Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 10/01/2007
Nella notte è morto Carlo Ponti, uno dei produttori più importanti del nostro cinema.
Mio malgrado, sembra che ultimamente mi stia specializzando nello scrivere quelli che in gergo sono detti “coccodrilli”: non che io abbia un gusto particolare nell’andare a caccia di necrologi, ma ci sono dei momenti in cui il mondo dello spettacolo è funestato da perdite che si avvicendano, penso ad esempio al gennaio del 1999 quando nel giro di pochi giorni il mondo del teatro fu orbato di due grandi padri: Jacques Lecoq e Jerzy Grotowski. La scorsa notte si è spento, all’età di 94 anni, un altro grande vecchio che ha reso grande il cinema italiano: Carlo Ponti.
Oramai conosciuto ai più come “il marito di Sophia Loren”, Ponti è stato uno dei produttori cinematografici più fecondi e lungimiranti del nostro cinema; è stato sempre descritto come una personalità autoritaria e di polso, che voleva dire la sua sui film che produceva (arrivando fino allo scontro con i registi, si pensi a Vittorio De Sica per l’ “Oro di Napoli” o Marco Ferreri), ed ha permesso la realizzazione di film che oramai sono entrati nella storia del cinema e del costume.

Ponti iniziò la sua lunga carriera negli anni ’40, dopo la laurea in giurisprudenza, producendo film di Lattuada, Germi, Soldati; negli anni ’50 dopo la collaborazione con Dino De Laurentiis con cui realizzò pietre miliari come “ La strada” di Fellini, “Germania ’51” di Rossellini, “Anni facili” di Zampa, continuò il suo personale percorso che lo portò a produrre circa 140 film di cui ricorderemo una parte tutto d’un fiato proprio per dare l’idea di quale perizia culturale e imprenditoriale caratterizzasse Carlo Ponti: “il ferroviere” di Germi, “Lady L” di Peter Ustinov, “L’isola di Arturo” e “La noia” di Damiani, “La donna scimmia” di Ferreri, “Una giornata particolare” e “Brutti sporchi e cattivi” di Scola, “Blow up”, “Zabriskie Point” e “Professione reporter” grazie al connubio con Michelangelo Antonioni, per non parlare del successo internazionale del “Dottor Zivago” di David Lean; e poi gli Oscar, per film come “La ciociara” o “Ieri, oggi e domani” e il lungo sodalizio con la compagna e poi moglie Sophia Loren (il suo essere “diva” è il capolavoro di Ponti, artefice di buona parte del successo dell’attrice), da cui ha avuto i figli Carlo Jr ed Edoardo e con cui ha riempito infinite colonne di cronaca rosa ai tempi dello scandalo dato dalla loro unione. In una desolata realtà come quella attuale, in cui gli unici film producibili (perchè i pochi che richiamano ancora pubblico, oltre ai kolossal hollywoodiani) sono quelli dei Vanzina e dei comici usciti da Zelig, rimpiangeremo pionieri come lui, che hanno speso una vita a realizzare film nati da autori, grandi attori e registi di valore incommensurabile.
( articolo di Luisa Ricci )