua latina, che faceva riferimento ad un tempio di Ercole. Ne dà notizia il giornale online Marsalace del 27 marzo 2008 .
Veduta del Parco Archeologico
La scoperta, sottoposta ad attenta analisi dagli archeologi del Servizio per i Beni Archeologici della Soprintendenza di Trapani, diretti da Rossella Giglio, è stata effettuata al margine esterno delle strutture note da tempo della cosiddetta “villa” romana. Si tratta di due grandi blocchi monumentali, che presentano sulla faccia esterna una iscrizione pubblica a grandi lettere in lingua latina che si sviluppano in quattro righe, che sono oggetto di attenti studi e analisi per l’interpretazione.
L'epigrafe è stata presentata ieri alla cittadinanza marsalese e alle scolaresche, nell’ambito delle attività programmate per la “Settimana dei beni culturali”, presso il museo archeologico “Baglio Anselmi”. Dalle primissime analisi autoptiche, ancora da verificare, sembrerebbe che le grandi lastre dell'epigrafe verosimilmente provenissero da un tempio e che furono riadoperate, qualche secolo dopo la sua distruzione, per la sistemazione del margine della strada. Si tratta di uno dei cardini del tempio, che si trovava lungo le strade che tagliavano in direzione grossomodo nord-sud ad angolo retto i decumani, nella grande maglia perfettamente regolare che caratterizzava l’urbanistica della città antica.
La responsabile del servizio per i beni archeologici, Rossella Giglio, ha dichiarato che l’antico assetto topografico si può verificare nella città attuale in alcuni isolati che attraversano il decumano massimo, oggi via XI Maggio: ad esempio quelli che sono delimitati dalle vie Correale, Vaccari, Rapisardi.