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Dalle ombre al Bunraku passando per i burattini

Come nasce un oggetto animato?

A cura di Enzo Prisciandaro

Pubblicato il 09/11/2006

Un oggetto nasce dalla forma utile al movimento, alla funzione che deve compiere, ma anche e soprattutto dalla suggestione visiva che voglio dare al pubblico.

foto intervento

Come nasce un oggetto animato?
Per me è semplice rispondere, quasi lapalissiano, un oggetto nasce dalla forma utile al movimento, alla funzione che deve compiere.
Ma anche e soprattutto dalla suggestione visiva che voglio dare al pubblico.
Se il mio personaggio vuole assomigliare ad un umano, cercherò quei tratti del viso che potranno esprimere la sua “maschera” il segno del suo carattere.
Se è autoritario la faccia deve esprimere questo sentimento portante, se è un pavido oltre ad avere magari una piccola bocca od occhi inespressivi, verrà anche mosso per esprimere la sua paura, ma anche, per contrasto, fargli fingere un atteggiamento smargiasso.
Questo lavoro presuppone la conoscenza dei caratteri della Commedia dell’Arte, da cui l’arte dei pupazzi mutua a volte situazioni e trame.
Oltre ai pupazzi a volte si devono costruire anche piccole macchine sceniche. Faccio un esempio…
la scena che devo realizzare è un inseguimento, i Romani che inseguono le Sabine, cosa che avviene nel mio spettacolo “Roma: la vera storia”. Siamo due animatori/pupettist e dobbiamo dare l’idea di un gruppo di inseguitori ed un gruppo ( le sabine) di fuggitive… l’idea che mi è venuta è stata quella di sagomare delle silouette femminili con le braccia in alto, persone che fuggono impaurite, che invocano aiuto, mentre gli inseguitori hanno sagome di corridori… le voci naturalmente, non potendo disporre di almeno 6/8 attori presenti fisicamente, sono registrate in studio. Le sagome, che rappresentano questi due gruppi, sono montate su un supporto che le fa oscillare su una base (non visibile per il pubblico), cosa che rende molto bene l’idea che stìano correndo…
Se voglio che una cosa sia visibile da grande distanza devo ingrandirla e colorarla in modo di amplificare i chiaro/scuri, al contrario, se costruisco un pupazzo per la televisione o per il cinema, deve essere levigato al mille per cento, la minima imperfezione diventa gigantesca e i sistemi per muoverla vanno studiati di volta in volta. Come ho già detto in altri articoli, lo stesso personaggio può essere costruito in più versioni, a seconda del movimento che deve compiere.
La cosa bella del teatro di animazione è che la fantasia si può sbizzarrire e qualunque oggetto può essere animato… attualmente sto pensando ad una progettualità, che coinvolga diversamente abili, in cui si animino attrezzi da cucina!
Se avete un bimbo per casa il primo “oggetto” da animare può essere il vostro indice, debitamente colorato con una penna con la quale disegnerete gli occhi ( due puntini) e la bocca ( chiusa o aperta, una linea, curva se sorride, una O se è stupito… e così via) e magari vestito con un fazzolettino di carta…
Ma anche matite, pennarelli, e qualunque altra cosa vi passi tra le mani, con la vostra fantasia, può diventare un personaggio della vostra favola o storia.
Le cose belle e le brutte, sono negli occhi di chi guarda…
Esercitate la vostra fantasia, animate il cellulare ( finalmente un uso nuovo), fate diventare i fili dell’MP3 un serpente… insomma, create!
Inventate con i vostri bambini, se non li avete fateveli prestare che vi divertite un mondo, storie nuove, raccontategli le favole che vogliono sentire anche mille volte, gli servono per elaborare un problema, una paura che non sanno elaborare a parole.
Le favole aiutano a crescere! Il gioco aiuta a crescere sani. Buttate i game-boy e le play-station, fate giochi VERI!

 

( articolo di Susanna Gianpistone )

 

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