Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 06/12/2006
Attori e pupazzi danno vita allo straordinario Musical che a Londra e negli States è già un cult.
...Leggenda metropolitana vuole che Gary Coleman, il leggendario Arnold della fortunata serie tv, dopo l’enorme successo sia caduto in bancarotta (derubato dai suoi genitori) e per vivere faccia il parcheggiatore. Gli spettatori di Broadway e della West End lo trovano invece in Avenue Q, scalcinata strada newyorkese, in cui sopravvive facendo il tuttofare e cercando di evitare che la gente gli chieda di dire “Che cavolo stai dicendo Willis?!”...Gary Coleman (ma vi avverto che non è quello vero, è solo un personaggio!) ha come amici una coppia di spiantati, quattro pupazzi e due mostri: questo eterogeneo vicinato è il protagonista del nuovo musical “AVENUE Q”, al Noel Coward Theatre di Londra.

Negli Stati Uniti lo spettacolo è già un cult, impazzano magliette e gadgets e il cd con le canzoni va a ruba; a Londra “Avenue Q” è lo spettacolo più richiesto, ha già vinto svariati premi tra cui il Variety Club Award, e soprattutto colleziona migliaia di fan accaniti che si ritrovano davanti all’uscita degli artisti a cantare “It sucks to be me” (letteralmente: “Fa schifo essere me!”) in attesa che i protagonisti escano dai camerini, acclamati come rockstar...unica stranezza? I protagonisti sono dei PUPAZZI!
Avenue Q è un eccezionale spettacolo in cui recitano insieme umani e pupazzi (o meglio “Puppets”), che spesso sono più umani degli uomini: tutto si svolge in questa strada di periferia, dove nascono amori, si litiga, ci si odia e si stringono amicizie. I nostri pupazzi affrontano la vita con tutte le sue difficoltà: sono dei trentenni disoccupati, non sanno che fare della loro esistenza, non hanno una casa, affrontano i postumi di una sbronza, hanno delusioni d’amore e tradiscono o fanno i conti con la propria omosessualità, tanto da ritrovarsi a cantare disincantati “It sucks to be me”. Ogni pupazzo ha un alter ego umano che lo fa muovere, gli presta la voce e partecipa empaticamente agli eventi, in un’esilerante alleanza tra esseri in carne ossa e in gomma piuma: qui non siamo al “Muppets Show” (anche se alcuni dei pupazzi sono molto simili ai progenitori capeggiati da Kermit la rana) e gli attori non sono nascosti, anzi spiccano come bravi interpreti dalle straordinarie voci, nonostante i pupazzi restino i protagonisti assoluti.
Altra grande differenza con i Muppets: gli abitanti di Avenue Q sono volgari, non sanno dove sia di casa il politically-correct, fanno sesso (sia etero che gay) e amano la pornografia, si scambiano insulti, ma a loro (e al vecchio Arnold) si perdona tutto!

Tutto in “Avenue Q” ha un che di dissociato: mentre le scenografie sono colorate e i brani musicali sono orecchiabili, allegri e cantati con un perenne sorriso, le parole delle canzoni sono meno rassicuranti e recitano “Everyone is a little bit racist, so relax” (Oguno di noi è un po’ razzista, quindi stai tranquillo), “Internet is for porn”, “If you were gay that would be ok: it’s in your DNA” (Se fossi gay andrebbe bene: è nel tuo DNA), “Is there anyone here who doesn’t suck to be?” (c’è qualcuno qui a cui non faccia schifo essere se stesso?), “Being on a elevator when somebody shout ‘hold the door!’..fuck you lady that’s what stairs are for” (stare su un ascensore quando uno grida ‘tenete la porta!’...f** signora, ecco a che servono le scale) e così via...si ride, si ghigna sarcasticamente e ci si commuove, ci si rispecchia nelle vite disastrate dei protagonisti e non si può uscire senza canticchiare uno dei motivetti dello spettacolo. Difficile da descrivere quanto possa essere divertente. Correte a vederlo, se potete.
( articolo di Luisa Ricci )