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Civiltà Romana

L'ARA PACIS non piace ad Alemanno: va spostata

A cura di Taras66

Pubblicato il 05/05/2008

La sistemazione attuale dell'ARA PACIS non è di gradimento del nuovo sindaco di Roma, Alemanno. Egli ha già promesso il suo impegno per rimuoverla e spostarla in periferia. Come se fosse un oggetto di scarto o di nessun valore, o forse per qualche altro motivo recondito? Probabilmente non piace al sindaco e alla segreteria del suo partito il progetto realizzato dall'architetto americano Meier in sette anni di lavoro. Ma è anche probabile - azzardo un'ipotesi - che il sindaco non conosca altri progetti simili per proteggere i monumenti antichi; per esempio la piramide in vetro e acciaio realizzata alcuni anni fa nell'ingresso principale del Louvre di Parigi. Nessuno l'ha mai contestata, pur trattandosi di un progetto avveniristico. In Italia siamo forse ritornati alla polemica vecchia di 60 anni, che vide Togliatti violentemente impegnato a imporre il primato della politica sulla cultura, e la sdegnosa risposta di Vittorini, allora direttore del POLITECNICO? Intanto la situazione è stata portata alla ribalta internazionale dal DAILY TELEGRAPH britannico, in un recentissimo servizio, in attesa di commenti da parte di veri esperti del settore.

IL PELLEGRINAGGIO DELL'ARA PACIS

 

Un servizio apparso sul Daily Telegraph U.K. del 1 maggio 2008, porta all'attenzione della ribalta internazionale un problema tutto italiano, anzi romano, sollevato dal nuovo sindaco di Roma, Gianni Alemanno, prima ancora di essere eletto sindaco: l'impegno a spostare in periferia l'Ara Pacis, con tutta la sua struttura realizzata nel 2006, con un progetto dell'architetto americano Meier costato sette anni di lavoro.

 

Su qualcuno forse questo impegno avrà avuto l'effetto di provocare un sorriso e basta, soprattutto se non si conosce il monumento, che è una delle testimonianze più celebri del passato di Roma. Nel servizio viene riportata semplicemente e brevemente la storia dell'Ara Pacis, che già nel passato fu sottoposta ad un trasferimento, voluto da Mussolini nel 1938. Non vi sono commenti di alcun genere, oltre la notizia. Unica aggiunta significativa,  il giudizio sull'ARA PACIS espresso da Alemanno appena l'opera fu inaugurata:

Mr Alemanno... in 2006 called Mr Meier's work a "scar in the heart of the city, an act of intellectual arrogance against the citizens".

(Il Sig. Alemanno nel 2006 definì l'opera del Sig. Meier "uno sfregio nel cuore della città, un atto di arroganza intellettuale nei confronti dei cittadini". )

Che in breve è come dire: "I Romani sono tutti degli incompetenti, degli ignoranti o giù di lì, non in grado di apprezzare questo lavoro."

Giudizio opinabile, ovviamente, la cui responsabilità ricade interamente su Alemanno.

 

Il commento, in questo caso particolare, si impone, anzi è doveroso da parte di chi si occupa di civiltà romana, nonché di storia e letteratura romana. Anzitutto sorprende e sconcerta questo atteggiamento di arroganza del nuovo sindaco, prima ancora di assumere la carica, impegnandosi a spostare addirittura in periferia tutta la struttura del monumento, costituita da una protezione di vetro e acciaio, che ha essenzialmente lo scopo di evitare danni ai delicati pannelli decorati a bassorilievo, pur consentendo al pubblico di ammirarne l'eccezionale qualità artistica che ne fanno un unicum.

 

Evidentemente il sindaco, seguendo le direttive della segreteria del suo partito, senza avere una competenza specifica né qualificata in campo artistico e storico, ritiene di poter svilire e contestare il progetto portato avanti dalla precedente amministrazione sulla base di un regolare concorso. Tutto questo per puro spirito di rivalsa ideologica di partito, non per validi motivi di natura culturale.

 

Insomma qui mi sembra che siamo ritornati al periodo dell'immediato dopoguerra, quando l'allora segretario del partito comunista Palmiro Togliatti, sulla rivista Rinascita lanciò una serie di pubbliche accuse nei riguardi di Elio Vittorini e della sua redazione, che in quel periodo curava il periodico IL POLITECNICO, rivista letteraria d'avanguardia. Il demerito di Vittorini, chiamiamolo così, sarebbe stato quello di aver ignorato le direttive della politica che dovevano, in ogni caso, avere la preminenza su quelle che erano le legittime aspirazioni della cultura a godere della massima libertà e indipendenza da ingerenze esterne. Una polemica che si protrasse per qualche anno, fino a quando, cioè, Vittorini, dopo aver messo bene in chiaro che non avrebbe mai accettato le direttive di una segreteria politica abbandonò il suo incarico, ormai incompatibile con il suo status di uomo di cultura libero da condizionamenti.

 

Stranamente, a distanza di oltre mezzo secolo, qui ci troviamo in una situazione analoga. L'unica differenza è che, al contrario di Vittorini, Alemanno non è un uomo di cultura, ma il funzionario di una segreteria di partito che dà la preminenza al partito rispetto alle esigenze della cultura. Quindi, ecco la coincidentia oppositorum, l'Ara Pacis vada pure spostata e sbattuta in periferia, lontana dal centro di Roma, costi quel che costi, perché è il retaggio di una amministrazione precedente, di indirizzo politico opposto. L'ideologia innanzi tutto; la cultura può benissimo passare in secondo ordine.

 

Ancora un commento a questo atteggiamento inqualificabile di Alemanno. Se questo rifiuto per l'opera del Meier è stato determinato dall'abbinamento di una struttura modernissima (la copertura di vetro e acciaio) sul blocco di pannelli, lasciando sconcertato lui e chi con lui e per lui dovrà lavorare in Campidoglio, farebbe bene che Alemanno dia uno sguardo a quanto anni fa è stato realizzato all'ingresso principale del Louvre a Parigi, ammirando quella piramide in vetro e acciaio che crea un avveniristico ponte fra passato e presente, anzi fra passato e futuro. Né mi risulta che dal 1989, anno della realizzazione dell'opera, ci siano state proteste o critiche feroci. Anche in quel caso il progettista fu un architetto straniero, pare di origine giapponese.

 

Per concludere. Se ad ogni cambio di governo o di amministrazione si dovesse procedere all'abbattimento o spostamento in altro sito di monumenti, palazzi e quant'altro, lasciati in eredità ai posteri, quanti palazzi e monumenti dovremmo abbattere, che invece ancora sopravvivono e resistono bene al tempo e alle vicende umane! Mi riferisco in particolare ai palazzi e costruzioni, residuo del periodo fascista, di cui Roma in particolare è piena, così come tante città italiane; eppure non si tratta in genere di opere di gran pregio, anche se ispirate alla romanità, in base alla moda vigente in quell'epoca. Le abbiamo ricevute in eredità e tuttora ce le teniamo, senza creare tanti drammi. Palazzi del governo, banche, palazzi delle poste, persino palazzi del "Fascio" esistono, sono lì, come testimonianza del nostro passato. Nessuno ha mai pensato di abbatterli, demolirli o ricostruirli.

 

Dulcis in fundo. Ad Alemanno mi sembra ben si adatti il vecchio detto latino: "Sutor, ne supra crepidam". Senza offesa.

 

A questo punto mi viene in mente un'idea. Perché non istituire un referendum fra i romani, per accertare come la pensano i cittadini di Roma, se sia davvero opportuno e necessario spostare l'Ara Pacis, senza l'intervento dei partiti?

 

 

 

Qui di seguito vi riporto il testo integrale del servizio pubblicato dal DAILY TELEGRAPH

 

The Daily Telegraph gives us some interesting news about Rome's new mayor:

ROME'S new Mayor Gianni Alemanno has renewed a pledge to remove a modern structure on the banks of the Tiber designed by US architect Richard Meier to protect an ancient monument.

The glass and marble structure surrounding the 2000-year-old Altar of Augustan Peace, inaugurated in 2006, is something "to remove," the right-wing Alemanno said today after taking the oath of office.


"It's obviously not the first priority," the former neo-fascist said, while adding: "We should review the structures in the city centre."

Mr Meier's work took seven years to build and drew harsh criticism, especially from the right.

The ancient white marble altar, built to commemorate the peace after the Emperor Augustus' triumphal return from wars in Spain and Gaul, features finely sculpted bas-reliefs.

The dictator Benito Mussolini had the structure moved to the banks of the Tiber in 1938.

Mr Alemanno, who unexpectedly won a run-off election on Tuesday against outgoing national Culture Minister Francesco Rutelli, in 2006 called Mr Meier's work a "scar in the heart of the city, an act of intellectual arrogance against the citizens".

He vowed that if the right took City Hall it would move the structure to the suburbs.

 

Posted by david meadows on May-01-08 at 5:11 AM

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