
Titolo originale: Le conseguenze dell’amore
Nazione: Italia
Anno: 2004
Genere: Drammatico
Durata: 100′
Regia: Paolo Sorrentino
Sito ufficiale: www.medusa.it/leconseguenzedellamore
Cast: Toni Servillo, Olivia Magnani, Adriano Giannini, Raffaele Pisu, Angela Goodwin
Produzione: Domenico Procacci, Nicola Giuliano, Francesca Cima, Angelo Curti
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: Cannes 2004
24 Settembre 2004
Un uomo apparentemente apatico, indifferente, ambiguo che nasconde in realtà un segreto inconfessabile.
E’ un noir fatto di atmosfere immobili, di sguardi impassibili, di silenzio, dialoghi rarefatti, frasi concise e penetranti. Il ritmo scorre lento e misterioso, il montaggio è fluido, la fotografia è asettica.
Abile l’ alternarsi delle musiche, dalle note malinconiche e nostalgiche alla fredda musica elettronica, che cambia a seconda dell’ ambivalenza della doppia vita del protagonista.
Le inquadrature sono rigorose, particolarmente simbolica quella a 180° di Titta, solo nella sua stanza.
Le conseguenze dell’ amore a volte possono essere disastrose, il protagonista aveva perso dimestichezza con l’ amore, ma nonostante questo ti possono dare la forza di reagire, di spezzare una vita bloccata da un dolore esistenziale troppo intenso, di compiere un unico atto, ma con coraggio e dignità.
Il film non tratta solo del tema dell’ amore, ma anche quello dell’ amicizia, sentimento fondamentale, più duraturo dell’ amore, esso affiora soprattutto nell’ ultima scena.
E’ la storia di un uomo, la cui vita è stata infranta da un peso insostenibile.
Sorrentino si addentra nel mondo della mafia che per certi aspetti viene materializzata nei soliti picciotti stereotipati, cruenti e senz’ anima ma a cui riesce a dare una visione originale ed insolita, difatti non si era mai visto un killer vestito in tuta da ginnastica, con indosso vecchi occhiali da vista e affetto da tic nervosi.
Quest’ anima turbata nella sua essenza fa affiorare in ogni scena la solitudine e la malinconia, l’ ingiustizia ha portato Titta ad un disinteresse per il mondo e per l’ esistenza stessa.
Efficaci non solo i silenzi, ma anche le rare parole del film, esse dicono piccole realtà.
Assolutamente veritiera, quella in cui parla dell’ insonnia, in cui dice che chi non appartiene a questa “setta” suggerisce a chi ne soffre, di leggere o di guardare la televisione se non si riesce a dormire, ma in realtà chi soffre d’ insonnia ha un’unica ossessione: addormentarsi.
Maestosa la recitazione di Toni Servillo, riesce a comunicare forti emozioni attraverso un viso imperturbabile ed uno sguardo quasi assente. Rigida e un po’ teatrale invece Olivia Magnani.
Titta tiene sempre vivo il mistero e la curiosità dello spettatore, per giungere alla scena più toccante del film: il gran finale.
Esso è soffocante e ti sprofonda con una pesantezza nel cuore da togliere il fiato.
( articolo di Paola Dongo )
Enzo Prisciandaro









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