Perché si scrive di cibo?
A cura di Loredana Limone
Pubblicato il 16/01/2007
C’era stato un grande battage pubblicitario tra la primavera e l'estate scorse, prima che uscisse, molto prima che uscisse. I più disparati tra giornali e riviste (dal Sole 24 Ore a Gente e similari) lo davano in dirittura d'arrivo in libreria, scrivendone così tanto che sembrava di averlo già letto e di conoscerne bene, anche sotto l’aspetto culinario, la protagonista.
E i mesi passavano.
Poi, finalmente, a novembre 2006, è apparso
Il volume racconta l’altro volto della Divina, quello di donna, di amante della buona tavola e delle migliori ricette della nostra tradizione gastronomica, oltre che di quella dei paesi dove ha lavorato durante la sua carriera.
Capitolo per capitolo, anno per anno, appaiono oltre 150 ricette che la Callas ha collezionato durante la sua vita: quelle create per lei dai grandi chef come Arrigo Cipriani, Rolando Lami e Nicola Rosato; quelle ritagliate dai più noti libri di cucina; quelle pensate per lei e per i suoi ospiti dal cuoco del Christina, la nave di Aristotele Onassis; quelle realizzate dal fedele maggiordomo, Ferruccio Mezzadri. Ultime, ma non meno importanti, quelle scritte da lei stessa.
Il tutto accompagnato dalla voce delle persone che l’hanno conosciuta da vicino come Bruno Tosi, presidente dell’Associazione Culturale a lei dedicata, Carla Moreni, critico musicale del “Sole 24 Ore”, Carla Nani Mocenigo e lo stesso Arrigo Cipriani dell’Harry’s Bar di Venezia.
Ecco per voi un stralcio dall’introduzione di Bruno Tosi:
«Cucinare bene – ha confidato una volta Maria Callas – è come creare. Chi ama la cucina ama anche inventare». Per tutta la vita la grande primadonna, nella sua vocazione di perfetta padrona di casa, ha sempre sognato (cosa a un certo punto impossibile a causa dei molti impegni che la tenevano lontana) di mettersi ai fornelli e di preparare squisiti manicaretti per se stessa e per i suoi ospiti. Invece la sua dieta era inesorabile, dai trent’anni in su. Niente fois gras, fegato alla veneziana con polenta, riso con le anguille e bignè di cioccolata. Non poteva permetterseli Maria Callas. Lei che da 108 chili era riuscita a raggiungere un girovita di appena 59 centimetri, perdendo quaranta chili in un anno […]».
Ed uno dal capitolo “Le ricette di Arrigo Cipriani”:
Il carpaccio è il piatto più popolare servito all’Harry’s bar. Il suo nome deriva da Vittore Carpaccio, il celebre pittore veneziano del Rinascimento noto per il suo uso di brillanti rossi e bianchi. Mio padre creò questo piatto nel 1950, l’anno della grande mostra di Carpaccio a Venezia […]. Il vero Carpaccio è quello inventato da mio padre e consiste in fettine sottilissime di manzo disposte su un piatto e decorate alla Kandinsky, con una salsa che noi chiamiamo “universale”.