Un’illuminazione dolcissima

Lavorare su se stessi è un’arte di non facile realizzazione se non si è predisposti (e i ritmi frenetici della vita di oggi non aiutano in questo senso), un’arte che andrebbe sviluppata sin da piccoli: un bagaglio che, se riuscissimo a prepararlo compiutamente, ci potrebbe rendere lieto e lieve il viaggio lungo i sentieri – purtroppo talvolta spinosi – della vita.

E riusciremmo a godere di ogni singolo attimo. Secondo lo zen.

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Lo zen è una scuola religiosa buddista, importata dalla Cina in Giappone nel XIII secolo, che mira a cogliere attraverso la contemplazione, l’illuminazione (detta satòri) che consiste nell’esperienza dell’identità dell’essere nella multiformità delle cose.

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E’ un concetto criptico per un bambino, lo so. Perciò, molto più semplicemente, diciamo che lo zen è una disciplina che insegna ad essere presente in quello che si fa in ogni istante. Chi lo pratica non è distratto dal passato e dal futuro, ma è consapevole che ogni momento è diverso da un altro, ed anche se si ripete la stessa cosa tutti i giorni allo stesso modo, non ci si annoia mai, perché ogni istante è irripetibile, anche se sembra uguale.

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Ho citato questa lampante e semplice definizione da Lo Zen e l’Arte di fare una torta (Edizioni Il punto d’incontro), un libro scritto da Manuela Monari ed impreziosito dalle belle illustrazioni di Evelyn Daviddi.

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E’ una fiaba, dolce e gustosa, destinata a – come recita il sottotitolo – ragazzi illuminati… luminosi… e golosi!

Tutto comincia un sabato mattina, quando – fortunatamente non c’è scuola – la protagonista, una ragazzina di nome Marta dai lunghi capelli blu notte, ha un’illuminazione: fare un dolce.

Sfogliando tra i ricettari che ci sono in casa, trova quello che meglio le si confà: una torta di nocciole e cioccolato.

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Ecco qui entrare in gioco lo zen, che è un po’ come una magia. Perché Marta è così concentrata nella preparazione che dà nuova vita agli ingredienti che utilizza. Infatti, la farina prende la forma di una mongolfiera che si lascia cullare dal vento, le uova si trasformano in soli spendenti e lo zucchero… lo zucchero diventa addirittura Marta, ovvero Marta diventa zucchero: una statua dolcissima.

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In questo modo, facendo una cosa semplicissima ed usuale come una torta, la bambina vive un’esperienza unica e la sua torta diventa un universo in cui tante cose diversissime si mescolano e vivono in pace e in armonia, diffondendo un gran profumo di buono.

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Come dovrebbe essere il nostro pianeta. Come noi dovremmo far essere questo meraviglioso ma bistrattato mondo, di cui ognuno è una piccola grande necessaria parte.

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Pubblicato il venerdì 22 dicembre 2006 in: Bambini & Ragazzi

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