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By Letteratura Gastronomica di Loredana Limone
URL: http://guide.dada.net/letteratura_gastronomica/interventi/2006/10/271600.shtml

Letteratura Gastronomica di Loredana Limone guida dal 01-12-2005

Intervista a Sandro D’Elia

Sandro D’Elia, autore del racconto “Il vino buono”, è il vincitore del premio “Gran Giallo città di Cattolica” 2006. Laureato in fisica, esperto di informatica, funzionario della Commissione Europea, ama scrivere storie oltre che mangiare, bere e suonare la chitarra. Poiché scrivere è l’unica, tra queste attività, che non faccia ingrassare e non disturbi i vicini, nel corso degli anni Sandro ha accumulato racconti e romanzi in cui spesso il cibo ha un ruolo importante.

foto intervento

“Il vino buono” è atipico per essere un giallo. L’hai scritto appositamente per questo concorso?

No. L’idea principale mi frullava nella testa da un bel po’. Ho provato a raccontarla, ed è venuta fuori così. Lo sai, una storia è come una figlia: ti puoi impegnare con tutta l’anima, ma non verrà mai come te l’immaginavi, perché ha una vita autonoma, e ad un certo punto ti scappa di mano. Quella storia lì è cresciuta bene, e me la sono ritrovata nel cassetto che era già matura, era già “diventata grande”. Quando ho saputo del premio “Cattolica” ho pensato che poteva andare bene, e ho avuto fortuna.

 

Quando hai accettato la mia intervista, mi hai predisposta a fare domande facete perché, hai detto, detesti chi si prende troppo sul serio. Ma “Il vino buono” è un testo serio, profondo, psicologico, crea suspense e avvincenti stati d’ansia forse proprio perché privo delle solite sparatorie, dei poliziotti o della carne squartata dei morti ammazzati.

A me non è mai successo di vedere da vicino un morto ammazzato; per fortuna non sono cose che capitano tanto spesso. Non mi dispiace, devo dire. La vita vera, quella di tutti i giorni, è piena di fatti banali e qualche volta di fatti divertenti, ma il sangue, le sparatorie, gli inseguimenti all’americana non li trovi sotto casa come l’autobus. Eppure la vita è interessante lo stesso, non ti sembra? E allora forse si può raccontare qualche bella storia anche senza inventare scenari incredibili. Le cose più importanti sono quelle che succedono dentro le persone, non fuori.

 

Dal racconto trabocca competenza del vino e relative tecniche di degustazione. Da dove deriva?

Il vino mi piace, molto, e mi piace capire le differenze tra due bottiglie diverse, immaginare il lavoro che c’è dietro, cercare di distinguere che cosa cambia tra un vitigno e l’altro. Mi affascina l’idea che il vino si faccia da migliaia di anni, e in tutto questo tempo ogni coltivatore ha aggiunto qualcosa di suo ad una tradizione che già era antica ai tempi di Ulisse. Bere un buon bicchiere è come leggere dieci pagine della storia dei popoli del Mediterraneo, ed è anche più piacevole.

Ma dopo tutta questa introduzione altamente culturale, devo ammettere che non sono per niente esperto di vini, nemmeno una pallida imitazione di sommelier dilettante. Credo che ad occhi chiusi avrei qualche difficoltà anche a distinguere un vino bianco da un rosso. Mi serviva aiuto, e allora ho chiesto a Nicola, un amico carissimo che qualcosa ne capisce davvero, e lui mi ha corretto una serie di errori tecnici. Avevo promesso di ricompensarlo con una bottiglia di quelle buone, ma me ne sono completamente dimenticato. Mai fidarsi degli amici.

 

(Continua)