Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 23/08/2006
Perché il teatro? Qual è il suo scopo? È un anacronismo, una stranezza oltremodo datata, che si regge come un vecchio monumento o che si ripete come un’abitudine bislacca? Perché applaudiamo e a che cosa? Il palcoscenico ha un posto reale nella nostra vita? Che funzione può avere? A che cosa potrebbe rendersi utile? Che cosa potrebbe esplorare? Quali sono le sue qualità intrinseche? (Peter Brook - foto).
Luisa Ricci, attrice di Teatro diplomata presso l'Accademia Silvio D'Amico e laureata in Storia del Teatro e dello Spettacolo presso il DAMS, ci offre una sua visione del Teatro proiettandolo ai tempi attuali.
"L’arte del teatro è una delle espressioni più complete della natura dell’uomo. Ogni grande cultura vanta una gloriosa tradizione teatrale e mantiene viva la propria scuola d’arte, tramandando il sapere maturato nei secoli: brillano gli esempi dei teatri d’Oriente, della Russia, di Francia e Inghilterra. Noi italiani siamo depositari di una pratica teatrale mirabile, vantiamo il possesso di teatri che sono veri e propri gioielli architettonici, di scuole valide anche se non eccelse, di giovani artisti sempre più preparati e creativi, ma molto spesso ciò di cui sentiamo la mancanza è l’elemento principale della relazione: lo spettatore.
Una delle caratteristiche peculiari dell’arte scenica è proprio la sua volatilità, il suo svanire nel preciso istante in cui l’attore e il pubblico esauriscono il loro rito, per questa ragione ciò che restano sono solo racconti, testimonianze, costumi e architetture: elementi utili a ricostruire l’atto teatrale, ma non esaustivi dell’esperienza vissuta in prima persona. Unico modo per ovviare a questa mancanza: Esserci, partecipare come elemento attivo dell’evento scenico, essere spettatori non addormentati, ma critici e appassionati, tanto da creare un ideale “corpo a corpo tra attore e pubblico” di cui, credetemi, l’attore vi sarà grato perchè sentirà di essere parte di una reciprocità e non di recitare al vento.
Direte:”ma come si fa ad essere così partecipativi se molto spesso si fatica a stare svegli?!”...come darvi torto. Oltre allo sforzo di essere usciti di casa, aver affrontato il traffico estenuante magari in balia di pioggia o altri funesti fenomeni atmosferici, aver sgomitato al botteghino e pagato un notevole dazio chiamato biglietto, molto spesso venite bombardati da vetuste declamazioni che sarebbero state demodé anche a fine Ottocento, oppure vi ritrovate circondati da attori post-cantine-anni-settanta che sbraiteranno in tutti i modi pensabili per dimostrarvi che essere sperimentali nel nuovo millennio è ancora possibile...Ma non dimenticate che a volte vi sarà anche capitato di imbattervi in spettacoli emozionanti, visionari, animati da attori vibranti che sono riusciti a trascinarvi nel loro mondo per un paio d’ore. Solo per questo vale la pena di continuare ad andare a teatro, perchè nonostante tutto potreste prenderci gusto..."