Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 21/09/2006
Rileggendo gli “Scritti Teatrali” di Bertold Brecht facciamo una riflessione sulla condizione dell’artista e della sua produzione.
“Da un po’ di tempo si tenta di rinnovare l’opera. Senza alterare il suo carattere culinario, si vuole attualizzarla nel contenuto e tecnicizzarla quanto alla forma. Siccome l’opera è cara al suo pubblico proprio per ciò che ha di arretrato, bisognerebbe poter contare sull’afflusso di un nuovo pubblico con nuovi appetiti” ... Bertold Brecht
Rileggendo gli “Scritti Teatrali” di Bertold Brecht colgo l’occasione di riflettere sulla condizione dell’artista e della sua produzione. Mi colpiscono le parole di disincanto sulla condizione dell’opera d’arte nell’epoca contemporanea, la forza e la consapevolezza d’altro canto con la quale si combatte per le proprie idee, la voglia di comunicare, di costruire insieme, l’umiltà. Problematiche estremamente attuali e ancora irrisolte, anzi orfane di attenzione e riguardo. E questo, direbbe Brecht, la dice lunga sullo stato dell’opera d’arte oggi.
Nelle pagine che aprono le osservazioni a “Mahagonny” viene messa in evidenza la condizione dell’artista all’interno del sistema, ovvero la sua dipendenza dall’apparato. Questa questione attraversa come un filo rosso tutta la raccolta dei saggi e ritorna quando esemplificata, quando sottointesa. In un certo senso è una riflessione che vale come introduzione all’opera di Brecht, al suo impegno e al suo impatto.
Il quadro definito è assolutamente lucido: l’artista è ridotto allo stato di fornitore. I mezzi di produzione non appartengono ai produttori né alla comunità. L’opera d’arte è diffusa non per il bene generale, in base ai desideri dell’artista, ma secondo le leggi del commercio, è valutata a seconda della sua smerciabilità, ha carattere di merce.
Così gli artisti ritengono di influenzare con la loro opera un apparato che invece si volge contro di loro. Esso accetta solo quel tipo di arte che è conveniente al sistema della società attuale ed elimina ciò che tende a fargli mutare funzione. Assimila le novità che non disturbano e non inducono a una riflessione, che portano al rinnovamento e non al cambiamento della società esistente.
Successo incondizionato in questo sistema è riservato a quella che Brecht chiama “opera culinaria”. È l’opera che è venduta come divertimento serale, “che da mezzo di godimento è divenuta merce”, che continua ad esistere non solo perché vecchia, ma perché le condizioni alle quali si addice sono tuttora quelle vecchie.
Come modificarla? Quali sono le possibilità di una nuova opera? Il tentativo è quello di sviluppare dal mezzo di divertimento un’istruzione, rilevare le contraddizioni nascoste all’interno della società. Mahagonny è un’opera culinaria perché piacevole ma il suo divertimento ha effetto provocatorio. Essa mette in questione il culinarismo attaccando la società che ha bisogno di simili opere e con questo assume una funzione di trasformazione della società.
Ciò che resta più vivo di questa lettura è un Brecht che guarda curioso un giovane attore scegliere un vecchio cappello, un Brecht che spiega istruzioni e tecniche ma per tutto il resto chiama alla discussione e lascia davvero spazio alla riflessione personale, un innovatore che conosce il valore della tradizione, un Brecht che rifiuta di fare solo un’arte della sua arte.
“Ma per intenderci: anche quando migliorate quello che fa l’uomo all’angolo della strada, voi fate meno di lui se il teatro che fate è meno significativo, ha motivi più futili, incide di meno sulla vita degli spettatori ed è meno utile” Bertold Brecht
( nella foto Bertold Brecht )
( articolo di Serena Gatti )