Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 19/09/2006
Alejandro Gonzalez Inarritu c'insegna l'intelligenza delle ragioni del cuore, linguaggio comune a tutti i popoli della Terra...
Dopo aver visto il bellissimo “Babel” in anteprima alla Casa del Cinema a villa Borghese, ho avuto il piacere di ascoltare le sue pacate risposte ai giornalisti durante la conferenza stampa.
Inarritu risponde serenamente alle provocazioni, a chi lo “accusa” di aver fatto un film laico.
Babel, un film sull’incomunicabilità familiare, ma anche sulla incomunicabilità tout court, non vuole inasprire i toni apocalittici delle differenze culturali, al contrario, ci pone di fronte ad una evidenza apparentemente invisibile: qualunque sia il colore della nostra pelle, o il nome del Dio che preghiamo, dentro, siamo uguali. Quando soffriamo, piangiamo, proviamo un dolore profondo, quando la nostra richiesta di amore non viene apprezzata o compresa, siamo assolutamente uguali, siamo esseri umani. E credo che questo sia un discorso profondamente spirituale.
Io, che mi definisco una mistica, abbraccio totalmente questa “teoria” di Inarritu e lo ringrazio, dal profondo della mia anima, di aver fatto un film apparentemente così semplice, che parla una lingua universale, quella della musica e del cinema, quella dell’uguaglianza tra gli uomini nell’amore per chi amiamo, che è l’esperanto di tutti i popoli della Terra.
( Articolo di Susanna Gianpistone )