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Recensioni Cinema

Babel

A cura di Enzo Prisciandaro

Pubblicato il 09/11/2006

Sofferenza, incapacità di comunicazione, modi di vivere diversi, sono all base del nuovo film del regista messicano che, ancora una volta, colpisce per la sua grande capacità di comprendere e descrivere gli animi umani.

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Titolo originale: Babel
Nazione: U.S.A.
Anno: 2006
Genere: Drammatico
Durata: 135'
Regia: Alejandro González Iñárritu
Info su IMDb: http://www.imdb.com/title/tt0449467
Cast: Cate Blanchett, Brad Pitt, Gael García Bernal, Mahima Chaudhry, Mahima Chaudhry, Kôji Yakusho, Shilpa Shetty, Lynsey Beauchamp
Produzione: Anonymous Content, Dune Films
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: Cannes 2006, 27 Ottobre 2006 (cinema)

 

Recensione:

 

Sofferenza, incapacità di comunicazione, modi di vivere diversi, sono all base del nuovo film del regista messicano che, ancora una volta, colpisce per la sua grande capacità di comprendere e descrivere gli animi umani.
Ancora un film dalla costruzione ed il montaggio unico per un Innaritu che come sempre svolge una perfetta indagine degli animi umani.
Tre microstorie unite da un unico denominatore: l'incapacità di comunicare , non solo tra lingue diverse, ma anche tra persone della stessa nazionalità, o addirittura della stessa famiglia, incapaci di comprendersi realmente.
Il film ha tre diverse ambientazioni: Giappone, Messico e sud del Marocco, non il Marocco dei turisti, ma quello della povera e semplice gente che vive di pastorizia, vive in un passato da noi dimenticato, e nel paese nordafricano si apre la prima scena da cui scaturisce l'input della narrazione: due adolescenti, figli di un pastore, per gioco provano il fucile che il padre ha dato loro per proteggere le capre e la pallottola colpisce accidentalmente una turista americana che viaggiava su un autobus di un viaggio organizzato; la donna americana colpita (C. Blanchett) si trova in Marocco per risolvere la crisi matrimoniale col marito (un sofferto ed invecchiato Brad Pitt) ed ha lasciato i figli in custodia alla domestica messicana che però non può mancare al matrimonio del figlio e porterà con sé i due bambini. Parallelamente, in Giappone, una giovane ragazza sordomuta ha grandi difficoltà a vivere la propria adolescenza; anche lei è un tassello del mosaico di Babel.
Il film colpisce per la capacità di indagine, per le ambientazioni curate e reali, per la musica in linea con l'atmosfera del film (non a caso si tratta del premio Oscar Gustavo Santaolalla) e come in "21 Grammi" si riesce a percepire il dolore e la tristezza dell'umanità che riesce a filtrare attraverso personaggi semplici, vicini a noi.
Si tratta di un cinema un po' più impegnato e forse non tutti hanno voglia di pensare troppo, come accade vedendo questo film, ma da tutti coloro che amano emozionarsi, "Babel" non può essere ignorato.

 

( articolo di Selene Coccato )

 

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