Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 04/01/2007
“Non ambivo a diventare un grande attore, di quelli ne nasce uno ogni cento anni: speravo di diventare un attore di grande qualità”.
PER NON DIMENTICARE AROLDO TIERI
L’attore 89enne si è spento pochi giorni fa lasciando un gran vuoto nel mondo dello spettacolo. In tanti si sono accalcati per dare l’ultimo saluto a quel grande attore che era Aroldo Tieri; Le televisioni hanno fatto a gara per individuare i volti noti tra la folla, per creare un superfluo borsino delle presenze: Il sindaco Veltroni e l’ex assessore Borgna (che aveva promosso un anno fa una bella mostra sulla carriera di Tieri alla Casa dei Teatri, consolazione del fatto che non sempre il riconoscimento di un artista deve essere postumo!), i colleghi attori come Umberto Orsini o Renato De Carmine, registi, persino un inaspettato Renato Zero...tante persone attorno alla compagna di vita e di lavoro Giuliana Lojodice, a testimonianza dell’affetto e della stima che Aroldo Tieri ha raccolto nel suo lungo percorso.
La sua ultima apparizione sulle scene risale al 1999 con “L’amante inglese” per la regia di Giancarlo Sepe, poi il ritiro per motivi di salute, non senza una nota critica sulla condizione di disagio dei lavoratori dello spettacolo data dalla carenza di sostegni pubblici e dalla lobby degli importanti organizzatori teatrali che strozzano le piccole compagnie indipendenti (come dargli torto, aggiungo io). L’ultima volta davanti alla macchina da presa è stato negli irriconoscibili panni del giudice scimmione in “Pinocchio” di Benigni.

Figlio del giornalista e drammaturgo Vincenzo Tieri, l’attore si diplomò giovanissimo presso la nascente Accademia Nazionale d’Arte Drammatica e subito iniziò una brillante carriera debuttando con Andreina Pagnani e Carlo Ninchi per approdare alla compagnia del Teatro Eliseo assieme a Rina Morelli, Paolo Stoppa e Gino Cervi. Si definiva un “attore per tutte le stagioni”, eclettico e malleabile, in grado di spaziare dal teatro d’avanspettacolo (assieme ad Anna Magnani e Walter Chiari), passando per il cinema ed approdando alla televisione di cui divenne volto noto per sceneggiati come “Nicola Nickelby” e “La foresta pietrificata”, ma soprattutto per la conduzione di “Canzonissima” nel 1960. Di lui Indro Montanelli diceva: “Che misurato attore che è Aroldo Tieri: ma quale capacità possiede d’improvviasre scatti, umori umbrosi, con quella sua voce dove l’origine calabrese affiora appena, educata com’è dalla dizione che pure non ha congelato nei propri canoni”.
Nella sua carriera Aroldo Tieri è stato attore protagonista, comprimario, molti lo conosceranno come spalla di Totò al cinema o come interprete della più classica commedia all’italiana diretto da Steno, Sergio Corbucci, Lucio Fulci, Pietro Germi, in cui spesso si trovava ad interpretare il fidanzato iroso e geloso; in tutto ha collezionato 126 film. Dice Tullio Kezich:”Senza quei cento piccoli film oggi non avremmo un grande attore”.

Negli anni ’50 l’incontro con Giuliana Lojodice, stupenda attrice con cui ha condiviso quarant’anni di sodalizio umano e artistico: questo indistruttibile binomio ha dato vita a spettacoli da ricordare come “Un marito” per la regia di De Bosio, “Il misantropo” diretto da Squarzina, “Marionette che passione” e “Care conoscenze, cattive memorie” diretti da G. Sepe. Del suo lavoro Aroldo Tieri diceva: “sono stato un attore
‘particolare’, nè più bravo nè migliore di altri, ma che ha lavorato nel rigore più accanito e riservato” , ma il suo valore va molto oltre: è un altro pezzo di storia che se ne va, per unirsi gli altri mostri sacri della sua generazione, da Salvo Randone ad Enrico Maria Salerno, Alberto Lionello, Vittorio Gassman. E noi rimaniamo sempre più soli.
( articolo di Luisa Ricci )