
Fra la valle e il mare
c’è una lingua di sabbia
che scotta d’estate
e c’è un bosco di elici ombrosi
dove trovo ristoro e mi addormento.
Sogno la vendemmia
delle fugaci cose
che nella frenesia
vengon dimenticate.
Quasi lo vedo
il nettare in controluce
scorrer nella ruvida pagina
della foglia verde
e fluir per floemi
giunge all’acino giallo,
superbo nella sua sfericità,
una mano amica e attenta
lo coglierà maturo
prima dell’inesorabile caduta.
Ai grappoli spetta un viaggio
ignari verran pigiati,
distrutti, non per vezzo,
ma per estrarne il torbido mosto
schiumoso e dolce come il miele.
Poi il miracolo del vino s’avvera:
gorgoglii e profumi pungenti
ne son la prova
e nel turbinio dei lieviti
il mio sonno s’abbandona
Mi svegliano il garbino
e un volo d’upupa
ma sento altre voci
in mezzo ai filari.
Tra lo schioccar di forbici
la raccolta è davvero iniziata
ed io, felice,
mi unisco ai volti gaudenti.
Loredana Limone








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