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Teatro & Segnalazioni

Lo specchio del diavolo

A cura di Enzo Prisciandaro

Pubblicato il 31/10/2006

Al Teatro Limone di Moncalieri (TO), lo spettacolo di punta del discusso progetto "Domani"

foto intervento

Il Teatro Stabile di Torino propone al teatro Limone di Moncalieri “Lo specchio del diavolo”, uno degli spettacoli di punta del discusso progetto “Domani” coordinato da Luca Ronconi in occasione delle Olimpiadi di Torino 2006. Delle cinque titaniche messe in scena solo “Lo specchio del diavolo” e “Il silenzio dei comunisti” (che vede coinvolti tre interpreti eccezionali come Maria Paiato, Luigi Lo Cascio e Fausto Russo Alesi) vengono riproposti nell’attuale stagione, vista l’impossibilità di allestire nuovamente “Atti di guerra”, “Bioetica” e “Troilo e Cressida” per motivi logistici e di defezione di alcuni degli attori protagonisti.
“Lo specchio del diavolo” è stato appositamente scritto da Giorgio Ruffolo, che ha proposto un interessante saggio divulgativo su una disciplina – ostica ai più – come l’economia; Ronconi ha plasmato il testo, pur rimanendone fedele nei contenuti, creando uno spettacolo lungo quattro ore (che sarà mai? Fin troppo breve nella tempistica media ronconiana) in grado d’interessare, coinvolgere e appassionare il pubblico. La domanda iniziale coinvolge tutti noi:”L’economia è al servizio dell’uomo, o è l’uomo al servizio dell’economia?” e lo spettacolo cerca di dare non una risposta ma un proprio punto di vista su questa spinosa questione, attraverso una cavalcata storica che vede le alterne vicende di uomini, beni e denari, a partire dagli scimmioni primordiali che eravamo, fino ad Adamo ed Eva per arrivare alla nascita dell’Euro.
Lo spettacolo è corale e vede avvicendarsi giovani attori (la maggior parte provenienti dalla scuola del Piccolo di Milano e dallo Stabile di Torino) ad interpreti di grande esperienza quali Giovanni Crippa, Elia Schilton, Iaia Forte, Luca Lazzareschi; dice Ronconi della sua scelta spettacolare: “Mi sono messo dalla parte dell’ignoranza e non dalla parte della competenza. Ho voluto portare sulla scena questa duplice prospettiva riflettendola nella distribuzione degli attori: un gruppo di attori sa ed è detentore di un certo linguaggio; un altro gruppo invece non sa e cerca di decifrare un linguaggio che non conosce. In queste due prospettive gli spettatori, a seconda delle proprie competenze e dei propri interessi, possono immedesimarsi”; il fatto che tra il pubblico ci siano molti giovani testimonia la riuscita dell’intento del regista di dare gli strumenti per capire senza necessariamente tediare. Le scene sono imponenti, gli eleemnti scenografici cambiano di momento in momento nella forma e nell’utilizzo; i costumi di carta (sì, resistente ma vera carta) sono cuciti di tutto punto addosso agli attori e stupiscono per la varietà e la fantasia; tra gli attori non deludono Giacinto Palmarini e Francesca Ciocchetti (imperturbabili quanto sadici economisti), Elia Schilton (l’illuminato Roegen), Enzo Curcurù (col suo folle Napoleone III), Simone Toni (il pioniere vizioso John Law), solo per citarne alcuni.
“Lo specchio del diavolo” chiude con una lunga comparazione sui due preponderanti modelli economici odierni, quello americano e quello europeo (con chiara propensione per quest’ultimo): è da vedere, solo per questo finale invito non ad uno schieramento, ma ad una necessaria presa di responsabilità civile di ciascun cittadino. A tal proposito viene citato Schiller con la frase “”Contro la stupidità, anche gli dèi sono impotenti”, e Ruffolo risponde “Gli dèi forse. Gli uomini, no”.

 

( articolo di Luisa Ricci )

 

 

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