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Scenotecnica, tecnica del Palcoscenico

Scenotecnica: Il graticcio 3a parte.

A cura di Enzo Prisciandaro

Pubblicato il 05/02/2007

Scenotecnica, corde e tiri: istruzioni per l’uso. Dal graticcio al palcoscenico: legare quinte, fondali ed elementi scenici.

foto intervento

Dal palco siamo saliti in graticcio; abbiamo osservato corde, rocchetti e tagli. Ora cercheremo di capire quello che effettivamente ci preme, e cioè come si utilizzano. Nella foto a sx Rocchetto tradizionale su un taglio.

Poniamo di dover spiegare un fondale sullo sfondo della scena (è vero: non abbiamo ancora trattato gli elementi scenografici, ma sarà l’argomento del prossimo articolo); il fondale è largo una quindicina di metri e alto altrettanto, quindi va issato con un certo numero di corde, generalmente cinque. Perché le corde in numero dispari? Perché questo ci permette di far coincidere il centro del fondale con quello del graticcio, assicurandoci così una visione simmetrica dell’elemento scenico. Ovviamente, non si allaccia direttamente il fondale alle corde del tiro, bensì a uno stangone, largo quanto il pezzo. Lo stangone di testa è un listello d’abete con sezione variabile (ad esempio 3 x 5 cm, oppure 5 x 9 cm), ottenuto giuntando i legni con colla e chiodi, tramite un procedimento a incastro per ottenere la lunghezza necessaria all’utilizzo sul palco. Non esistono in vendita listelli da 15 metri o più: la lunghezza massima del legname in commercio è generalmente di 4 metri, quindi è ovvio che lo stangone vada costruito, come vedremo nei prossimi capitoli.

Foto

Nella foto a dx Legatura del fondale.

Torniamo sul graticcio: lo stangone è stato posato sul palco, nella posizione  in cui si vuole il fondale; il macchinista che effettua il tiro, detto soffittista, si piazza sul taglio che gi sembra perfettamente a piombo sullo stangone, cala la corda, svolgendo il mazzo preso dalla parete e, se ha visto giusto, si identifica il taglio “buono” per il tiro e si piazzano i rocchetti nella posizione in cui si vogliono le altre corde. Dove si piazzano le corde? Generalmente equidistanti l’una dall’altra, considerando che le due più laterali devono essere legate quasi ai due estremi dello stangone:  nel nostro caso, cinque corde su 15 metri di stangone ci farà piazzare i tiri a circa 3,5 mt l’uno dall’altro. Come avrete notato, il termine tiro vale sia per la corda singola che per tutto il gruppo di corde della manovra.

Prima di far scendere le corde, va deciso se i rimandi di testa dovranno scendere a destra o a sinistra del graticcio: questo ci permetterà di piazzare i rocchetti e far sì che la corda del tiro vi scorra sopra. Mentre il soffittista cala il cordame, i suoi colleghi sul palco  ne afferrano le cime e le legano allo stangone, generalmente con uno specifico nodo scorsoio o un nodo parlato, facendo attenzione al piombo, cioè che siano tutte perfettamente perpendicolari al palco. Preparate tutte le corde, si raggruppano e si calano dal rocchetto di testa verso un ballatoio o un mantegno di palcoscenico. Il macchinista che vi si trova accanto, afferra le corde una ad una e le mette in tiro, così che, tirando tutta la matassa insieme, lo stangone si sollevi orizzontalmente.  La legatura che si fa attorno al mantegno, di palco o di ballatoio, è proprio specifica e tipicamente teatrale: la si può trovare sui testi dei scenotecnica. La corda più prossima al rocchetto di testa si chiama corta, la mediana, mezza, la più lontana, lunga; le corde intermedie si chiamano rispettivamente mezza lunga e mezza corta. Quando si issa lo stangone, si fa una prima legatura a circa 130 cm da terra, detta altezza di lavoro; un

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macchinista esperto si piazza in platea e chiede al collega che ha in mano il tiro  di manovrare le singole corde per portare lo stangone in posizione perfettamente orizzontale (ad esempio può chiedere di tirare un poco la lunga e il mezzo...). Posizionato lo stangone, vi si lega il fondale, tramite semplici fiocchi, utilizzando i laccetti che sono cuciti o legati sulla cimosa di testa dell’elemento scenico (uno ogni spanna, all’incirca). Quando si piazza un elemento scenico, soprattutto le tele, si parte dal centro, detto mezzo, e ci si allarga verso i due lati: ovviamente il centro dello stangone coincide con il centro del graticcio e del palco e il centro del fondale coincide con il centro dello stangone. L’ultimo laccetto, a destra e a sinista, si tiene fermo con un chiodino piantato nel legno. Finito di legare il fondale, lo si issa a braccia fino all’altezza desiderata, poi si fa una seconda legatura, oltre a quella dell’ “altezza lavoro”. Nella foto a sx nodo al mantegno.

Come si segna il mezzo di un elemento scenico? Con una grande “M”, barrata verticalmente al centro.

 

( articolo di Benedetta Dalai )
 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE SCENOTECNICA:

BRUNO MELLO: Trattato di scenotecnica. Serie Gorlich, De Agostini, Novara, 1962.

EMANUELE LUZZATI, TONINO CONTE: Facciamo insieme teatro. Einaudi "Gli struzzi", Torino, 1977.

DARIO FO: Manuale minimo dell'attore. Einaudi "Stile libero", Torino, 1987/97.

TEATRO ALLA SCALA, LA MAGNIFICA FABBRICA. Ed. Electa Mondadori, Milano, 2005.

BENEDETTA DALAI: ABC della scenotecnica. Dino Audino Editore, Roma, 2006

 

Le Vostre Opinioni

Cosa ne pensi...

Opinione postata il 2007-02-07 09:05:10
brava! Interessante...
  • Oggetto: due parole - Utente : Susanna Gianpistone
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