Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 01/06/2007
Per quattro mesi, fino al primo luglio, Roma accoglierà al Vittoriano la mostra “Chagall delle Meraviglie”, un’ esposizione di 180 opere del pittore russo, emblema dell’arte del ‘900. Chagall ci trasporta, a dispetto del secolo funestato dalle guerre, in un universo di favole e di sogni, dove l’uso del colore assume un ruolo chiave.
CHAGALL ED IL REGNO INCANTATO DEL COLORE
( nella foto “Amanti in blu”,1914 tempera su cartone, 49 x 44,3 cm San Pietroburgo, Collezione privata presso il museo di Stato Russo ).
Il titolo suggestivo dell’esposizione “Chagall delle Meraviglie” trae spunto dal nome dato, in un famoso saggio, da Louis Aragon alla lieve poetica chagalliana. In mostra ci sono all’incirca 180 opere tra dipinti, disegni, sculture ed incisioni che ripercorrono l’intero itinerario della vita e dell’opera del grande maestro russo che va dai ricordi dell’infanzia, all’amore, alla perdita degli affetti ed alla violenza della guerra. Lontano dal razionalismo francese, propenso piuttosto all’aspetto invisibile, illogico della forma e dello spirito, capace di coniugare la luce di Matisse con la forza plastica di Picasso, Chagall usa il colore con una forza che lo avvicina all’espressionismo tedesco. Teso a conciliare la cultura dell’Oriente e quella d’Occidente, ricerca il punto limite in cui il mondo del mito e della realtà possono sperare di ricongiungersi. Aspirando all’osmosi tra culture, utilizza i temi religiosi, non in chiave teoretica, ma come un modo di rendere l’eterno fluttuare di sensibilità differenti (la serie delle crocifissioni rappresenta una delle punte più alte della pittura sacra di tutte le epoche). Capace di creare, grazie alla propria cultura composita, una mirabile sintesi fra letteratura e folklore, recupera la tradizione quotidiana e mistica della terra d’origine (le icone russe o i lubok, forme d’arte popolare), sublimandola. In lui l’elemento reale si sposa al sentimento inconscio: “Sono ostile alle parole ‘fantasia’ e ‘simbolismo’. Tutto il nostro mondo interiore è realtà, forse persino più reale del mondo esterno. Chiamare tutto ciò che sembra illogico ‘fantasia’ o favola in realtà significa ammettere che non si capisce la natura”.
Gli animali (soprattutto il gallo), i musicisti, i fiori, gli acrobati e gli innamorati sono trasfigurati, diventano metafore ed entrano a far parte, per dirla con André Breton, della “sua totale esplosione lirica”. La pittura di Chagall, che ha il profumo degli angeli e la struggente malinconia delle note d’un violino, si respira nell’attimo in cui si coglie il prodigio insito nelle cose. Il violinista, medium tra il reale e l’immaginario, in particolare diviene leitmotiv musicale dell’intera produzione così come il pendolo ondeggiante, piovuto sulla tela dalle estreme regioni del Tempo. La caratteristica iconografica dell’amore (rappresentato dalla moglie Bella), motore dinamico della creazione, è il volo, che richiama il potere della soprannaturalità. Costante l’accorato accenno a Vitebsk, sua cittadina d’origine, il cui ricordo s’intreccia con l’immagine di Parigi.
E’ nella capitale francese che, a contatto con le personalità più importanti dell’arte del Novecento, il suo stile sboccia attraverso la rivoluzione del colore: abbandona l’eccessiva tendenza al barocchismo ed ai toni scuri e terrei della pittura realista russa per raggiungere quella pienezza nella stesura pittorica che non contrasta con la levità dei soggetti rappresentati. Grandi campiture di colore si tramutano in ondate di risonanza emotiva, che superano la sfera sensuale e psichica di ognuno. I quadri diventano così un coagulo retinico di esperienze sub-consce, all’interno del quale il colore risulta agente di trasformazione. Si allontana quindi dal percorso intellettuale intrapreso da Picasso, confessando nelle pagine di “Ma Vie”: “La mia arte, pensavo, è forse un’arte insensata, un mercurio fiammeggiante, un’anima azzurra, zampillante sulle mie tele. E rimuginavo ‘Abbasso il Naturalismo, l’Impressionismo, il Cubismo realista!’ Mi rendono triste ed impacciato”.
La vita di Chagall è stata sempre all’insegna del viaggio e della scoperta: di ogni paese visitato riuscì a infondere qualcosa nei suoi quadri attraverso vibranti trasfigurazioni ed apparizioni sorprendenti. Surrealista lontano dai surrealisti, in bilico tra un passato nostalgico ed un futuro fantascientifico, ha restituito, ad un’Europa in cui imperversava la guerra, il diritto a credere nel valore della libertà e nella forza prorompente del sogno.
( articolo di Erika Eramo )