Stefano Giunchi e i burattini!

Abbiamo raggiunto telefonicamente il nostro amico, Stefano Giunchi, in quel di Cervia, dove indaffaratissimo, si occupa di una cosa singolare e bellissima una scuola di specializzazione per burattinai.

Bene Stefano, sappiamo che tieni molto a questa scuola, vuoi raccontare agli amici di Lavorare nello Spettacolo by dada.net cosa bisogna fare per entrarci, il livello di preparazione con cui si esce, le prospettive di lavoro, sai… molti giovani ci seguono…&#nbsp;
Come è noto, il Teatro di Figura, nelle sue antichissime “specialità”, si è trasmesso alle nuove generazioni per via diretta, nella bottega di famiglia, per consuetudine, osservazione e imitazione. Oggi, in un mondo che cambia ad alta velocità e con compagnie che non nascono più all’interno della famiglia d’arte, ciò non avviene quasi più. I giovani hanno bisogno di apprendere i fondamenti di una disciplina artistica in fretta e con efficacia immediata, per poterle poi applicare nella professione. Questo è un peccato, perché la formazione graduale, di tipo artigianale, sarebbe ancora la migliore. Nell’Atelier delle Figure/Scuola per Burattinai, qui a Cervia, abbiamo cercato di fornire le basi e un metodo di lavoro, applicando le esperienze delle moderne scuole europee (Bialystok, Barcellona, Charleville, ecc.) alla tradizione dei burattinai più antichi.

Da noi si impara a costruire le “figure” e ad animarle. Si apprendono anche le basi della drammaturgia e della messa in scena specifiche. Un Corso successivo, di II livello, permette a chi vuole continuare di approfondire questi aspetti.

Si esce dalla Scuola con alcune competenze specifiche (teatro dei burattini, racconto con figure, teatro degli oggetti) e con un metodo di studio e di lavoro. Stage all’interno di strutture professionali e seminari su temi specifici permettono di avviarsi concretamente al lavoro.

La richiesta di Teatro di Figura è in costante aumento (sia come produzione di spettacoli che come supporto nei processi educativi e nella scuola): non mancano quindi le possibilità di lavoro e di iniziativa.

Su 60 giovani usciti dall’Atelier delle Figure, un buona metà ha trovato occupazione nel nostro settore (o in attività limitrofe). Sono usciti anche una decina di buoni professionisti dello spettacolo, fra i quali 2 o 3 affermati artisti di livello internazionale.

Entrare nella Scuola è facile. Basta avere un diploma di media superiore e partecipare a una selezione. Ogni anno si presentano un quarantina di candidati, fra i quali ne scegliamo 15. Questi 15 pagano una retta e stanno con noi a Cervia (lavorando e studiando 8 ore al giorno) per cinque o sei mesi. Poi vi è un workshop all’estero e due stage in aziende dello spettacolo.

Quali credi siano i requisiti indispensabili per diventare artisti del Teatro di Figura?

Curiosità, apertura mentale, tenacia, voglia di mettersi in discussione, disponibilità a fare un mestiere con più ruoli… certo anche un po’ di predisposizione allo spettacolo o qualche talento artistico non sono da buttar via..&#nbsp;
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Credi che un buon attore sia più bravo di un buon burattinaio, o che per essere un buon burattinaio bisogna prima essere buoni attori? ( io ho una mia opinione ma m’interessa la tua, ovviamente)&#nbsp;
Sono due modalità molto diverse di fare “comunicazione” teatrale. L’attore può usare la faccia, il corpo, millenni di convenzioni semantiche sia orali che gestuali.

Il burattinaio opera con pezzi di legno o altri materiali che hanno pochi e rozzi contenuti comunicativi. Il significato arriva al pubblico attraverso il movimento e un’altra serie di convenzioni selezionate e consolidate nel tempo: prova a far ridere o piangere con un burattino o un oggetto e vedrai subito quali e quante difficoltà si pongono. D’altra parte è vero che il Teatro di Figura ha potenzialmente grandi capacità “combinatorie” e la possibilità di usare metaforicamente i manufatti che utilizza, generando universi nuovi di senso e di emozioni.

Tutto aiuta, naturalmente, ma non sempre un bravo attore è automaticamente anche un discreto burattinaio. Nella nostra scuola stiamo lavorando per mettere a punto un percorso specifico per addestrare alla comunicazione con le figure.&#nbsp;
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Giusto un anno fa è scomparso un burattinaio un po’ speciale, Cesare Felici, psichiatra, che usava i suoi burattini per curare i malati mentali, e anche per suo diletto, cosa ricordi di lui?

Tante giornate passate assieme a immaginare ambienti che accogliessero al meglio i burattinai, a come promuoverne l’attività, a come far sì che aumentasse la loro consapevolezza..

Abbiamo assieme realizzato i primi incontri significativi degli amatori e dei professionisti italiani, moltissimi anni fa. Penso a Cesare inoltre come a una persona sensibile, generosa e immaginifica. Vorrei anche sottolineare la sua splendida famiglia. &#nbsp;
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Vuoi raccontarci cos’è stato, in tutti questi anni il festival “Arrivano dal mare!”?

Meglio consultare “l’albero dei festival”, nel sito www.arrivanodalmare.it”, dove è raccolta la cronaca di più di trent’anni. La cosa migliore che posso dire su “Arrivano dal Mare!” è che è stato e continua ad essere un luogo mitico del Teatro di Figura, una promessa che continua a rinnovarsi e a cambiare continuamente. Prima o poi penso che bisogna passare da Cervia e dal Magazzino del Sale. Qui succedono molte cose e si incontrano le tradizioni più antiche, come la sperimentazione del domani.&#nbsp;
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Cosa ti aspetti dal festival di quest’anno?&#nbsp;
Che venga un sacco di gente e se ne vada con la voglia di tornare. In particolare mi auguro che, oltre alla “Vetrina Italiana”, abbiano successo le altri sezioni del Festival e i numerosi incontri di discussione e di studio. Nascerà a Cervia la FIMT, la Federazione Internazionale Marionette e Terapia, cosa di cui sono particolarmente orgoglioso.&#nbsp;
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Oltre a scoprire talenti, ve ne siete lasciati sfuggire qualcuno? C’è un artista che è passato inosservato al vostro festival e poi avete scoperto che era un&#nbsp; tipo speciale?

E più semplice notare il contrario: cioè la miriade di artisti, veramente speciali, che sono passati nel Festival come tappa significativa del loro percorso. Non abbiamo peraltro mai avuto ambizioni di talent-scout.&#nbsp;
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Quando hai scoperto che ti saresti occupato di quest’arte?&#nbsp;
Da bambino, la prima volta, nella Casa del Popolo Repubblicana, dove mio padre (Mazziniano di tradizione) mi portava a vedere i burattini poverissimi, ma meravigliosi, di “Tigre”.

Poi da grande, a Firenze, all’Università, dove incontrai l’antropologia culturale e la “cultura popolare”.&#nbsp;
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Vedi la televisione, la vedevi? Il tuo rapporto è cambiato nel corso del tempo?&#nbsp;
E’ un po’ peggiorato. La guardo sempre meno&#nbsp;
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Ci farai segnalazioni di cose interessanti riguardanti il teatro di figura che si trovino su internet o nei festival nazionali ed internazionali, eventi da non perdere?&#nbsp;
Mi impegno da subito. Ma vi conviene tenere sott’occhio i nostri due siti: www.arrivanodalmare.it e www.europuppet.it.&#nbsp;
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Bene Stefano, è stato veramente piacevole e interessante ascoltarti.

Se vorrai, potremmo parlarne ancora, per i nostri lettori, per aprirgli la mente, perché, come dice la smemoranda “Apri la tua mente… qualche cosa ci entrerà!”

Con noi burattinai è difficile: abbiamo la testa durissima!&#nbsp;

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( articolo di Susanna Gianpistone )

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Pubblicato il mercoledì 25 aprile 2007 in: Dalle ombre al Bunraku passando per i burattini

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