Guardi la Tv?
A cura di Enzo Prisciandaro
Pubblicato il 09/02/2008
Al Teatro Dell’Opera fino al 3 febbraio si sono potuti ammirare, per la prima volta in un’unica serata, quattro balletti con le coreografie del grande pittore Giorgio De Chirico.
Fino al 3 febbraio il corpo di ballo del Teatro dell’Opera, diretto da Carla Fracci e con la regia di Beppe Menegatti, ha portato in scena quattro capolavori del balletto del Novecento, impreziositi dalle scene e dai costumi ricostruiti sugli originali di Giorgio De Chirico. Per la prima volta si è potuto assistere in un’unica serata a La Giara, balletto satirico tratto dalla celebre novella di Pirandello, su musica di Alfredo Casella; Apollon Musagète di Igor Stravinskij, Bacchus et Ariane di Albert Roussel ed infine Le Bal su musica di Vittorio Rieti. Le quattro coreografie non hanno in comune soltanto le scenografie di De Chirico, ma la nuova concezione della danza che si sviluppò nei primi anni del secolo scorso grazie ad impresari come Sergej Diaghilev, fondatore dei Balletti Russi e propugnatore di una danza libera dagli orpelli, più aderente alla realtà del momento. I punti di forza dei balletti sono stati oltre alle magnifiche scenografie alcuni interpreti, tra cui l’eclettico Jorma Uotinen, il gobbo ne La Giara ed il superbo Giuseppe Picone, nel ruolo di Bacco, accanto ad Arianna, interpretata dalla prima ballerina del teatro, Gaia Straccamore. Giorgio De Chirico, nella metafisica, malinconica immobilità dei suoi quadri, rappresenta piazze abitate da statue e delimitate da portici, da cui, come afferma Anna Cepollaro, “deduce uno spazio che naturalmente si trasforma in teatrale: il pavimento diventa palcoscenico, le colonne quinte teatrali”. Magistrale è, ne La Giara, l’abilità di De Chirico nel cogliere e saper trasmettere la fantasia folcloristica di Pirandello attraverso i campi cromatici con sottolineature di rosso, nero e bianco nelle gonne a campana, nei pantaloni aderenti, nelle fasce e nelle bandane da pirata. Il balletto, che andò in scena per la prima volta a Parigi nel 1924 e a Roma nel 1928, con la coreografia di Jean Börlin, ripresa da Millicent Hodson, è incentrata su un grande contenitore d’oliva. Quello che mette in moto la storia è la rottura della giara, minaccia al sostentamento di tutta la comunità. Il neo-classico Apollon Musagète, grazie al riadattamento scenico di Luca Veggetti dalla coreografia originale di Serge Lifar, ha per soggetto la nascita di Apollo e la sua ascesa al Parnaso insieme alle tre muse predilette: Calliope, la poesia, Polimnia, la mimica e Tersicore, la danza. Bacchus et Ariane, con la coreografia di Serge Lifar riadattata da Fredy Franzutti, racconta il mito di Arianna che, abbandonata nell’isola di Nasso ed insidiata nel sonno da Bacco, prende coscienza di sé e libera il suo potenziale, divenendo regina delle baccanti. Qui la fantasia di De Chirico per i costumi ha del prodigioso: Arianna porta lunghi guanti moderni ed indossa per contrasto una corta tunica sulla gonna, mentre Bacco ha il costume decorato sul petto, sulla schiena e sulle braccia con il sole dei raggi a serpentina, motivo ideato dal pittore per i Calligrammes di Apollinaire. Le Bal, ricostruito da Millicent Hodson (la coreografia originale era di George Balanchine), è un balletto surreale in cui un giovane nel corso di un ballo in maschera corteggia una misteriosa donna, simbolo sia dell’eros, che della morte, tematiche ricorrenti nei quadri del pittore. I quattro balletti ripercorrono infatti i soggetti tipicamente nietzschiani che De Chirico prediligeva: Arianna, più volte ritratta, che rappresenta la congiunzione tra lo spirito apollineo e quello dionisiaco, la maschera ed il tema del dis-velamento, i costanti riferimenti alla Grecia antica ed il mondo metafisico che -ricorda Anna Cepollaro- “come un fiume carsico, percorre l’intera serata”.
(articolo di Erika Eramo).