Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 03/02/2007
Addio al Maestro Lele Luzzati: grande scenografo e illustratore, ha colorato un’epoca.
Il 26 Gennaio è mancato a Genova, a 85 anni, lo scenografo e illustratore Emanuele Luzzati. Era ancora attivissimo, nella grande casa signorile dove aveva abitato fino a poco tempo prima con la mamma, amatissima e creatrice di grandi arazzi che eseguiva su disegno del figlio.
Luzzati aveva studiato arte a Losanna, durante la guerra, costretto fuggire in Svizzera per via delle leggi razziali: per tutta la vita continuerà a definirsi “artista ebreo” e a intrecciare solidi rapporti con la comunità ebraica e le sue tradizioni. Aveva cominciato giovanissimo a realizzare scenografie che fin da subito hanno portato il suo stile: collages di carte, tessuti, oggetti disparati, ritagli, scarti e tanto, tanto colore e ironia.
Luzzati ha realizzato un’infinità di scenografie per la prosa e per l’Opera, è stato candidato all’Oscar per i suoi cartoni animati (chi non ha visto il suo “Pulcinella”, oppure “I paladini di Francia”, “Il Flauto magico”, “La gazza ladra” o i titoli di testa de “L’armata Brancaleone”?) e ha illustrato centinaia di libri.
Per chi lavora in teatro, Luzzati (“Lele” per gli amici) è una figura di riferimento forte e presente: insieme a pochi altri scenografi ha attraversato la seconda metà del ‘900 italiano lasciando la sua impronta inconfondibile su tanti spettacoli, rendendoli unici.
Dal 2001, al porto di Genova, c’è il suo museo: scene, bozzetti, Papagene, Regine della Notte, Pulcinella, Re Ubu; i personaggi che hanno contraddistinto il percorso artistico e poetico luzzatiano fanno da anfitrioni.
Il mio primo incontro con il lavoro di Luzzati è stato forse in occasione di una retrospettiva da lui stesso curata (il soffitto della Galleria era dipinto: fogliame, frutta, fiori, uccelli, volti sorridenti) da cui, bambina, mi ricordo di essere uscita quasi frastornata. Ma forse avevo già letto e riletto le “Fiabe Italiane” curate da Calvino e illustrate da Luzzati, oppure avevo già visto “La gazza ladra” o “Pulcinella” in tv.
Quando per la tesi, ovviamente su di lui, sono andata a trovarlo, si è seduto sulla sponda del letto della sua cameretta di ragazzo e si è lasciato intervistare quietamente, mentre un paio di pulcinella ci spiavano dallo scaffale della libreria: ricordo che non mi era nemmeno parso strano, lì per lì, che uno scenografo così importante ricevesse in maniera così informale.
L’ho rivisto l’ultima volta tre anni fa, sul palcoscenico di un teatro d’Opera: piccolo e magro, appoggiato al braccio di Santuzza Calì, la costumista con cui collaborava da tanti anni, girava per il palco controllando che le scene del “Flauto magico” fossero a posto per il debutto. Mi sono fatta coraggio e mi sono avvicinata per salutarlo: ero emozionata. Non mi ha riconosciuta, ovviamente: mi ha chiesto quando avessi scritto la tesi, se fossi stata da lui, a Genova, e mi salutò con garbo. Ho pensato, allora, a quanti, come me, lo avessero fermato per complimentarsi con lui, e che certo non poteva ricordarsi di tutti. E oggi, pensare che siamo tanti a salutare e ringraziare Luzzati per il suo lavoro mi fa sentire un po’meno triste.
( articolo di Benedetta Dalai )