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Scenotecnica, tecnica del Palcoscenico

Scenotecnica: il graticcio

A cura di Enzo Prisciandaro

Pubblicato il 26/01/2007

La soffitta delle meraviglie: tagli, tiri, corde e rocchetti.

foto intervento

Continuando un’ipotetica passeggiata sul palco di un teatro all’Italiana, possiamo levare lo sguardo al soffitto, che in questo caso chiameremo soffitta. Sopra le nostre teste, grande quanto il piano di palcoscenico, si stende una griglia metallica o di legno, parallela alla linea del sipario dalla quale scendono le corde e i cavi che reggono le parti della scenografia e le barre dei proiettori: il graticcio.

Le barre, tendenzialmente a sezione quadrata, che compongono questa griglia vengono chiamate stagge o travetti, e sono larghe circa una spanna. Nelle linee “vuote” che corrono tra i travetti, dette tagli, si trovano le carrucole sulle quali scorrono le corde e i cavi che sostengono e movimentano le parti della scena. Le carrucole, che possono essere di legno tornito, ma anche di plastica dura o metallo, sono chiamate rocchetti, mentre le corde, prese singolarmente o nel loro insieme all’interno di un taglio, vengono dette tiri.

Proviamo ora a camminare su un graticcio, seguendo la linea dei travetti con cautela, senza porre il piede in fallo in un taglio (i graticci su cui si può camminare hanno tagli non troppo grandi, per impedire che un piede o una gamba possano infilarsi nel vuoto: ma non tutti i fisici sono uguali, quindi è buona regola camminare di traverso su un graticcio che non si conosce appieno). Sopra le nostre teste c’è il tetto del teatro; ai nostri piedi, abbastanza lontano, si stende il piano del palcoscenico. Lungo la parete del graticcio, appese ai ganci, si trovano le matasse di corde avvolte ordinatamente, pronte a venire calate.

I rocchetti più tradizionali sono di legno duro, scavati al centro per creare una gola ove possa scorrere agevolmente il tiro; una barra di tondino metallico li attraversa, creando l’asse sul quale i rocchetti possono ruotare. Le due estremità del tondino sono appiattite e forate, per poterle inchiodare ai due travetti sui quali poggia. Esistono rocchetti che si bloccano con un sistema a incastro sulle stagge, altri, quelli per i graticci metallici, che presentano dei perni da incastrare negli appositi fori delle stagge d’acciaio...l’importante è che una volta stabilita la posizione del tiro, vi si possa posizionare un rocchetto che vi resti senza tema di muoversi o cascare, fino allo smontaggio dello spettacolo. Parleremo del sistema dei tiri, approfondendo l’argomento “graticcio” la prossima settimana.

Un’accortezza fondamentale, quando si sale in graticcio, è quella di svuotarsi completamente le tasche da qualunque oggetto possa cascare dai tagli, prima di porvi piede: tutti gli strumenti pericolosi che vi si utilizzano, infatti (martello, chiavi, avvitatori...) sono usualmente messi in sicurezza da corde che li assicurano ai travetti stessi o a ingombranti scatole, e fanno parte della dotazione del graticcio stesso.

L’oggetto più prezioso visto cadere da una soffitta: una macchina fotografica digitale nuovissima; il più pericoloso: un punteruolo di metallo. 
 

( articolo di Benedetta Dalai )
 
 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE SCENOTECNICA:

BRUNO MELLO: Trattato di scenotecnica. Serie Gorlich, De Agostini, Novara, 1962.

EMANUELE LUZZATI, TONINO CONTE: Facciamo insieme teatro. Einaudi "Gli struzzi", Torino, 1977.

DARIO FO: Manuale minimo dell'attore. Einaudi "Stile libero", Torino, 1987/97.

TEATRO ALLA SCALA, LA MAGNIFICA FABBRICA. Ed. Electa Mondadori, Milano, 2005.

BENEDETTA DALAI: ABC della scenotecnica. Dino Audino Editore, Roma, 2006

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