Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 15/06/2007
L’originalità e la forte personalità di Alvin Ailey portarono alla creazione di uno stile totalmente nuovo di danza che parte dalla tecnica Graham ma va oltre sperimentando una nuova espressività.
Molti furono i “successori” di Martha Graham, la grande madre della danza moderna. Questi studiarono con lei e la sua tecnica li formò come danzatori, ma intrapresero poi una strada indipendente, partendo sì da quella tecnica, ma elaborandola da punti di vista diversi e andando oltre con il loro percorso. Un esempio da citare è sicuramente quello di Alvin Ailey, esponente molto importante della seconda generazione di danzatori-coreografi moderni. La sua originalità si è manifestata nel suo modo di interpretare la tecnica Graham, ne afferrò i principi fondamentali senza limitarsi a un’imitazione puramente formale, ma sempre adattandoli alla sua personalità. Fu uno dei primi a rompere la barriera esistente tra la neonata danza moderna e il balletto classico, che invece vantava una lunga tradizione alle sue spalle. Ailey rivoluzionò la concezione dell’ inevitabile antagonismo, che era sorto inizialmente, tra i due stili, addestrando i suoi danzatori tanto al classico quanto al moderno, e in fase successiva passava alla sperimentazione con i suoi stessi danzatori-collaboratori che arrivava a toccare un’ ampia varietà stilistica, dalla danza jazz fino alla danza africana ( la black-dance, così veniva definita quella nuova forma di danza che raccoglieva l’influsso degli afroamericani sulla cultura statunitense che non riguardava soltanto la danza, ma anche il vastissimo mondo della musica e in generale tutto il mondo dello spettacolo). Il fatto di tenere in considerazione la danza classica, per la formazione dei suoi danzatori, non era un passo indietro rispetto alla Graham la cui rottura radicale con gli schemi classici era stata salutare e necessaria nel momento storico in cui era avvenuta, ora si trattava di andare oltre ripartendo anche dal passato. Il forte legame che invece intercorre tra i percorsi, apparentemente diversi, affrontati da Ailey e Martha Graham va ricercato nell’uso di un eccezionale senso del ritmo, l’uso di strumenti a percussione, i moduli coreutica quali i colpi ritmici dei piedi sul terreno, autentici retaggi di danze africane, i ritmi sincopati tipici del jazz, il tip-tap dove dominano piedi e gambe impegnati in modo frenetico, mentre il corpo pare aere quasi solo una funzione di contrappeso, il senso di spazialità, la dinamicità dei movimenti, lo stretto rapporto con la terra e soprattutto l’ importanza data all’espressività del gesto piuttosto che l’uso di movimenti curati esclusivamente dal punto di vista estetico e quindi fini a se stessi, tipici della danza classica. Collegato a questo concetto di espressività Ailey raccoglie e rielabora la grande lezione di Martha Graham: la danza deve rendersi portatrice di un messaggio esistenziale e il suo messaggio è la libertà e l’amore per i suoi fratelli di razza.
Nel 1958 fonda la sua compagnia, L’Alvin Ailey Dance Theatre, unicamente formata da danzatori neri.
( articolo di Ramona Piccini )