Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 31/01/2007
Continuano gli approfondimenti sul graticcio. Corde, nodi, tiri e movimentazione degli elementi di scena.
Dopo aver esaminato il graticcio come spazio, parliamo ora del suo utilizzo. Com’è logico, dal graticcio, passando sopra ai rocchetti sistemati nei tagli, si calano le corde che si legheranno alle parti delle scene che vanno sostenute, oppure calate o issate per scomparire dalla vista degli spettatori.
Le corde utilizzate nei teatri tradizionali sono di canapa ritorta e il loro diametro può variare secondo il peso che devono sostenere: le corde da 6mm di diametro sono generalmente le più sottili tra quelle calate dal graticcio, quelle da 8mm rappresentano uno standard, quelle da 1cm si utilizzano per sostenere le barre dei proiettori, mentre quelle da 12mm sono destinate ai carichi eccezionali. Se poi il peso da sostenere fosse veramente enorme, si utilizzano i cavi d’acciaio o i motori: ma questo è già un argomento a parte.
Un paio di articoli addietro abbiamo parlato di mantegni e ballatoi, argomenti che oggi rispolveriamo per chiarire l’idea di un tiro. Partendo dal concetto primario del tiro, cioè quello di una corda singola che, calata o issata fa apparire o sparire un oggetto dalla scena (poniamo un paniere colmo di cibo che arriva dall’alto a un affamato personaggio), necessiteremo dei seguenti elementi: l’oggetto da movimentare (che sia abbastanza pesante da poter essere “sentito” sia dalla corda che da chi la manovra), la corda che rappresenta il tiro, il rocchetto sul quale scorre la corda, un secondo rocchetto, più grande, posto al limitare destro o sinistro del graticcio, detto rocchetto di testa, sul quale scorre il nostro tiro per ridiscendere verso il palcoscenico e una barra (mantegno a muro o corrimano del ballatoio) attorno alla quale legare la corda quando il nostro elemento di scena si trova nella posizione prestabilita. Per chiarirsi le idee sullo spazio teatrale e sui graticci, consiglio una visita virtuale al sito del Teatro Valli di Reggio Emilia (www.iteatri.re.it): non solo per la quantità di immagini presenti sul sito, ma anche per avere la possibilità di visitare un teatro bellissimo e ben conservato. Se poi vi scappasse una gita non solo virtuale sul palco, garantisco che ne vale davvero la pena.
Afferrato il concetto di tiro singolo, possiamo ampliare il discorso e parlare di tiri a due, tre...otto corde, che magari sostengono la barra di testa dei grandi fondali; quel che importa è che ogni corda abbia il suo rocchetto, che tutte le corde, correndo lungo il taglio, si raggruppino sul rocchetto di testa (o su due/tre rocchetti di testa affiancati, se le corde fossero molte), così da scendere verso il palco tutte insieme e poter essere legate al mantegno come un unico mazzo. Naturalmente a questa teoria ci dono le debite eccezioni, come, ad esempio, i tiri in diagonale, dove le corde non corrono più lungo lo stesso taglio, ma questo è un discorso da affrontare più avanti.
Nel prossimo articolo concluderemo il discorso sul graticcio, parlando della messa a punto delle corde e delle legature tipiche del teatro all’Italiana.
Qual’è la parola che mai e poi mai si può pronunciare in un teatro francese perché porta jella? Proprio “corda” (sostituita da gande o fil), termine che noi invece pronunciamo senza problemi, perché nella nostra cultura sono altri (molti!) i tabù del teatro.
( articolo di Benedetta Dalai )
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE SCENOTECNICA:
BRUNO MELLO: Trattato di scenotecnica. Serie Gorlich, De Agostini, Novara, 1962.
EMANUELE LUZZATI, TONINO CONTE: Facciamo insieme teatro. Einaudi "Gli struzzi", Torino, 1977.
DARIO FO: Manuale minimo dell'attore. Einaudi "Stile libero", Torino, 1987/97.
TEATRO ALLA SCALA, LA MAGNIFICA FABBRICA. Ed. Electa Mondadori, Milano, 2005.
BENEDETTA DALAI: ABC della scenotecnica. Dino Audino Editore, Roma, 2006