Scenotecnica e superstizioni

Scenotecnica: non parlare di corda in casa del macchinista. Ovvero: superstizioni, tic e tabù del palcoscenico.

Il palcoscenico e il mondo dello spettacolo più in generale è un ambiente molto superstizioso; d’altronde, quando si affronta una platea dal vivo le variabili sono talmente tante (cali di voce, amnesie improvvise, meccanismi che s’inceppano eccetera), che ci si cerca di tutelare al meglio contro l’elemento S(fortuna).

In Italia è bandito il viola dal mondo dello spettacolo: pare che la Callas, in Giappone, si rifiutò di cantare perché nella prima fila della platea sedeva una signora vestita proprio di quel colore; la storia non racconta di quel che successe in seguito, forse la signora venne fatta allontanare o fu portato d’urgenza un abito da sera di ricambio. Perché proprio il viola? Una delle versioni che spiega questo terrore, collega alla Quaresima e al colore dei paludamenti dell’altare l’origine di questa superstizione. In quei giorni, infatti, era vietato dare rappresentazioni di qualunque genere, almeno ai tempi della Controriforma, e questo significava per i teatranti quaranta giorni di fame nera.

Un’altra attività sgradita sul palco e nei camerini è fischiare: pare che sia un richiamo per la malasorte, mentre trovare sul palco un chiodo storto è il presagio fortunato di ritorno in quello stesso teatro. Non viene apprezzato il salire sul palco portando un cappello che non sia di scena (retaggio forse di formule legate alla buona educazione), né lo sbirciare in platea da una fessura del sipario prima che lo spettacolo cominci.

Una categoria di superstiziosissimi è rappresentata dai cantanti lirici: molti di loro (palesemente non credenti) si segnano prima di entrare in palcoscenico per fare la loro parte, altri hanno piccoli riti ossessivi che ripetono tutte le repliche, come fare lo stesso gesto prima di iniziare, parlare con le stesse persone, farsi abbigliare dalla stessa sarta…

Ma se Roma piange, Parigi non ride: in Francia è vietatissimo pronunciare la parola corda sul palco (tabù molto scomodo per i tecnici, peraltro), il termine viene sostituito da fil o gande, mentre non è il viola a essere bandito dai teatri, ma il verde. In Sudamerica, mi dicono, porta male il giallo.

A volte, però, l’eccesso di zelo superstizioso ottiene catastrofici risultati: anni fa, durante un festival, il Direttore di scena decise di disinfestare il palco da eventuali presenze maligne spargendovi sopra un bello strato di sale grosso che, una volta spazzato, avrebbe portato via l’eventuale malocchio. Peccato che per compiere l’operazione avesse appoggiato la scala a pioli di metallo al pesante sipario di velluto per farsi spazio sul palco: a ll’apertura del sipario sulla prova generale, la scala cascò addosso all’attrice protagonista, che si fece qualche giorno d’ospedale.

Come sempre, la fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede benissimo (se di sfortuna si può parlare)!

( articolo di Benedetta Dalai )

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE SCENOTECNICA:
BRUNO MELLO: Trattato di scenotecnica. Serie Gorlich, De Agostini, Novara, 1962.
EMANUELE LUZZATI, TONINO CONTE: Facciamo insieme teatro. Einaudi “Gli struzzi”, Torino, 1977.
DARIO FO: Manuale minimo dell’attore. Einaudi “Stile libero”, Torino, 1987/97.
TEATRO ALLA SCALA, LA MAGNIFICA FABBRICA. Ed. Electa Mondadori, Milano, 2005.
BENEDETTA DALAI: ABC della scenotecnica. Dino Audino Editore, Roma, 2006.

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Pubblicato il sabato 10 novembre 2007 in: Scenotecnica, tecnica del Palcoscenico

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