Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 15/04/2007
Scenotecnica, tecnica del palcoscenico: Gli indispensabili nr.: 2
Abbiamo da poco parlato di praticabili, dicendoci che le misure in altezza possono variare dai venti centimetri ai due metri e più. Ovviamente, per approdare ai piani più alti ( ma già partendo dai 40 cm, che è il doppio di una normale alzata di un gradino) avremo bisogno di scale. Così come i praticabili, anche le scale sono generalmente smontabili, in legno, e fanno parte del corredo fisso di un palcoscenico. L'alzata, di circa 20 cm, è il dislivello del gradino, la pedata, di circa 30 cm, invece, è la profondità dell'appoggio del piede sul piano.
Le scale di servizio, cioè quelle che approdano ai vari livelli della scena senza essere viste, sono generalmente larghe un metro e alte dai 20 cm (pedata singola) fino al metro. Generalmente non si definiscono le scale per altezza (“Portami una scala da 60 cm”), ma per numero di gradini (“Portami una scala da tre gradini”).
Il piano d'appoggio può essere realizzato sia in multistrato da almeno 2 cm che in abete massello; i montanti possono essere di stangone, mentre i cosciali (le parti di sostegno laterale in cui si sagomano gli alloggi dei gradini) vengono realizzati in abete massello. I frontalini che coprono il fronte del gradino sono realizzati in multistrato più sottile, 1 cm circa. Generalmente si può separare la parte di sostegno, una cavalla che si incastra sull'ultimo gradino e che scarica il peso della scala a terra, dal corpo massiccio dei gradini con il cosciale. Una volta composta la scala, si fissa la cavalla con un paio di chiodini, da estrarre allo smontaggio.
Esistono gradini non tradizionali che servono a raccordare due scalinate disposte ortogonalmente: i quartobuoni, che piegano verso l'interno e i voltatesta, che invece piegano verso l'esterno.

Se il piano da raggiungere è ben più alto di un metro, si ricorre alle fratine, scale più sottili e dotate di corrimano. Il termine si rifà all'aggettivo che si utilizza per le tavole dei refettori dei conventi dei frati, strette e lunghe; le fratine sono infatti più strette di una scala normale, non hanno frontalini e neppure la cavalla posteriore che scarica a terra: si sostengono infatti appoggiandosi con due staffe che partono dall'ultimo gradino in alto, al piano su cui appoggiano. Non sempre le fratine sono dotate di corrimano: gli viene costruito ad hoc dai macchinisti in fase di montaggio della scena.
Il gradino della fratina può essere incastrato nel cosciale dove una fresatura lo alloggia, oppure, all'altezza dell'appoggio di ogni gradino, viene inchiodato un listello di sostegno (ovviamente per ciascun cosciale).
Uno dei trucchi che riguardano la costruzione delle fratine, il cui rapporto alzata/pedata varia secondo l'inclinazione della scala, è che due alzate più una pedata devono dare sempre 64 cm.
( articolo di Benedetta Dalai )
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE SCENOTECNICA:
BRUNO MELLO: Trattato di scenotecnica. Serie Gorlich, De Agostini, Novara, 1962.
EMANUELE LUZZATI, TONINO CONTE: Facciamo insieme teatro. Einaudi "Gli struzzi", Torino, 1977.
DARIO FO: Manuale minimo dell'attore. Einaudi "Stile libero", Torino, 1987/97.
TEATRO ALLA SCALA, LA MAGNIFICA FABBRICA. Ed. Electa Mondadori, Milano, 2005.
BENEDETTA DALAI: ABC della scenotecnica. Dino Audino Editore, Roma, 2006