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Dalle ombre al Bunraku passando per i burattini

Teatro e spettacolo da Oriente a Occidente

A cura di Enzo Prisciandaro

Pubblicato il 31/01/2007

Cosa è obbligatorio sapere se volete occuparvi di teatro…

foto intervento

Se pensate che solo l’Occidente abbia generato geni come Moliere, Shakespeare o Pirandello dovete ricredervi.

Da sempre ci sono stati contatti e contaminazioni tra Oriente e Occidente. Sia come drammaturgia, che come pratica dell’attore.

Quando l’uomo ha sentito la necessità di esorcizzare le pratiche della vita quotidiana con rituali per la caccia, offerte sacre, danze e canti, è nato il primo nucleo antropologico del teatro.

Peter Brook sostiene a ragione, che in India è stato sperimentato tutto il possibile, da secoli e secoli… e che dire delle forme teatrali giapponesi, del Kabuki, del Bunraku, del Teatro No?

In queste millenarie culture che venivano eurocentricamente vissute come una sola, si tramandavano miti e poemi, drammi e cicli epici da far impallidire Dante Alighieri e lo stesso Ariosto.

La nostra ignoranza circa l’enorme varietà di forme teatrali orientali è abissale!

Per darvi qualche notiziola facilmente digeribile vi do un breve cenno della storia del Bunraku, teatro giapponese del XVI secolo, giunto a fatica ai nostri giorni sia per mancanza di sovvenzioni ( allora non ce li abbiamo solo noi poveri teatranti italiani questo problema!)che di allievi.

 

Bunraku

 

Il Bunraku è un’arte difficilissima. L’apprendistato dura decenni.

Le teste dei personaggi sono scolpite nel legno e dipinte, muovono gli occhi, le sopracciglia, la bocca.

Le braccia hanno mani prensili. Sono marionette senza fili alte fino a 120 centimetri.

Il Maestro muove la testa e il braccio destro, il secondo, nell’ordine gerarchico, muove il braccio sinistro, il terzo muove i piedi e le articolazioni delle gambe. Un musico, visibile in scena, canta il dramma.

Il testo più famoso riguarda due infelici amanti che si suicidano insieme con la spada usata per il karakiri .

Provate ad immaginare un balletto con le maggiori etoile della danza ed avrete una vaga idea della perfezione e dell’armonia del movimento di questi artisti.

Nella storia degli amanti, sono in sei, vestiti di nero e incappucciati, come un unico organismo danno vita ai due infelici, mostrandoci la passione, il trasporto sensuale, l’intensità del sentimento e del dolore che li condurrà al suicidio.

Brecht li avrebbe trovati assolutamente estraniati e stranianti, sia perché è il musico a dare voce ad essi, come in un racconto epico, sia perché chi li muove è visibile.

Pure è notevole l’emozione e il coinvolgimento del pubblico.

Io, che ho l’onore di muovere pupazzi e marionette, sono fiera di appartenere in qualche modo a questa particolare scuola di pensiero, dove si può gioire ed esultare per ogni più piccolo progresso quotidiano.

 

( articolo di Susanna Gianpistone )

 

 

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