Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 20/10/2006
La mia strada nell'arte dei Burattini e delle Marionette, scrive Susanna Gianpistone.
Quando pensiamo ai burattini e alle marionette, ai pupazzi e ai draghi cinesi, pensiamo subito alle sagre di paese, ai burattini visti in piazza o ai capodanni in luoghi esotici.
Ovvio, il teatro di figura è sempre stato, fino agli anni 70, teatro di strada o al massimo, teatro di folklore per turisti… ma in precedenza occupava un bel posto nell’immaginario collettivo.
Senza fare lacrimosi discorsi sul passato vediamo cosa è ora: un Teatro riconosciuto in Europa come forma di arte completa e multisemantica, utilizzato da registi e drammaturghi nei teatri di tutto il mondo.
Scusate se vi tiro le orecchie, ma se non siete a conoscenza del fenomeno è solo perché guardate troppa tv e vi siete fatti l’idea che esista solo quello che passa il convento…
Ma c’è un mare di cultura, tutto oltre la tv, che non aspetta che di essere esplorato.
Le mie radici di teatrante sono nella prosa. Da ragazzina sognavo di fare teatro di avanguardia, Grotowskij, Barba, quelle cose che quando vai a vederle dici… non ho capito niente ma mi ha dato delle forti emozioni…
Io debuttai come Giulietta, a quindici anni, in un allestimento coraggioso, tutto al femminile che rovesciava il teatro elisabettiano: se lì i ruoli femminili erano interpretati da fanciulli, qui erano le donne a diventare Coriolano o Macbeth.
E allora come sono diventata artista del teatro di figura?
Per mio padre. Pittore, scultore, ricercatore, affamato del mondo, mio padre esplorava tutti i codici possibili. All’epoca aveva una bottega delle arti, come quelle rinascimentali, aperta a tutti, e iniziò quasi per gioco a costruire prima burattini, poi delle magnifiche scenografie delle Mille e una Notte e la relative marionette.
Io ero fra gli allievi, ad assemblare corpi, scolpire volti, dipingere scenografie…
Poi capitò che la Nuova Opera dei Burattini, creata da Maria Signorelli, burattinaia di fama mondiale, avesse bisogno di un’apprendista e così cominciò la mia attività professionale.
All’inizio lo consideravo frustrante, poi ho cominciato a divertirmi, a costruire creature mie, frutto della mia fantasia… mi sono innamorata degli oggetti da far vivere con le mani e il corpo…
Mio padre si diverte a ricordare che Maria, quando aveva qualche problema tecnico, perché non sapeva come realizzare un certo effetto o altro, venisse nel suo studio e gli chiedesse un consiglio… naturalmente mio padre è stato il mio primo maestro, ma poi tornò, dopo quella relativamente breve parentesi, ad occuparsi di ricerca e pittura, le sue opere ospitate nei musei del mondo, e le nostre strade professionali si divisero.
A rischio di essere un po’ retorica vi invito a guardare sempre oltre quello che vi salta agli occhi. Un grande attore che conosco dice sempre:”Non fermarti alla prima idea che ti viene in mente, è banale, cercane almeno una seconda… e una terza…”.
Come dice la smemoranda, aprite la vostra mente, qualche cosa ci entrerà!
( articolo di Susanna Gianpistone )