Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 12/01/2007
Il teatro, arte viva o morta? Ha un senso fare teatro oggi? Che consiglio dare a chi comincia?
Fare teatro mi diverte molto. Si fatica come bestie, si provano per ore movimenti che in scena durano pochi minuti. Ma l’attenzione creativa del pubblico si sente, si percepisce.
Continuo a fare training, sempre, comunque. Bisogna sempre rimettersi in gioco, in discussione. Non si è mai arrivati. Il teatro è come il poker, non hai mai la certezza di vincere, c’è sempre qualcosa di inaspettato che può battere il tuo colore, la tua scala reale.
Il teatro si fa per sottrazione, si parte mettendo tutte le energie, le possibilità, improvvisando anche, sul testo, occupando a rotazione tutti i personaggi, almeno, quando io curo le regie faccio così, poi si scava, si toglie. Allestire uno spettacolo somiglia un po’ alla costruzione di un castello di sabbia, si mettono vicino delle forme, si scavano tunnel, si va in profondità, e al pari di un castello, quando è tutto finito e pronto per il pubblico, si consuma l’evento. Poi, il tempo, le onde, sfaldano il castello…
Il teatro è effimero, e in quanto tale dovrebbe essere il fulcro del nostro tempo, destinato a vivere nella mente di chi ha allestito lo spettacolo e di chi ne ha fruito…
Come sommi pasticceri, dopo aver lavorato ore ad un magnifico dolce, questo svanisce, deliziando i palati dei golosi.
Vi invito, soprattutto che vuole fare di questo lavoro un’arte, a leggere testi di Peter Brook, di Jerzy Grotowskij, Eugenio Barba. Chiunque voi siate, se volete essere dei seri professionisti, anche se vorrete solo fare cinema, dovete conoscervi approfonditamente. Dovete conoscere il vostro corpo, le intenzioni, i sentimenti, per dominarli.
Diderot, nel suo “Paradosso dell’attore” sostiene che quanto più un attore è “freddo”, quanto più riuscirà a trasmettere emozione, mentre se si prova un’emozione, non la si trasmetterà al pubblico.
L’ho provato sulla mia pelle, garantito.
Quando s’interpreta un personaggio si è “doppi”, perché siamo un po’ dentro, gli accenti con cui esprimiamo le emozioni somigliano ai nostri, la voce è la nostra, ma anche fuori, perché ci osserviamo, controlliamo l’emozione.
Cominciate a verificare se siete in grado di contenere un’emozione, di dissimularla. E’ già qualcosa.
Quando leggete per la prima volta un testo teatrale non interpretatelo, cercate solo di capire quello che leggete. E’ già molto. Non cercate di attualizzare il testo cambiando le parole, soprattutto se si tratta di un classico. Cercate l’etimologia delle parole, la radice, il teatro va sempre alla radice del significato profondo delle parole, oltre le parole.
Bene, se siete interessati ad approfondire scrivetemi nel forum!
( articolo di Susanna Gianpistone )