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Dalle ombre al Bunraku passando per i burattini

Teatro e teatro di figura, conosciamo la differenza?

A cura di Enzo Prisciandaro

Pubblicato il 23/09/2006

Cos'è il Teatro di figura, un pupettist è un attore? Un'analisi importante, redatta da una professionista del settore, Susanna Gianpistone.

foto intervento

Teatro e teatro di figura, esistono delle differenze?

Un pupettist è un attore?
Qualche mese fa ho fatto una piccola indagine sociologica al Dams di Roma. I risultati sono stati per me abbastanza sconcertanti. Su un campione di poco meno di venti persone, tra i 19 e i 78 anni ( ho dato qualche questionario anche a persone di passaggio alla facoltà di lettere) è risultato che solo una persona sapesse il significato della definizione teatro di figura, ma più per intuizione che per conoscenza diretta del termine figura. In merito alla professionalità del burattinaio, solo un paio di persone ritengono che il burattinaio sia più abile di un attore.
Alcuni, la maggior parte, associano il termine burattino all’infanzia, pochi sanno che il teatro di figura in Europa è teatro e basta.
Negli anni in cui ho girato il mondo con la Nuova Opera dei Burattini, l’ottanta per cento degli spettatori era costituita da adulti, che si divertivano come matti, perché lo spettacolo, Allegro con brio, era stato ideato
( la regia è di Michele Mirabella, persona coltissima, autore televisivo, presentatore..) per un pubblico adulto, poi potevano vederlo anche i bambini.
In compagnia eravamo laureati, musicisti professionisti, compositori, attori e attrici provenienti dalla prosa…
Non vorrei essere fraintesa, adoro i bambini e ho allestito molti spettacoli pensando a loro come utenti finali… ma il motivo per cui ho scelto di fare teatro è per comunicare a vari livelli.
Il teatro, come tutte le arti, deve produrre una catarsi, un cambiamento nel pubblico, sensibilizzare, interessare… attraverso codici diversi. Se faccio uno spettacolo per i bimbi cercherò di dargli risorse per imparare qualcosa di nuovo, per incuriosirli verso le diversità. Spesso tratto questo tema. Ma se faccio uno spettacolo diretto ai grandi il linguaggio cambia, i mezzi, cambiano.
Un pupazzo a grandezza umana è inquietante per un bimbo di tre anni, se lo userò con un bimbo, di certo si terrorizzerà, perché lo percepisce come un essere mostruoso, la fissità del volto, i movimenti, tutto lo spaventerà. Per un adulto invece il gioco è scoperto, l’adulto sa che davanti ha un pupazzo e maggiore sarà l’abilità nel muoverlo, maggiore sarà il divertimento e l’apprezzamento. Se a questo si aggiunge un testo intelligente, in cui è richiesta una partecipazione attiva delle sinapsi del pubblico, allora abbiamo semplicemente il Teatro.
Non c’è confine quindi nei Teatri. I confini sono dentro le menti umane, dove noi mettiamo limiti, lì si creano confini… e questo riguarda anche temi ben più scottanti, ad esempio gli integralismi religiosi.
Tornando a noi, chi muove pupazzi, di qualunque dimensione, deve essere prima attore, perché ciò che muove è un prolungamento del suo corpo, e se non è padrone dei suoi movimenti come può rendere credibile quello che fa con una parte di esso? Bisogna avere degli obiettivi chiari di qualunque azione si compia. Ci vuole un grado di conoscenza profonda di se e dello spazio, bisogna essere mimi, aver studiato danza, sapere di musica per contare le battute musicali, gli accenti, saper improvvisare, interagire con l’altro burattinaio, con l’altro pupazzo e con il pubblico, ovviamente.
Questo se si vuole fare dell’Arte.
Ma chi agita pupazzetti in gomma presso fusa, oggetti fatti in serie, che non ha costruito con le sue mani… beh, non è un burattinaio e non fa teatro… e personalmente, sarei più contenta se le agenzie di animatori non chiamassero i loro spettacoli di burattini, perché non sono spettacoli e non sono burattini quelli che usano. A voler essere buoni è un pessimo intrattenimento dove si scimmiottano le favole o i personaggi dei cartoni, usando male anche la voce…il microfono.
Insomma, non mi stupisco affatto quando i bambini di otto anni, a sentir parlare di burattini gli vengono i capelli dritti in testa, se gli spettacoli sono quelli, i capelli dritti vengono anche a me!

 

( articolo di Susanna Gianpistone )

 

 

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