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By Lavorare nello Spettacolo di Enzo Prisciandaro
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Lavorare nello Spettacolo di Enzo Prisciandaro guida dal 14-09-2006
Serata del 5 Luglio 2007, ovvero come raggiungere alti (altissimi) e bassi (bassissimi) nel giro di un paio d’ore di spettacolo.
La sera di giovedì 5 Luglio mi ha vista spettatrice, presso la deliziosa cornice del Pio Sodalizio dei Piceni in p.za S. Salvatore in Lauro, di una delle serate organizzate dal CDL per la rassegna “Danza da Bruciare”, evento che sta ospitando, da martedì 3 e fino a domenica 8, alcune compagnie di danza contemporanea e teatrodanza di ricerca.
Si è trattato di una serata strana. La prima esibizione è stata estremamente interessante ed emozionante, a cura della compagnia Atacama che con “La Cama”, ideato ed interpretato da Patrizia Cavola ed Ivan Truol con esperienza ed acutezza, ha portato sul palcoscenico una serie di idee in maniera diretta, decisamente efficace. Un susseguirsi di scene intorno ad un letto, la cama, appunto, in cui un uomo ed una donna, nelle varie fasi della vita e del rapporto amoroso, narrano le fantasie, l’erotismo, l’abitudine, i sogni, i desideri che entrano ed escono dalla camera da letto, ma anche l’inconscio e gl’incubi, la nascita e la morte, insomma tutto ciò che gravita e che è relazionato a questo semplice e scontato oggetto di arredamento quotidiano.
La danza è fluida, morbida, continua e funzionale, i corpi dei due interpreti sono dei meravigliosi fasci di muscoli flessibili a qualsiasi movimento, i loro visi e i loro gesti di volta in volta buffi ed intensi, drammatici ed ispirati, inquietanti e spensierati mentre si scrutano, si esplorano, si divorano, si amalgamano sotto le luci.
In sostanza, un ottimo lavoro che asseconda la ricerca intellettuale senza trascurare l’aspetto ludico, alternando le chiavi e le modalità narrative ed ispirandosi addirittura all’arte moderna (L’incubo di Füssli riprodotto dall’incredibile sguardo di lui accovacciato sul corpo dolcemente addormentato di lei), senza mai stancare e senza aver bisogno di grandi effetti speciali o virtuosismi inutili. Un vero esempio di teatrodanza, se si pensa che un uomo, una donna e un letto hanno saputo esplorare uno spettro ampissimo di situazioni e stati d’animo legando l’attenzione e la concentrazione del pubblico con un solido filo di segni rappresentati.
Lo stesso non si può dire della seconda performance, alla quale siamo stati “accalappiati” con l’inganno (per la serie: dai su vi facciamo lo sconto se restate a vedere entrambi gli spettacoli…già da lì mi sarei dovuta insospettire!). Una coreografia intitolata “Extra Composta” ideata ed interpretata da Fabio Ciccalè, a quanto pare danzatore, insegnante e coreografo, e da tre povere malcapitate, probabilmente sue allieve (certamente non delle professioniste, ameno a giudicare dall’in-sicurezza tecnica), buttate in scena vestite di una mutandine nera e una casacca da majorette (?) rossa e bianca ad interpretare, almeno stando alla sinossi della performance, “un sogno ora divertente ora dissacrante…un disagio esistenziale”. L’unico disagio che ho provato è stata la difficoltà a trattenere le risate – ultima risorsa contro la noia - nel vedere una coreografia mal pensata e mal eseguita, un tentativo di rappresentare il grottesco e l’erotismo attraverso gesti espliciti (auto ed eteropalpazioni, banali simboli fallici, cosce cellulitiche in primo piano, posizioni infelici e traballanti, qualche verso gutturale messo lì a caso) riuscendo solo a centrare il pieno del ridicolo. L’impressione che ho avuto è stata quella di un mediocre ballerino che vorrebbe emulare uno stile provocatorio forse individuato nelle idee brillanti di un Michael Clark senza avere però la stessa sagacia e il medesimo talento né gli stessi strumenti di esperienza ed espressività per far arrivare qualcosa di decisivo e concreto al pubblico. Inutilmente volgare e senza un minimo di ricerca alle spalle, davvero un brutto spettacolo che si accanisce nei confronti della già precaria e triste situazione della danza in generale e del contemporaneo in particolare nel nostro paese. Letteralmente, in questo caso, danza da bruciare.
Nella speranza di un futuro migliore, buone vacanze a tutti!
( articolo di Marta Valeri )