Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 21/11/2006
Una Londra distrutta dalla violenza, un mondo senza bambini, è il futuro che Cuaròn descrive nel suo nuovo film.
Titolo originale: Children of men
Nazione: U.S.A.
Anno: 2006
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 114'
Regia: Alfonso Cuarón
Sito ufficiale: www.childrenofmen.net
Sito italiano: www.uip.it/ifiglidegliuomini/
Cast: Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine, Chiwetel Ejiofor, Charlie Hunnam, Claire-Hope Ashitey, Ilario Bisi-Pedro, Lucy Briers
Produzione: Universal Pictures, Strike Entertainment, Beacon Communications LLC, Hit & Run Productions, Quietus Productions Ltd.
Distribuzione: UIP
Data di uscita: Venezia 2006
17 Novembre 2006 (cinema)
Recensione:
Immaginate un'iperbole dell'oggi e dei problemi che affliggono tutta l'umanità, immaginate una Londra del 2027 distrutta dalla violenza e dalle lotte tra sette nazionaliste, immaginate un uomo, Theo, che ha perso tutto, un disilluso senza alcun scopo nella vita se non trascorrere qualche giorno con un vecchio amico, lontano dal caos della città, in un ambiente dalle musiche e le atmosfere quasi bucoliche, ed ecco il film di Cuaròn. Un film duro, triste, con una sola flebile speranza, data dal bambino che deve nascere in un mondo dove più nessuno è in grado di procreare; e sarà proprio Theo a trasformarsi in un quasi improbabile eroe che difenderà a a spada tratta l'ultima donna rimasta incinta.
Il carisma e lo charme di Clive Owen bucano lo schermo, il film ruota intorno a lui e alla sua capacità di attrarre ogni sguardo ed interesse, lo spettatore vive la sua disperazione: quella di un uomo che non ha più nulla; vive accanto a lui la speranza di un nuovo mondo; lotta, si spera accanto a lui. Ognuno di noi è in grado di identificarsi in questo eroe semplice, in questo eroe del popolo, perciò questa pellicola è in grado di appassionare e coinvolgere, lasciando il tempo di riflettere, di pensare all'oggi e a ciò che sarà il domani.
Cuaròn tratta temi importanti senza banalità né retorica e il film merita di essere visto soprattutto per una lunga pausa di riflessione.
( articolo di Selene Coccato )