
Abbiamo parlato del martello, l’estensione quasi fisica del braccio del macchinista; oggi ci addentreremo nell’argomento ferramenta che è fondamentale per il mestiere di scenotecnico di palcoscenico.
Nella sacca di un macchinista non possono mai mancare i chiodi: i più utilizzati, quelli in ferro per inchiodare il legno, sono lunghi 5 cm. Se sommiamo lo spessore di due cantinelle (2,5 cm), è subito chiaro il perché della diffusione di chiodi di questa misura. Si utilizzano invece in costruzione i chiodini da legno più piccoli, da 3 o 4 cm, mentre per fissare il tessuto al telaio si utilizzano i punti, ovviamente sparati da una pistola sparapunti, oppure le sellerine, molto corte e dalla testa particolarmente larga.
Il chiodo più…teatrale che ci sia, utilizzato per appuntare la stoffa sui telai di legno, è la brocchetta o bulletta: la sua forma piramidale aguzza permette di penetrare il tessuto senza strapparlo, mentre la testa, molto rilevata e dalla caratteristica forma a tronco di piramide si lascia facilmente sollevare dalle penne del martello in fase di schiodatura. Non è facile trovare le brocchette, realizzate per colata o stampo in pochissimi laboratori, inoltre sono parecchio costose: proprio per questo non si gettano mai via dopo l’utilizzo, ma si conservano e riciclano, eventualmente raddrizzandone la punta con pazienza e un paio di buone pinze.
Da qualche anno, grazie alla diffusione delle tecnologie più attuali, si utilizzano di sovente le viti: per evitare di stringerle a mano, utilizzando i cacciavite, si è introdotto l’uso dei potenti avvitatori o trapani a batteria. L’avvitatore permette di avvitare o svitare senza grande sforzo e molto rapidamente viti di qualunque lunghezza e diametro (generalmente tra i 3,5 mm e i 5 mm.), almeno finché dura la batteria. E’ buona regola per i tecnici che utilizzano molte viti durante il montaggio e lo smontaggio di una scena, tenere a portata di mano una batteria di ricambio ben carica da sostituire a quella che va via via esaurendosi. La testa delle viti più utilizzate in palcoscenico è piatta e presenta un taglio a croce più grande, intersecato da una croce più piccola: questi otto tagli permettono una maggiore presa alla punta dell’avvitatore o del cacciavite. Il taglio a croce semplice (detto Philips) o solo orizzontale sono utilizzati molto di rado e in casi particolari. Quando si lavora con le viti, è fondamentale tenere il proprio strumento perpendicolare alla testa e controllare che la punta sia perfettamente inserita nel taglio: solo così si eviterà di spanare la testa della vite, rendendola inutilizzabile.
Sapevate che trovare un chiodo piegato su un palcoscenico porta fortuna perché garantisce il ritorno nello stesso teatro? Alcuni artisti (categoria superstiziosissima) ci credono talmente ciecamente che il direttore di scena fa sì che qualche chiodo piegato venga distrattamente dimenticato sul loro percorso…
( articolo di Benedetta Dalai )
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE SCENOTECNICA:
BRUNO MELLO: Trattato di scenotecnica. Serie Gorlich, De Agostini, Novara, 1962.
EMANUELE LUZZATI, TONINO CONTE: Facciamo insieme teatro. Einaudi “Gli struzzi”, Torino, 1977.
DARIO FO: Manuale minimo dell’attore. Einaudi “Stile libero”, Torino, 1987/97.
TEATRO ALLA SCALA, LA MAGNIFICA FABBRICA. Ed. Electa Mondadori, Milano, 2005.
BENEDETTA DALAI: ABC della scenotecnica. Dino Audino Editore, Roma, 2006
Enzo Prisciandaro









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